di LeinaD

Quella sera, nonostante la temperatura fosse rigida, non sentivo freddo: la cena e la chiacchierata con un mio amico, soli, come non succedeva da anni o forse come non mi ero mai concessa, hanno fatto di me una trentenne, sicura, dalla risata fragorosa e dal tremolio su tutto il corpo.

Insomma mi sentivo bene, eccitata, forte.

Poggiati sul guard rail dei parcheggi dell’area food del Valmontone Outlet sentivamo i profumi di tutte le cucine, dalla carne ai fritti, vedevamo le grandi insegne luminose dei fast food e dietro le nostre spalle, di tanto in tanto, passava qualche macchina.

Osservavamo i gruppetti di amici e coppie che si salutavano a voce alta per poi ognuno dirigersi verso la propria auto: salivano a bordo, chiudevano gli sportelli e via… per chissà quale destinazione.

Sicuramente qualcuno avrebbe approfittato di questa meravigliosa luna, altri invece, annoiati, sarebbero presto tornati a casa e, ancora più annoiati, si sarebbero messi al letto.

Noi, ridendo, ci divertivamo a scommettere chi avrebbe continuato la serata e chi no… poi, tra una battuta e l’altra, arrivammo addirittura a descriverla…

“Secondo me,” – iniziai – “manco arrivati alla rotonda che lei starà già china sul suo coso… daai si vedeva lontano un miglio che c’aveva voglia…”

Poi lui: “beh si fermeranno allora , i parcheggi sono vuoti…”

“Nooo,” – continuai – “lei non glielo permetterà, lo finirà in fretta e furia, per avere di più dopo…”

“Cazzo mi sconvolgi!”, rispose…

Piu passavano i minuti e più il parcheggio si svuotava, parlammo ancora di altre coppie, ma con pochi dettagli, più o meno ci divertivamo a prenderli in giro.

La temperatura scendeva ed io iniziai a sentire freddo: il giubbotto di pelle iniziava a non bastarmi più, se ne accorse e, mettendomi una mano dietro la schiena, mi accompagnò ma senza girarmi, davanti a lui, davanti il suo petto.

Mi ritrovai con le sue lunghe braccia che mi abbracciavano da dietro e mi facevano sentire calda, il suo petto, dietro la mia schiena ed il suo membro duro, appena sopra il sedere.

Mi spostò tutti i capelli sulla parte sinistra e mi baciò la parte destra, ormai completamente libera: collo, lobo, guancia, lobo, guancia, collo…

Eccitata già lo ero, adesso però mi stavo bagnando.

I suoi baci iniziarono a diventare umidi, il mio respiro ormai non era più regolare.

Mettendomi in punta di piedi e spingendo il mio culo con forza verso il suo cazzo, gli feci capire che avevo voglia anch’io.

Glie lo palpai portandomi le mani dietro il sedere, capii dov’era la zip e tutto il resto, la abbassai….

Mi girai, lo baciai in bocca con la lingua, mentre le mie mani premurose glie lo tiravano fuori dai pantaloni poi… poi mi inginocchiai.

La sua cappella era ancora chiusa all’interno del pene, non la sfoderai, o meglio, non con la mano, ma bensì con la bocca, labbra semichiuse e strette.

Le mie mani erano intente a tirare ancora più giù jeans e mutande, fino a metà coscia, così da mettere una mano sotto i suoi testicoli e massaggiarli, nel frattempo che l’altra mano lo masturbava e la bocca glielo baciava.

Di tanto in tanto i suoi ginocchi si piegavano, i suoi gemiti aumentavano, così come la forza della sua mano sopra la mia testa che iniziava a farmelo arrivare in gola e lo sentivo gia pulsare.

Beh, le macchine parcheggiate erano ormai poche ma comunque, fra il silenzio e lo stupore, andavano via: io non le vedevo, le sentivo solamente.

Quelle che passavano dietro la sua schiena… beh… quelle le vedevo e i loro fari mi accecavano, ma comunque continuavo, senza vergogna.

“Basta,” disse, “andiamo in macchina!”

Gli feci capire che volevo finirlo adesso, per prendere di più dopo,non so se ci sono riuscita… mahh… dopo pochi secondi  lo sentii vibrare, mi staccai e presi i primi schizzi sopra le labbra socchiuse, 1… 2… 3… 4… forti, copiosi e liquidi. Poi aprii la bocca e ne presi un paio ancora in fondo la gola, ingoiai senza esitazione.

I primi schizzi mi iniziavano a colare lungo il mento, usai il suo cazzo per pulirmi un po’ poi mi passai la mano sulla bocca, raccolsi tutto e me la leccai.

Mu alzai, lui era devastato in viso, ma comunque il suo pene gonfio continuava ad essere d’ intralcio fra noi, lo baciai, e gli dissi: “Andiamo, voglio fare l’amore!” .

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