di Carol

Propongo questo racconto, scritto qualche tempo fa e pubblicato su un altro sito. Forse qualcuno di voi l’ avra già letto…

“ Ti prego….almeno per stasera, possiamo comportarci come una coppia normale?” lo supplicai.
Lui sorrideva e non capivo come interpretare quel suo sorriso.
Faticavo a camminare, i tacchi affondavano nel terreno morbido del
curato cortile. I grilli accompagnavano il profumo dei ricercati roseti
sparpagliati nel giardino. Era una serata magica, un tuffo nel passato,
tutto ciò che ero prima di Lui,  e pregavo con tutte le mie forze che
filasse tutto liscio. Ma la mia preoccupazione aumentava mano a mano che
ci avvicinavamo a Villa Bianca. Inaspettatamente mi mise un braccio
intorno alle spalle e mi strinse a sè guardando il cielo, rimanendo in
silenzio. Non l’ aveva mai fatto prima e non dissi nulla per non
sporcare quel momento così perfetto. Forse aveva capito il mio stato d’
animo e, per una volta, aveva intenzione di rispettare i miei spazi e la
mia persona.


Arrivammo da Dario e Anna puntuali. Ci attendevano in veranda con un
bicchiere di vino bianco fra le mani. Dopo i saluti, le presentazioni e i
soliti convenevoli ci fecero accomodare in sala, dove una tavola
minuziosamente apparecchiata ci attendeva. Anna era cambiata ben poco
negli anni: qualche filo grigio cominciava a farsi spazio tra le ciocche
corvine e un discreto paio d’ occhiali velava il suo sguardo azzurro
che tante volte le avevo invidiato. Era rimasta la persona sofisticata,
elegante, sempre impeccabile dei tempi del liceo. Mi guardai le mani:
ruvide come carta abrasiva e il riflesso sulla vetrata rimandava
l’immagine di una donna stanca, troppo magra e impacciata. La voce di
Anna mi fece trasalire e mi riportò alla realtà.
-…ma sai che ti trovo in splendida forma? Vai in palestra?
– Oh no! Non vado in palestra. Cammino molto…esco spesso e faccio
lunghe passeggiate, trovo che mi ispirino…sai…per i miei romanzi.
– Ma brava! Hai realizzato il tuo sogno! E scommetto che questo bell’ uomo che ti sta accanto ha un merito in tutto questo?
Gli lanciò uno sguardo ammiccante che lui colse prontamente e le rispose
con un sorriso che conoscevo bene, quel sorriso seduttore che sguainava
quando capiva di aver già la preda nel sacco. Ci fu un attimo di
imbarazzante silenzio, rotto da Dario che tornando dalla cucina con due
vassoi in mano ci suggeriva di prendere posto a tavola.
Feci i complimenti ad Anna per l’ arredamento e la aiutai in cucina con le portate.

Ci sedemmo a tavola e tra uno stuzzichino e l’ altro l’ atmosfera
divenne più rilassante. Il vino era ottimo e si sposava a meraviglia con
il risotto alle fragole. Anna ci parlò del suo lavoro di insegnante e
del volontariato con la parrocchia, che la impegnava due pomeriggi a
settimana. Si sentiva felice e realizzata e questo traspariva da ogni
suo gesto o parola. Dario, invece, occupatissimo con la sua libreria era
un marito attento e premuroso, non mancava mai di riempirle il
bicchiere quando era vuoto o di servirla amorevolmente stampandole ogni
tanto un bacio sulla fronte.
Io abbassavo lo sguardo imbarazzata e giocherellavo con la forchetta sul
piatto fino a che il siparietto non finiva. Ma sapevo che Lui osservava
ogni mia mossa , ogni mio sguardo, ogni mio pensiero. Tutto comunque
filava liscio, fino a che non arrivò il secondo, un arrosto al latte,
uno dei miei piatti preferiti. Anna mi guardò con un sorriso che le
incorniciava tutto il viso:
– Hai visto? Me ne sono ricordata…ti è sempre piaciuto tanto…è proprio quello che faceva mia madre la domenica.
Allungai un braccio per servirmi, quando una mano mi bloccò. Lo guardai
sgranando gli occhi e capii che da quel momento la mia serata sarebbe
stata a rischio. Si avvicinò all’ orecchio e mi sussurro’: “ No…tu non
mangerai quell’ arrosto, anzi, da questo momento non mangerai più
nulla…capito…?”
Lo fissai sbigottita. Anna aveva preparato un sacco di pietanze, mi
aveva confessato che aveva passato tutta la giornata in cucina e, non
essendo una gran cuoca, per lei era stato un lodevole sforzo… ma
sapevo che se non avessi ubbidito l’ avrei pagata cara.
-“…non ho sentito…..sono stato chiaro?” Sussurrò.
Annuii. Mi scusai e giustificai il mio rifiuto mettendo in scena un finto mal di testa…

Anna si rabbuiò un attimo, ma poi, vedendo che gli altri mangiavano con
gusto e si complimentavano per le sue doti culinarie si dimenticò di me.
Rimasi ferma a giocherellare con il lembo della tovaglia e ad ascoltare
le noiose chiacchere di Dario, i finti sorrisi di Anna, il suono della
mandibola di Lui che masticava con gusto la carne e quel piccolo rivolo
di sudore che gli scendeva dalla fronte e che avrei voluto assaporare
passando la punta della lingua,  leccandolo via.
E così ci trascinammo fino al dessert, una sorta di torta mal riuscita
con un’ esagerata massa informe di panna. Ci fu un eloquente momento di
imbarazzo, questa volta spezzato da Lui che esordì con uno squillante:
– Sono sicuro che sarà buonissima Anna, appena avremo capito come servirla!
Risata generale completata dall’ esplosione del tappo di una bottiglia
di Moscato tenuta in fresco per l’ occasione. Nessuno badava a me, ora
era Lui il protagonista che, come al solito, rubava la scena ai
presenti. Anna iniziò a servire la massa informe. Preparò un piattino
anche per me, ma rifiutai con un gesto del capo. Quando tutti furono
serviti e la conversazione aveva preso un po’ di fervore lui finse di
sporcarsi di panna le dita. Poi mi guardò con quel sorriso che oramai
conoscevo molto bene. Sbiancai al pensiero di ciò che voleva fare, ma
non ebbi nemmeno il tempo di realizzare il tutto. Portò la mano
imbrattata di panna verso le gambe fingendo di asciugarsi le dita sul
tovagliolo che aveva appoggiato sulle ginocchia. Ma quando la sua mano
fu sotto il tavolo deviò finendo direttamente tra le mie cosce calde.
Con il polso mi allontanò le ginocchia in modo che le gambe si
aprissero….mi obbligò a spalancarle bene. Non avevo indossato le
mutandine. Mi aveva ordinato di non portarle mai quando uscivo con lui.
Arrossii. Anna se ne accorse e mi chiese se mi sentissi bene. Avrei
voluto andarmene, scappare a gambe levate, gridare. Risposi che forse
avevo bevuto troppo. E mentre Dario parlava di un episodio divertente
che gli era accaduto in libreria, io percepivo la panna fresca che
entrava dentro di me, spinta e spalmata nelle mie carni. Un sussulto.

-“ Tesoro….hai freddo? Vuoi che chiudiamo la finestra?” Anna stava per alzarsi.
La bloccai quasi gridando.Se si fosse alzata si sarebbe accorta di
quello che stava accadendo sotto il tavolo. Si risedette confusa. Dario
proseguì col suo racconto, mentre le mie gambe cominciavano a tremare.
Ogni tanto incrociavo lo sguardo di Anna che mi fissava sospettosa. Mi
sentivo il viso paonazzo e la vergogna aumentare. Lui continuava a
spalmare e massaggiare, ad entrare ed uscire dalla mia vagina, dove
oramai le mie voglie si erano mescolate con la panna. Abbassai la testa e
mi morsi le labbra. Oddio…come sapeva muoversi bene dentro di me…La
mia vagina era un fuoco e stava letteralmente divorando le sue dita.
Iniziai a muovermi discretamente sulla sedia cercando di strofinarmi
sulla paglia della seduta. Le sue dita passarano a massaggiarmi il
clitoride. Non resistevo più, feci scivolare la mia mano sotto il
tavolo, direttamente verso il mio sesso ed iniziai a penetrarmi.
La voce di Anna tuonò di nuovo nelle mie orecchie:
– Ma cara! Sei sicura di stare bene? Hai l’ affanno!
“E che cazzo!” Pensai.“Perché non mi lasci in pace”.
Cercai di raccogliere tutta la mia sobrietà ed educatamente risposi:
– Si, non badate a me, continuate con i vostri discorsi, probabilmente il moscato mi ha dato un po’ alla testa.
Stavo per venire, per esplodere in un orgasmo intenso e veloce, non
riuscivo più a controllarmi. Misi una mano sulla fronte per coprirmi.
Lui spinse via la mia mano da sotto il tavolo e continuò. Mi penetro’
con forza. Mi aggrappai alla sedia contraendo tutti i muscoli. Emisi un
grido.

Anna si voltò e mi fissò sbigottita e preoccupata:
-“Tutto bene tesoro?”.
Anche Dario che fino ad allora non si era intromesso mi guardò sospettoso.
Ancora rossa in viso mi alzai di scatto rovesciando a terra la sedia. Lui trattenne una risatina.

“ Scusa Anna…dov’e’ il bagno?” Chiesi con il fiatone. Me lo indicò preoccupata.

Mi allontanai in fretta, stringendo forte il vestito intorno alle gambe,
mentre lui  leccandosi le dita  si complimentava : “ Anna, ottimo
questo dolce, complimenti! La panna poi… è una vera delizia…”

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