Storia di una moglie fedele-2

Di Araldo della Lussuria

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Nei giorni successivi ripensò all’orgasmo e a tutta la situazione. Dopo un iniziale senso di colpa si decise che era stata una debolezza momentanea, non degna di nota. Ma non avrebbe rivisto Andrea. Non le era mai capitata una cosa del genere e il suo istinto di sopravvivenza le suggeriva di evitarlo come la peste. Con Paolo aveva trovato una sintonia quasi perfetta, non avrebbe permesso alla sua libido di mettere a rischio tutto. Quando disse al marito che non avrebbe partecipato alla cena lui prima si arrabbiò, poi le tenne il muso e infine la implorò. “Ti prego Amore! Non posso vendere arte senza il mio più bel pezzo”. Quanto era dolce… Dopo svariati complimenti e una dozzina di rose infine cedette. Anche perché non sapeva come argomentare il non voler venire.
La sera della cena era nervosa, Andrea sarebbe passato a prenderli da lì a un’ora. Durante il pomeriggio si era ripromessa che si sarebbe vestita in maniera molto sobria. Jeans e maglietta larga, così da non far vedere le sue forme. Ma più si avvicinava la sera più le convinzioni vacillavano. Si trovava ora in intimo davanti allo specchio, aveva indossato una brasiliana nera e un reggiseno a balconcino senza spalline che stringeva il seno quel quanto che bastava per farlo sembrare ancora più grosso. Dannazione. Aprì l’armadio e mentre già allunava la mano verso i jeans le cadde l’occhio sul suo vestito nero preferito. Era corto, scollato e lasciava buona parte della schiena nuda. Era una buona idea? Se lo mise, tanto per provarlo e si guardò. Si, era una buona idea. “Mio dio!” esclamò genuinamente il marito quando entrò in salotto con dei tacchi. Gli sorrise. Era proprio dolce!
Andrea era puntualissimo, al volante di una Mercedes scura e vestito in maniera impeccabile. Il marito sembrava una ragazzina adolescente innamorata. Di solito così attento a lei non le chiese nemmeno se voleva stare davanti ma si fiondò sul sedile anteriore. Andrea con un sorriso affabile invece le aprì la porta posteriore facendola accomodare. La cena fu molto piacevole, già temeva i noiosi discorsi sull’arte di suo marito ma Andrea fu molto abile a dirottare il discorso ogni volta che diventava stantio. Il marito pendeva dalle sue labbra qualunque cosa dicesse. Anche il cibo era molto buono per non parlare del vino. Lei era quasi del tutto astemia ma Andrea e Paolo non si tirarono indietro. Paolo in particolare, l’euforia della nuova amicizia lo fece davvero esagerare e la sua voce si fece presto sbiascicata. Dopo un ottimo dessert Andrea pagò il conto e si incamminarono verso l’uscita. “Penso di aver esagerato col vino, ti dispiace guidare te?” Disse Andrea porgendo le chiavi a Diana. Paolo senza motivo apparente scoppiò a ridere dando fastidio alla moglie, pensando che si riferisse al luogo comune che le donne non sanno guidare. “Certo!” E prese al volo le chiavi. “E tu rescti da noi a dormire ovviamente! È venerdì, è pieno di posti di blocco” dichiarò in maniera incerta Paolo. “Grazie siete molto gentili” rispose Andrea con un sorriso caloroso. Durante il viaggio Paolo, che si era posizionato sui sedili posteriori questa volta, cominciò a russare mestamente. A quel suono, fermi ad un semaforo, Diana e Andrea si voltarono a guardarlo e i loro sguardi poi si incrociarono. Scoppiarono a ridere entrambi dalla complicità del momento.
E li successe di nuovo, durò pochi secondi ma bastò a gelare il sorriso di Diana. Quelli occhi blu scuro lampeggiarono come quel pomeriggio a casa loro. Diana sentii questa volta oltre alla morsa allo stomaco una sensazione di calore al basso ventre e strinse inavvertitamente le cosce, in maniera impercettibile. Si stava bagnando, si stava bagnando come non le capitava dall’adolescenza. E questo solo per uno sguardo!
Fortunatamente fu il semaforo a cavarla d’impaccio. Premendo con un po’ troppo entusiasmo sull’acceleratore e facendo stridere le gomme continuò verso casa.
Una volta arrivati e svegliato Paolo preparò per Andrea la stanza degli ospiti. Non ci furono più momenti imbarazzanti ma la sensazione di calore e umidità al basso ventre la accompagnò per tutto il tempo, finché non si mise il pigiama e si infilò a letto. E li fu ancora peggio perché la mente, sgombra dagli stimoli esterni, cominciò a fantasticare. Ma il suo corpo rifiutava quel tradimento, seppur anche solo mentale, ricacciava in dietro con tutte le forze il desiderio della carne. Dopo mezz’ora di strenua resistenza, quando sentiva che la voglia stava per prendere il sopravento, decise di alzarsi per bere un bicchiere d’acqua, per distrarsi da quei pensieri osceni. Non sapeva quanto si sbagliava… Nel recarsi in cucina passò davanti al bagno, i suoi passi lievi a piedi nudi non fecero rumore sul pavimento di linoleum. La porta del bagno era socchiusa e da dentro veniva lo scroscio della doccia. Ora che ci pensava già lo sentiva in camera da letto. Era il volersi distrarre che l’aveva convinta ad alzarsi o una curiosità perversa? Si fermò davanti alla falce di luce sul pavimento. Alzò lo sguardo, dallo specchio del lavabo si vedeva tutta la doccia, l’ampia doccia in marmo dalla porta a vetri. Andrea era lì, nudo, che si lavava. Il fisico era atletico ma non palestrato, i muscoli definiti, il petto sodo e gli addominali visibili seppur non si poteva parlare di una vera e propria tartaruga. Le cadde ovviamente l’occhio sul cazzo. Un cazzo scuro, sicuramente sopra la media ma non esagerato, il pelo curato. Osservò per un minuto buono Andrea che si lavava. Le braccia muscolose che insaponavano la schiena, il petto, le cosce. Quando prese il cazzo e cominciò a scappellarlo per lavarselo sentii le mutandine fradice. Il suo respiro era affannoso, i suoi capezzoli sensibili premevano contro la canottiera che usava come pigiama. Ebbe quasi l’impulso di entrare in doccia con lui, di farsi prendere in quell’istante, nella doccia, di inginocchiarsi e succhiare quel bellissimo cazzo.
Scappò quasi via, sperando che Andrea non aveva sentito nulla. Si infilò sotto le coperte e si abbassò la culottes fino alle ginocchia. Le dita trovarono subito il clitoride. Dopo un affondo per lubrificarle per bene prese a masturbarsi. Se ne fregò del marito che dormiva a meno da un metro. Immaginò le cose più oscene, immaginò che Andrea entrasse ora in camera e la trovasse così, con le coperte scostate, la culottes abbassata e le cosce spalancate con le dita che sfregavano convulsamente. Pensò di venir scopata lì, in quella posizione, con il marito vicino, pensò nuovamente alla doccia, a tutte le posizioni in cui si sarebbe fatta prendere, pensò all’auto, al dare piacere ad Andrea con la bocca mentre il marito che tanto amava dormiva ubriaco dietro. Un turbinio di scenari perversi la travolse. Infine, pensò di farsi scopare mentre Andrea la guardava fissa negli occhi, con quello sguardo predatorio che aveva prima. E l’orgasmo esplose nuovamente in tutta la sua violenza, le sue dita sul clitoride le fecero male vista l’intensità con cui si masturbava. Dovette tapparsi la bocca per non urlare e disturbare il marito. L’orgasmo durò quasi 30 secondi finché non si accasciò ansante sul letto. Chiuse gli occhi godendosi le endorfine che le erano entrate in circolo. Guardò il marito. Dormiva. Silenziosamente prese dal cassetto vicino al letto un fazzoletto asciugando tutti i fluidi espulsi durante l’orgasmo. Si bloccò improvvisamente.
La porta della camera da letto era lievemente socchiusa, nella fretta si era dimenticata di chiuderla… e il corridoio dal bagno alla stanza degli ospiti passava proprio davanti alla loro stanza da letto…

Continua

 

 

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