Seaside: Alessandra (Cap. 1)

Questa è la parte 1 di 1 della serie Seaside: Alessandra
  • Seaside: Alessandra (Cap. 1)

di Carol89

Un nuovo racconto nel piccolo universo parallelo di Seaside, dove, a quanto pare, l’estate è sempre con noi.

Questa volta siamo a bordo di una barca a vela. Con un padre, e sua figlia: Alessandra.

[Photo credit immagine di copertina]

Accanto alla barca della famiglia U., nel marina in Corsica, era ormeggiata una barca a vela leggermente più piccola, di poco più che dieci metri. Era una vecchia barca solida e piuttosto diffusa ancor oggi. A bordo c’era Giulio S. con la figlia Alessandra.

Giulio era un sessantacinquenne toscano, due volte divorziato e che da diversi anni viveva da solo, trascorrendo più settimane all’anno che poteva sulla propria barca. Alessandra, da poco diciottenne, era sua figlia, nata dal secondo matrimonio, naufragato quando lei era ancora in fasce.

Per la verità non si trovavano esattamente nel posto accanto, ma ad un posto barca, vuoto, di distanza – circa quattro metri, quindi. Questo perché la stagione estiva era da poco iniziata, e le barche in giro erano ancora poche. Ad ogni modo, e benché occupati ognuno dal proprio gruppo familiare, i due equipaggi si erano notati ed educatamente salutati a vicenda.

Alessandra era giunta a bordo solo da un giorno, aveva raggiunto il padre la sera prima in aereo e treno. La madre, italo-francese, viveva in Liguria e lavorava in Francia. Alessandra era quindi cresciuta italiana ma con una forte impronta francese, conosceva abbastanza bene la lingua, e non vedeva il padre che durante le vacanze. L’ultima vacanza in barca con lui risaliva a due estati prima, quando ancora era una bambina. Quest’anno, la madre aveva insistito perché accettasse di trascorrere due settimane con lui, e lei aveva dovuto accettare.

Alessandra era cresciuta e cambiata, rispetto a due anni prima. Si trovava nel pieno dell’adolescenza e il suo umore lo testimoniava perfettamente. Fisicamente si era sviluppata, era ormai una donna fatta: non molto alta, aveva ereditato dalla madre un fisico asciutto, con curve appena accennate, i capelli biondi e gli occhi castano chiari.

Al calar del sole sedeva in pozzetto, dove aveva appena finito di apparecchiare. Suo padre, portando fuori da sottocoperta la cena, le disse gaio (e, agli occhi della ragazza, sciocco e semplicista come al solito):
– Domani usciamo, andremo in una rada poco distante che, vedrai, è bellissima. Se poi fa bel tempo come promette, potremo anche fermarci fuori per la notte; vedrai come è bello!

La ragazzina non disse nulla, prese le stoviglie che lui le passava e le mise sul tavolo. Mentre il vecchio scendeva di nuovo, lei, apparecchiando, notò sul molo la ragazza bionda della barca accanto che tornava dalla doccia. Aveva un asciugamano avvolto intorno al corpo, i capelli bagnati, ed era bella anche così, come l’aveva vista bella la prima volta che l’aveva notata a bordo. Osservando il suo arrivo, vide che si fermava a salutare l’uomo, il proprietario della barca: e notò allora che quello si stava lavando direttamente sulla banchina di cemento, e che era completamente nudo.
Alessandra lo fissò con sorpresa, per alcuni secondi. si vedeva, tra la schiuma bianca, l’inguine nudo dell’uomo, fitto di peluria nera, ed il pene flaccido (ma piuttosto lungo, notò) che oscillava libero.
Sapeva che in barca c’era una certa libertà su quei comportamenti, ma questa le parve comunque un po’ sorprendente.
Le venne voglia di farlo notare al padre. Quando lui riemerse dalla cabina, con la cena pronta, Alessandra gli chiese:
– In porto ci si può fare la doccia liberamente?
Giulio, mentre si sedeva, provò a rispondere: – Beh, dipende; puoi farla al circolo, in genere costa un euro o due, oppure puoi farla in barca.
– Il nostro vicino se la fa sulla banchina. – Accompagnò la frase con una cenno del capo verso il vicino, che si stava risciacquando.
– Ah beh sì, la si può fare anche lì, basta attaccare una canna… – Giulio si voltò a guardare, e vide l’uomo interamente nudo, che si stava togliendo la schiuma da dosso. – Insomma… forse è un po’ più educato farla in barca, ma comunque…
– Beh in barca è stretto, lì almeno ti lavi bene.
– Ah sì, questo sì.
– Tu la fai mai sul molo?
– Qualche volta… Ma in genere tengo addosso il costume, ecco.
Alessandra rispose a quella precisazione con una semplice alzata di spalle. Dopo un po’, Giulio aggiunse:
– Tu comunque puoi farla dove preferisci, anche sul molo se vuoi…
La ragazzina non disse nulla e iniziarono a cenare.

La mattina seguente si levò un bellissimo sole e una brezza leggera, e come da programma il Gabbiano, la barca di Giulio S., prese il largo. Uscirono dal porto mentre i loro vicini di barca ancora dormivano.
Anche Alessandra si era svegliata da poco. Era uscita dalla cabina mentre il padre si apprestava a salpare, su sua richiesta era andata a prua a liberare una cima, e poi aveva assistito passivamente, seduta, alla manovra dell’uomo che da solo portava la barca fuori dal porto.

Alessandra non faceva colazione, non era sua abitudine. Non appena furono fuori dalla diga foranea, mentre Giulio impostava la rotta e le diceva gioviale che in un’oretta sarebbero giunti alla rada, lei, già in bikini nero (gli slip erano a forma di pantaloncino cortissimo), si stese sulla tuga della barca, a pancia in sotto, a prendere il sole.
L’uomo la vide distendersi e chiudere gli occhi, proprio di fronte a lui che timonava, e notò che si portava le mani dietro le scapole e slacciava il reggipetto, per meglio abbronzarsi la schiena. “Bene”, pensò, “così si rilasserà e si distrarrà.” Ci teneva che la figlia stesse bene in quelle vacanze, molto importanti per lui.

Dopo più di mezz’ora di navigazione Alessandra si sollevò sui gomiti, le braccia incrociate di fronte al petto, si guardò intorno come se si fosse appena risvegliata, quindi con aria annoiata guardò il padre di fronte a lei, al timone, e chiese:
– Tra quant’è che arriviamo?
– Guarda, la rada è proprio quella laggiù in fondo, si vede già… tra mezz’oretta saremo ancorati. Posso accelerare ancora un po’…
Mentre Giulio aumentava leggermente i giri del motore, Alessandra ruotò la testa per guardare brevemente la loro meta. Quindi si alzò sulle ginocchia, reggendosi il costume sul petto con un braccio, si alzò in piedi e, aggrappandosi con una mano sola alle sartie, camminò sul passavanti e saltò in pozzetto.
– Stai attenta quando ti muovi, aggrappati bene… – la apostrofò Giulio. La ragazza entrò con cautela in cabina, ignorandolo.
Ne riemerse un attimo dopo, con in mano il telefono cellulare, con il quale si mise a rispondere ad alcuni messaggi, seduta in pozzetto. Con il braccio sinistro continuava a reggersi il costume.

Verso mezzogiorno pranzarono, coprendo il pozzetto con un tendalino che garantiva ombra, mentre la brezza portava il fresco. Subito dopo il pranzo leggero, mentre ancora Giulio sparecchiava, Alessandra chiese di poter fare un bagno. Il padre le calò la scaletta in acqua e la ragazza si mise in piedi sul bordo. Prima che scendesse, Giulio si trovò per un istante accanto a lei, con il viso proprio all’altezza del piccolo sedere rotondo e pieno, sollevato, fasciato dal costume nero. Lo sguardo gli si fermò per qualche istante sui glutei lisci e abbronzati, a pochissimi centimetri da lui, e non poté non apprezzarne la bellezza e perfezione. Dopo pochi secondi Alessandra si voltò ed iniziò a scendere in acqua, e Giulio pensò che era meglio così.

Mentre entrava la ragazza emise un sospiro e un gemito al contatto con l’acqua fredda:
– Brrr-rrr!…
Giulio sorrise: – Ti sembra fredda perché sei stata al sole…
– Gelata… Tu non entri?
– Mah… non ho molta voglia.
– Paura per il freddo?
– Ma va’, no…
– Brrr… io ce la faccio! – Così detto si immerse del tutto e si spinse via dalla scaletta, galleggiando in acqua.
Giulio si lasciò convincere. Scese anche lui la scaletta dietro a lei che già nuotava intorno. L’acqua appariva effettivamente fredda, ma l’uomo tenne duro ed entrò rapido quasi quanto la figlia. Quando si staccò dalla barca e la raggiunse, lei stava nuotando verso la scaletta:
– Io esco… è fredda.
Si aggrappò e salì i pioli, uscendo dall’acqua e tornando a bordo. Giulio, sentendosi sciocco all’idea di risalire subito, nuotò un po’ avanti e indietro, da solo.
Poco dopo Alessandra si affacciò alle draglie a poppa della barca, con un telo spugna avvolto attorno al corpo come un vestito. Diede un’occhiata al padre e stese il proprio costume nero sulle draglie, sia il reggiseno che gli slip.
Giulio finalmente emerse dall’acqua e tornò a bordo, terminando un bagno di cui non aveva avuto voglia. Alessandra stava sparecchiando, portando di sotto le stoviglie.
– Lascia, Alessandra, lavo io adesso…
– Mh-m.  Io vado a prua.
– Sì… se vuoi, puoi farti una doccia con l’acqua dolce, per toglierti il sale.
La ragazza a quelle parole si fermò e tacque un istante. – Dove? – chiese.
– Qui a poppa, c’è una doccetta apposta. Basta non usare troppa acqua…
– Ah. Ok. Tu la fai?
– Sì…
– Ok, dopo la faccio io. Intanto dammi il costume che te lo stendo.
La ragazzina tese la mano ed attese. L’uomo per qualche secondo rimase del tutto all’impasse. Ricordò il discorso della sera prima, e pensò ad un malinteso: lui di solito si sciacquava con indosso il costume, forse Alessandra invece aveva pensato che la sua proposta si riferisse a quanto visto la sera precedente sul molo…
Nell’indecisione, dovette decidere di fare qualcosa. Siccome Alessandra aspettava, non trovò di meglio che girarsi di spalle, rispondendo affermativamente mentre si slacciava il costume, e quindi calarlo.
Le dava le spalle quando se lo tolse anche dai piedi e, voltando solo la testa, glielo porse:
– Grazie.
Era del tutto nudo, e sapeva che stava rivolgendo ad Alessandra il sedere, bianco perché mai abbronzato. La ragazzina prese il costume e senza dir nulla andò come anticipato a prua, a stenderlo.
Giulio tornò sullo specchio di poppa, in piedi e voltando sempre le spalle alla barca, e si sciacquò dalla testa ai piedi con l’acqua dolce. Quando ebbe finito, Alessandra era alle sue spalle.
– Fatto?
– Sì, grazie!
– Faccio io…
– Sì…
Capì che doveva farle spazio, e si voltò continuando a darle le spalle, ritornando in pozzetto. Alessandra sfilò dietro di lui ad occupare il suo posto.
L’uomo raggiunse la propria salvietta, la prese e se l’avvolse subito attorno alla vita, senza nemmeno preoccuparsi di asciugare i capelli e il torso. A quel punto si girò e guardò per la prima volta verso poppa, dove Alessandra, girata di spalle nella stessa posizione sua di poco prima, era completamente nuda e si stava sciacquando rapidamente.
L’uomo osservò brevemente il corpo magro e flessuoso, abbronzato, con il segno degli slip più chiaro ma non bianchissimo. Vide il sedere nudo, piccolo e rotondo, sodo. Vide la schiena graziosa e liscia. In leggero imbarazzo, si voltò a sistemare, un po’ inutilmente, due cuscini in pozzetto, poi sedette senza sapere bene cosa fare.
Lo tolse dall’imbarazzo Alessandra, che raccolse e si riavvolse attorno al corpo l’asciugamano, rientrò in pozzetto e lo apostrofò un po’ aggressivamente:
– Non ti metti un costume asciutto?
– Sì… mi stavo un attimo asciugando.
Accanto a lui, come dando il buon esempio, la ragazza raccolse un paio di slip asciutti che si era preparata e se li infilò sotto l’asciugamano. Quindi sciolse quest’ultimo, reggendoselo solo davanti al petto.
– Vado a prendere un po’ il sole.
– Sì…
Sfilò davanti a lui salendo sulla tuga. Gli slip che aveva indossato erano interamente bianchi, tanto che era difficile distinguerli da comuni slip di biancheria intima…
Si stese prona, sull’asciugamano, e non avendo indosso il reggiseno esibì la schiena nuda al sole.

Era ormai primo pomeriggio quando Giulio osò tornare nei pressi della figlia, che era rimasta stesa al sole sulla tuga. La raggiunse e vide che era ancora stesa prona; aveva le cuffie del lettore mp3 nelle orecchie e sembrava dormire.
Giulio le sedette vicino. Già da quella distanza sentì la musica a tutto volume, ritmata: doveva essere rap, se non sbagliava.
Appena lui si sedette Alessandra alzò la testa, dimostrando di non dormire affatto. Lo guardò da dietro gli occhiali da sole e si tolse le cuffiette.
– Ciao… Ti ho svegliata?
– No. Cosa c’è?
– Niente… volevo dirti che se poi più tardi hai voglia magari di scendere a terra, abbiamo il gommone.
– No, io sto bene qui.
– Va bene. Non rischi di scottarti stando al sole così a lungo?
– No, non mi scotto mai. Poi sono già abbronzata.
– Ah sì, hai già una bella abbronzatura.
Parendo infastidita dalla presenza dell’uomo, che non accennava ad alzarsi, Alessandra spense l’ipod e gli chiese di passarle il costume che c’era lì vicino. Giulio glielo diede, e lei se lo infilò sotto il petto. Restando distesa lo legò dietro alle scapole magre, quindi si sollevò a sedere curando che le coppe triangolari del bikini bianco fossero perfettamente a posto.

Se Giulio si era per un istante illuso che quello fosse un gesto di apertura al dialogo, si accorse subito del contrario: la figlia si alzò in piedi, lui intravide le gambe sottili e abbronzate, e dicendo semplicemente: – Vado a bere un succo – sparì sottocoperta.
L’uomo non desistette. Si alzò a sua volta poco dopo e scese in cabina.
La trovò di fronte alla cucina, in piedi, che finiva il succo. Il costume bianco, piuttosto ridotto, risaltava l’abbronzatura del suo corpo – e ancora una volta lui lo notò.
– Se vuoi mangiare qualcosa abbiamo yogurt, frutta… c’è la dispensa piena!
Alessandra, mentre lui parlava, si raccolse i capelli in una coda, quindi rispose senza entusiasmo:
– No, grazie. Posso fare una doccia?
– Sì… ma a quest’ora?
– Ho caldo, voglio rinfrescarmi!
– Ah, va bene… puoi anche fare un bagno in mare, se vuoi…
La ragazza, sempre lì in piedi, si portò le mani dietro la schiena a slacciare nuovamente il reggiseno.
– No, non ho voglia di sale addosso. – Slacciato che l’ebbe, senza esitare, si sfilò spalline e reggiseno, dapprima reggendoselo sul petto con un braccio, quindi sostituendo al reggiseno il braccio stesso, il sinistro, a coprire il seno.
– Ah beh… allora è una buona idea, così ti rinfreschi e non ti copri di sale; ma qui dentro o fuori, la vuoi fare?…
– Posso dentro? – Alessandra si portò l’altra mano al bordo degli slip, e attese.
– Sì, nel bagno… certo.
– Ok. – La ragazza si voltò di spalle e si chinò in avanti mentre sfilava gli slip. Li calò fino ai piedi, se li tolse, li raccolse e li appoggiò sul tavolo insieme al reggiseno.
Da dietro, Giulio la vide di nuovo nuda di spalle, vide il sedere scoperto, sodo, giovane, con il leggero segno dell’abbronzatura; “perfetto”, pensò per un attimo osservandolo. Solo un attimo.
Si sentì fuori luogo, lì sotto. Perché era lì? Per trovarsi uno scopo, le aprì la porta del bagnetto:
– Non preoccuparti di bagnare in giro, è fatto apposta…
Alessandra si voltò verso di lui, e teneva una mano a coprire bene l’inguine, tra le gambe. Senza commentare le sue indicazioni, che apparivano così piuttosto superflue, gli sfilò di fronte e girò, entrando nel piccolo bagno. Di nuovo voltata di spalle, Giulio le vide abbassare il braccio sinistro, che prima copriva il seno, e portare la mano alla maniglia della porta. Così facendo, ruotò leggermente soltanto con il busto, girandosi verso di lui. Gli rivolse una domanda:
– Di acqua ce n’è abbastanza?
Giulio fu sorpreso dal fatto che lei conoscesse il funzionamento del serbatoio dell’acqua; dava sempre per scontato che la figlia non conoscesse nulla della vita a bordo, e lei raramente faceva qualcosa per contraddire quest’idea. Ma restò sorpreso per una ragione ulteriore e ben diversa: Alessandra, girata a mezzo verso di lui ad aspettare una risposta, aveva ruotato anche le spalle, quel tanto che bastava perché ora, accanto al suo braccio abbassato, lui vedesse il fianco del pallido seno sinistro, nudo.
L’uomo riconobbe la piccola mammella, il segno chiaro della pelle non abbronzata sotto il costume, e il piccolo capezzolo roseo che stava in cima, sulla punta. Vide tutto questo, ma non seppe dire se e per quanto lo guardò. Di sicuro rispose con leggero ritardo:
– Sì…
Alessandra incalzò brusca: – Sicuro? Non è che finisce proprio mentre mi lavo?
– No… dovremmo averne abbastanza, sì…
– Non puoi controllare!?
Senza molto riflettere, Giulio si voltò verso il carteggio. Mentre azionava l’indicatore del livello serbatoio pensò che era sciocco, sapeva che il serbatoio era praticamente pieno. Ad ogni modo, ubbidiente, controllò.

Era pieno. Quando si voltò di nuovo, Alessandra si era spostata. Era sempre in piedi davanti al bagno, ma si era voltata di fronte, e si era avvolta l’asciugamano in vita, come una gonna. Il busto era sempre nudo, e lei aveva le braccia conserte sul petto, in posizione di attesa piuttosto scocciata.
In questo modo le braccia le coprivano anche il seno, ma non bene, erano leggermente troppo basse. Di nuovo Giulio colse con lo sguardo il segno chiaro sui seni nudi, e vide distintamente il bordo dei capezzoli che faceva capolino da sopra le braccia, uno più dell’altro.
Alessandra attendeva annoiata.
– Sì, sì, il serbatoio è pieno… l’acqua va usata sempre con un po’ di parsimonia in barca, però puoi fare la doccia…
– Basta che non mi finisce a metà!
– No, non preoccuparti… è pieno…
– Ma l’hai riempito quando, ieri?
– Sì, ieri sera.
– Ma allora lo sapevi già che era pieno, no!?
– …Sì…
Alessandra sbuffò e scosse la testa, come una maestra alle prese con un allievo stupido.
– Merde, mi hai fatto aspettare mezz’ora!
– Alessandra, ho… controllato… per sicurezza…
Mentre Giulio si scusava, la ragazzina tornò a voltargli le spalle, mantenendo le braccia conserte, quindi sparì in bagno chiudendosi la porta alle spalle. Dopo poco Giulio sentì scorrere l’acqua.

L’uomo tornò in coperta e sedette in pozzetto, disorientato. Si era seduto anche perché aveva la sensazione che gli girasse la testa. Perché? Cosa stava succedendo?
Riebbe delle immagini fugaci della figlia. Erano immagini inattese. Del tutto inattese. Quella vacanza, appena iniziata… stava già prendendo una piega diversa da quel che si era immaginato. In passato gli era capitato, sì, di avere strane fantasticherie… ma… non aveva mai indugiato, non erano vissute più che qualche istante. Le aveva bloccate sul nascere, con una sana forza di volontà. Eppure… eppure ora si chiedeva se non sarebbe stato più sano averle affrontate prima. Averci indugiato.

Si guardò intorno. Il tempo passava. Ascoltò: l’acqua della doccia scorreva ancora. Era già da parecchi minuti, ormai. Passò altro tempo, lui restò lì. La doccia di Alessandra continuava. Cominciava ad essere un po’ troppa acqua…

L’uomo scese in cabina, si avvicinò al bagno e, dopo un momento di esitazione, bussò piano.
– Alessandra…
– Cosa?
– Tesoro, stai usando molta acqua…
– Hai detto che ce n’era!
– Sì, ma è tutta la riserva che abbiamo… se vogliamo stare fuori anche stanotte, ce ne servirà un po’… la doccia non dovrebbe…
– Sì va bene, va bene!! Ho capito!
Cessò il rumore dell’acqua, e si sentirono movimenti bruschi nel bagno. Giulio si scostò. Un attimo dopo la porta si aprì, e Alessandra uscì con indosso l’asciugamano come prima, a mo’ di gonna. Uscì decisa, rapida. Era a busto nudo, e non si copriva con le braccia. Si fermò e alzò gli occhi sul padre, nervosa; si mostrò sorpresa di trovarlo lì:
– Senti non puoi aspettare di sopra che finisco!?
L’uomo la fissò, colto alla sprovvista. Lo sguardo gli era già caduto sul busto della ragazza e, questa volta, sui seni interamente nudi, che per qualche istante aveva visto ondeggiare, dondolare sul petto, triangoli chiari con i piccoli capezzoli rosa scuri al centro, puntuti.
Prima che l’uomo rispondesse, Alessandra incalzò: – Devi farla anche tu??
– Sì… – Giulio rispose d’istinto, senza pensarci. Alessandra lo prese sul serio.
– Allora dai! – La ragazza si scostò, fece due passi indietro e rimase in attesa, braccia lungo i fianchi. Ancora gli occhi di Giulio scivolarono sui piccoli, acerbi seni nudi. Alessandra attendeva: gli fissava significativamente il costume, dei calzoncini a quadri, e aspettava che lui si levasse per poter passare. Giulio era all’impasse, e seguì passivamente il copione.
Si sciolse il laccio dei calzoncini con mani tremanti. Nel frattempo si voltò di schiena ad Alessandra, e quindi, dopo un’ulteriore esitazione, calò i calzoni, per la seconda volta di fronte alla figlia da che la vacanza era cominciata.
Questa volta però non poteva semplicemente restare girato di sedere. Il bagno era alle sue spalle, quindi si voltò, col costume in mano che in qualche modo teneva all’altezza dell’inguine, tentativo poco deciso di difesa.
Alessandra era di nuovo di fronte a lui. Nel frattempo si era portata le mani dietro la nuca, a rifare e sistemare la coda ai capelli, ed era così a braccia sollevate, con i piccoli seni nudi che tremolavano in aria. Abbassò le braccia quasi subito, e si tenne con una mano un polso, accennando così vagamente a coprire il petto con le braccia, ma senza di fatto farlo.
Giulio doveva ora proseguire lungo il suo copione. Lo fece, un po’ legnosamente. Allungò la mano che reggeva il costume e lo appoggiò sul tavolo, accanto a dove era anche quello di Alessandra. L’altra mano era bassa, sull’anca: non sapeva se spostarsi a coprire o meno; nel dubbio, non si copriva nulla. Era così nudo di fronte alla ragazzina, sua figlia.

Alessandra non diceva nulla, né si scomponeva. Pareva solo essere in attesa che lui si togliesse di torno. Giulio guardò la sua maschera facciale fredda, e colse, per un solo attimo, uno sguardo silenzioso diretto al proprio inguine nudo. Sentì il proprio inguine, e sentì che non era del tutto flaccido.
Dopo pochissimi secondi, la ragazza gli diede il tempo, con tono scocciato:
– Dai ti muovi!? Mi fai passare?
Alessandra si portò le mani al seno, e questa volta se lo coprì, una mano aperta per ogni mammella.
Giulio si fece indietro, appiattendosi di schiena contro la paratia: – Scusa, passa se vuoi passare…
Alessandra, scocciata, avanzò, voltandosi a sua volta di lato, rivolta verso di lui, con gli occhi bassi per vedere di non toccarlo, che puntavano però così sul suo inguine. Il passaggio era stretto, lo sfiorò passando, e quindi senza voltarsi imboccò la scaletta ed uscì in pozzetto, vestita così com’era.

L’uomo la trovò ancora così tre minuti dopo, quando uscì dalla doccia e salì all’aperto, con indosso un asciugamano avvolto ai fianchi. Era seduta in pozzetto, anche lei con l’asciugamano sui fianchi, intenta, gomiti sulle ginocchia, a manovrare l’iPod, pur se non indossava le cuffie.
L’uomo azzardò dell’ironia, galvanizzato forse dalla rapida doccia:
– Ma se non ti metti le cuffie non senti niente!
Alessandra, senza sorridere, spiegò fredda:
– Non stavo sentendo musica, lo stavo impostando. – E smise di usarlo, stendendosi spalle contro lo schienale con lo sguardo verso l’orizzonte e il bellissimo panorama marino. Di nuovo, Giulio si trovò a fissarle, seppur fugacemente, il piccolo seno nudo.
Ripensò a quando uscivano dal porto, quella mattina. Ad Alessandra nel suo bikini nero. A come non si sarebbe mai aspettato di trovarsela davanti agli occhi così, ora.
– Beh, stendo l’asciugamano… – Attese un istante, per sentire se lei avrebbe detto qualcosa, chiesto… ma non udì nulla. Salì sul passavanti, si sciolse l’asciugamano di dosso e si chinò a stenderlo. Nel frattempo, freneticamente, pensava che le avrebbe dovuto dire di stare attenta al sole, a non scottarsi… dove non era abbronzata…
Tornò in pozzetto, accettando questa volta implicitamente il fatto di essere nudo, e il fatto che tra le gambe qualcosa gli dondolasse incontrollato. Si fermò di fronte ad Alessandra. Era ancora seduta, le braccia abbandonate in grembo, e guardava la spiaggia in silenzio. Lui seguì il suo sguardo: – E’ bello qui, eh…
Come una risposta, la ragazzina sollevò le braccia, mani dietro la testa, si stiracchiò e sbadigliò. L’uomo, tornato con lo sguardo su di lei, vide il busto magro teso indietro, e i seni, fattisi ancor più piccoli, tesi e appuntiti, con i capezzolini rosei proprio sulla cima.
Questa volta sentì il cazzo indurirglisi rapidamente.
Alessandra si voltò verso di lui, e restò in quella posizione negligente, braccia sollevate e seni nudi in piena vista. Giulio, conscio del cambiamento che stava subendo, cominciò a voltarsi verso la cabina. La ragazzina abbassò le braccia, e si portò le mani ai seni, coprendosi dapprima i capezzoli con le dita e quindi i seni con tutta la mano. Giulio vide una sua occhiata diretta al proprio inguine, ormai gonfio e in piena mostra. Esitò, fermo. Alessandra si alzò in piedi e senza dire nulla gli sfilò accanto, mani sempre sui seni, imboccando la scaletta per scendere. Lui la seguì con lo sguardo, e intravide che appena dentro la ragazza si scioglieva l’asciugamano; la vide nuda, da tergo, mentre raccoglieva il proprio costume e, senza fretta, lo reindossava.

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About Carol89

Mi chiamo Carol. Mi piace questo nick perché suona come Carroll, quello di Alice. Non mi piace presentarmi Mi piace scrivere liberando la fantasia. Nei racconti mi piace la progressione, la cura dei particolari… e naturalmente, al momento opportuno, forte erotismo e sesso. Questo sito, Venere e il Sole, nasce da una mia fantasia. Se volete parlare di racconti, miei o vostri o di altri, il mio indirizzo è: carol1989@yandex.com. Se volete un racconto scritto su misura per voi, la realizzazione di una vostra fantasia… i miei servizi sono descritti qui.

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