di Scriptamanent

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Seconda parte

Paolo, a quel punto, fu tentato dal fare un gesto forse eccessivo.
No, era troppo, non poteva. Non doveva cedere.
Però,
in effetti, ci sarebbe anche stato eh, nel senso, era lì da solo, va
bene che il regolamento lo vietava, ma sicuramente minorenni non ce
n’erano nello spogliatoio.
E poi lui poteva anche non essersi accorto di lei, che era lì vicino.
Quella regola era anche un controsenso, perchè lui avrebbe voluto potersi lavare bene il costume dal cloro sotto la doccia.
E lei, che faccia avrebbe fatto nel caso in cui lui…?

Ormai
era divorato dalla curiosità, e dalla libido, e il pensiero che un po’
si stava approfittando della situzione chissenefrega.
Mentre appoggiò
le mani sopra il pacco, saggiandone effettivamente la durezza, poteva
sentire il rumore di lei, che stava evidentemente ancora armeggiando con
l’elettrodomestico sull’uscio della zona docce, o comunque lì nei
paraggi.
Avrebbe alzato lo sguardo, e lo avrebbe visto forse. E chissà come avrebbe reagito nel caso.

Paolo vinse la titubanza, snodò l’accrocchio di spago che teneva il costume legato stretto.
Portò
le dita ai lati, infilò i pollici tra il costume e la pelle dei
fianchi, e, con una finta naturalezza, abbassò il costume, facendolo
svincolare, con un movimento continuo, oltre i piedi.
Senza girarsi, si limitò ad appoggiarlo sul portasaponette di fianco al doccino.
Sentiva il cuore battere all’impazzata..lo aveva fatto davvero.
Era nudo, ora, sotto la doccia. Abbassò lo sguardo e vide il proprio sesso impennato, col glande scoperto, baciargli l’ombelico.
Era nudo, e lei poteva vederlo di spalle. E nessuno poteva notarla indugiare su di lui, nessuno l’avrebbe giudicata per questo.
Sentì l’acqua scorrergli sul sedere, tra le natiche.
Ebbe i brividi, non sapeva cosa fare ora.
L’imbarazzo e l’eccitazione si rincorravano nella sua testa, spodestandosi vicendevolmente. Alimentandosi vicendevolmente.

Ripresosi dall’empasse, perlomeno ricominciò a lavarsi.
Prese
una abbondante quantità di docciaschiuma e, a doccia spenta, giacchè il
doccino/pulsante era tornato in fuori e necessitava di una nuova spinta
perchè potesse elargire nuova acqua, non lesinò di sfrugare bene ogni
centimetro del proprio vigoroso sesso.
In pochi istanti, una
rigogliosa schiuma copriva maldestramente i testicoli, la piccola
foresta di peli neri, e l’asta svettante.
Nondimeno, Paolo ne approfittò anche per accarezzarlo, e coccolarlo un po’.
Riavviò il getto d’acqua, mentre immaginava lei, la ragazza.
Gli sembrava di sentire fissi i suoi occhi su di lui, in quel momento.
Aveva
apprezzato il suo gesto oppure lo aveva mandato mentalmente a cagare
per la sfrontatezza? Stava indugiando sul suo corpo scoperto, solcato
dall’acqua e dalla schiuma, sulla sua schiena, e sul suo sedere reso
definito dal nuoto?
Per Paolo, ovviamente si.
Avrebbe dovuto però girarsi per potersene accertare. E quello no, non sentiva di poterlo fare.
Dare
addirittura la visione della propria intimità, perlopiù evidentemente
tesa dal desiderio, ad una quasi sconosciuta non se la sentiva di farlo,
nonostante tutto.
Al massimo voleva stuzzicarla un po’, incuriosirla un po’. Tutto lì.

In
un attimo di lucidità, ed anche per allungare e diluire quel momento,
prese il costume, e lo sciacquò a dovere, mentre tendeva le orecchie per
superare il frastuono dell’acqua, e cogliere il ronzio
dell’asciugatore. Segnale tangibile della presenza della ragazza.
Lo sentiva, debole ma lo sentiva…stava ancora in corridoio…!
Il
cuore gli pulsava più velocemente del normale, ma si stava
moderatamente abituando a quella sensazione. Le scariche di adrenalina
si fecero via via meno intense, ma ciò non ebbe effetto sul suo sesso,
sempre eretto.

Ormai era sotto l’acqua da quasi 20 minuti, era
anche ora di uscire. Va bene tutto, ma gli stava venendo la pelle da
vecchio sulle mani, segno che forse, ma forse eh, la cute era più che
abbondantemente idratata.
Lasciò che terminasse il breve ciclo vitale
del getto d’acqua, dopodichè non sentì rumori provenire dal corridoio.
Credette che a quel punto la ragazza se ne fosse andata, per tornare più
tardi.
Tanto fu sicuro che si girò con naturalezza.
E difatti non la vide.
Non vide neanche il filo dell’asciugatore, quindi, insomma, ormai era solo.
Tenendo
il costume in mano, andò verso la parete degli appendini per prendere
l’asciugamano (non usava l’accappatoio, troppo ingrombrante per il suo
zainetto), senza curarsi di coprire alcunchè.
Si strofinò velocemente
i capelli, quindi lo passò velocemente sul corpo nudo. Si stava
asciugando anche la zona intima, e non potè fare a meno di notare come,
nonostante fossero passati diversi minuti, la sua eccitazione non era
calata.
“Stasera mi sa che mi faccio una bella sega, a casa” pensò, ritornando col pensiero alla ragazza.
E alla situazione che aveva vissuto.

Dallo spogliatoio non veniva alcun rumore, e ne fu deluso.
Evidentemente, la ragazza era passata a pulire lo spogliatoio femminile, per poi ritornare al suo a fine serata?
Vista
la completa solitudine reputò eccessivo stare lì ad allacciarsi in vita
l’asciugamano, e si diresse lungo il corridoio tenendolo mollemente
davanti, giusto per coprirsi il pacco, tanto di lì a poco avrebe
inforcato dei boxer puliti.
Fu a quel punto che entrò in corridoio, dall’entrata della zona armadietti e panche, la ragazza.

“Oh cazzo…!” pensò Paolo, che si assicurò di avere almeno il sesso coperto alla bell’e meglio.
D’istinto portò anche il costume davanti, per cercare di coprire un’area più grande.
Lui divenne rosso.
Lei pure.
Un silenzio che diceva tutto.

I due camminarono l’uno contro l’altro, ognuno diretto alla propria destinazione, senza proferire parola.
Lui finse disinvoltura.
Lei tenne gli occhi puntati verso il pavimento.
Un timido sorriso sul suo volto.
Poi si superarono.
Paolo sentì che lei azionava ancora l’asciugatore, stavolta per pulire il locale delle docce.
Ma…aveva sorriso…? Sul serio? Si era trattato di un riflesso incondizionato oppure…

Arrivato
davanti al suo armadietto, Paolo cercò la chiave del lucchetto, che
teneva solitamente in una tasca del costume. Passò in rassegna entrambi i
lati ma non ne trovò traccia.
“Ma dov’è? L’avrò mica persa in acqua….” pensò.
Poi
ebbe un fremito…e se gli fosse caduta proprio sotto la doccia, mentre
sciacquava il costume? Era la spiegazione più probabile e l’unico modo
per accertarsene sarebbe stato tornare indietro.
Le tornò in mente il viso della ragazza mentre lo incrociava. Il suo sorriso era stato forse un segnale di gradimento?
Decise
che a lei non era dispiaciuta quella situazione, sentiva che poteva
eventualmente azzardare ancora, approfittando della mancanza di altre
persone nello spogliatoio.

Era ancora lì in piedi davanti
all’armadietto. Pensò di rimettersi il costume per tornare nella stanza
delle docce, visto il regolamento e visto che era stato sgamato a
infrangerlo, ma si sentiva ridicolo ad indossarlo dopo esser stato visto
senza. Ormai che senso avrebbe avuto? La frittata era fatta.
Così,
si allacciò l’asciugamano in vita. Il bozzo che aveva tra le gambe non
lasciava troppo spazio ad interpretazioni circa il suo stato ormonale.
Pensò di aspettare un attimo, almeno per renderlo meno visibile…

“Scusa…è forse tua questa…?”. Le parole della ragazza esplosero nella stanza.
Paolo si girò, e la vide sull’uscio con in mano effettivamente la chiave che cercava.
Non ebbe neanche il tempo di coprirsi sul davanti.
“Ah…ehm…si grazie…” le rispose, arrossendo nuovamente.
Andò
verso di lei, accorgendosi solo ora di quanto fosse esposto. Ma non
poteva fare altrimenti, poteva mica dirle di lasciare la chiave su una
panca dandole la schiena. Si augurò che l’asciugamano in realtà coprisse
la sua eccitazione più di quanto credesse.
Prese la chiave dalla sua mano, e stavolta la guardò bene. Era ancora più carina di quanto ricordasse.
“Comunque,
da regolamento bisognerebbe tenere il costume anche quando si fa la
doccia…” gli disse secca. Lo sguardo, al solito elusivo, puntava in
basso, lateralmente.
Lui si sentì un verme.
“Ah ehm…hai ragione…”, non sapeva che dire, non sapeva che fare. Tentò di palesare una scusa, una spiegazione.
“…scusa,
è solo che volevo lavare bene il costume, e visto che non c’era nessuno
ho pensato di sciacquarlo un attimo…”, si sentì orgoglioso per aver
trovato quella che secondo lui era una valida difesa.
La ragazza non badò molto alla sua risposta, mentre, nel frattempo, staccava dalla presa di corrente il macchinario.

Sentendosi in forte imbarazzo, Paolo si limitò a dirle “Scusa ancora, ora finisco in fretta così puoi passare anche qui”.
La
ragazza ebbe finalmente un attimo di coraggio, e guardandolo negli
occhi gli rispose cortesemente, “Ok, grazie”, in maniera piuttosto
fredda.
“Ecco, lo sapevo che sarebbe stata una mossa troppo
sfrontata…” pensò Paolo, che già rimpiangeva ciò che aveva fatto. Si
chiese se la ragazza non fosse intenzionata a riportare l’accaduto alla
direzione, e se ciò non gli avrebbe impedito di tornare in quella
piscina.
Ma no, ma no, stava scivolando nella paranoia.
Si diresse subito verso l’armadietto e, apertolo, tirò fuori la sua roba. In pochi minuti era vestito.
Si
phonò i capelli velocemente e poi potè uscire, nel mentre incrociò
un’ultima volta la ragazza, che finalmente poteva dedicarsi alla pulizia
della stanza armadietti.
“Scusami ancora, e buona serata” le disse, sempre colmo di vergogna.
La ragazza inizialmente non rispose, tanto che Paolo credette che avesse su gli auricolari.
– Ecco, lo sapevo, ho sicuramente fatto una figura di merda oggi…- pensò.
Poi, però, la ragazza si ravvide.
“Non
ti preoccupare…” tentennò, “…il regolamento lo vieta…però se è molto
tardi e non c’è nessuno…” un lungo momento di pausa occupò lo spazio tra
loro due….
…”per me non c’è problema” gli disse.
Paolo rimase basito, e non seppe che dire, visto che, fino a pochi istanti prima, aveva capito l’opposto.
Lei alzò lo sguardo e lo fissò negli occhi.
Per esser più chiara aggiunse, non con un filo di malcelato imbarazzo.
“intendo, se vuoi farti la doccia…nudo…”
Porre l’accento sulla parola “nudo” rese la frase molto maliziosa.
Chiazze rosse le apparirono sulle guance ma Paolo non se ne accorse.
Poi, sparì nello spogliatoio.

Paolo non seppe come replicare.
Andò a casa.
Si masturbò.
E non vide l’ora di tornare alla piscina.
Preferibilmente sul tardi.

– Fine –

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