M

di Cornelius Black

Questo racconto mi è stato ispirato da un fumetto letto anni fa.
Email dell’autore: corneliusblack@yandex.com

Il meeting serale in ufficio era finalmente finito e si sentiva esausta,
dopo aver sostenuto quel lungo discorso e aver dovuto affrontare le
domande, le perplessità, ma soprattutto l’ostilità di quelli tra i soci
che pensavano che il progetto di una donna di quarant’anni non fosse da
prendere in considerazine a prescindere. Il gruppo dei contrari,
perdenti al voto finale, si era già allontanato, mentre i suoi
sostenitori la stavano invitando a celebrare il successo con una cena al
ristorante. Appena imboccato il pianerottolo all’ottavo piano dello
stabile, Rossella si dirige verso le scale.

“Non prendi l’ascensore con noi, Rox?” Chiede una sua collega.
“No grazie, preferisco fare le scale.”
“Ecco come mai sei così in forma alla tua età.” Sorride l’altra.
“Cerco di mantenermi.”
“Ma dai che sei da urlo.” Risponde la collega infilandosi nell’ascensore.

Ciò che in realtà le dà un brivido è scendere quelle scale di marmo in
quel palazzo dei primi del novecento. Accarezzare lo scorrimano a
tratti, ascoltare il rumore dei suoi tacchi mentre scende i gradini,
lentamente, uno alla volta, sentire la stoffa della sua gonna a tubino
nera che sfrega contro le sue gambe e sul suo sedere, sentire come la
fascia e sentirsi attraente. Abbassa lo sguardo verso la punta delle sue
scarpe nere, solleva un piede e contempla quel tacco sottile e alto.
Avrebbe potuto scegliere anhe qualcosa di più comodo, ma ha voluto
quelle, le scarpe con i tacchi 12, perché la sua vanità sa bene che le
slanciano le gambe e fanno del suo sedere qualcosa che per strada tutti
guardano.

Quando esce dal portone è buio, come d’altra parte doveva essere a
quell’ora di notte. Non si sente per niente stanca e ha voglia di
camminare, ma sicuramente non lo farà fino a casa, sarebbero troppi
chilometri. Ha fame e sa che a quell’ora c’è un piccolo chiosco
ambulante che confeziona panini di una golosità fuori misura, le viene
l’acqualina in bocca solo a pensarci. Mezz’ora dopo svolta l’angolo e si
trova davanti al furgone che vende panini nel bel mezzo della notte. La
popolazione degli avventori è varia e una qualsiasi altra donna si
sarebbe sentita a disagio, facendosi strada tra camionisti,
extracomunitari e brutte facce di ogni sorta. Ma Rossella se ne
infischia e procede fino a raggiungere il bancone e aspettare che il
gestore le chieda l’ordinazione. Lo sa che per avere quel panino solo
pagando lo scotto di palpate anonime. Così, fa finta di niente quando
sente una enorme mano appoggiarsi al
 suo posteriore e palparle con forza una natica, le sue gambe divetano
un obiettivo molto gettonato, mai come ciò che nasconde sotto la giacca
rossa a tre bottoni che indossa e il suo sedere.

“Desidera?” Chiede il tizio dei panini.
“Porchetta e maionese.”
“Subito signorina.”

Rossella rimane in attesa, ma come già sapeva il gestore fa tutto con
molta calma, per permettere ai suoi clienti fissi di palparla con tutta
la calma del mondo. Lei lascia fare, quasi compiaciuta da quella
situazione. Sente vamapate di calore salirle lungo il collo e arrivarle
fino al viso, che sta cambiando colore e diventando rosso.

“Tutto bene, signorina? Non si sente bene?”  la canzona il tizio, mentre affetta la porchetta con una lentezza bradipica.
Lei si schiarisce la gola, o almeno tenta di farlo.
“Sì, sì. Tutto bene.” Quasi balbetta.

Sei proprio una troia! Pensa tra sé. Ma voglio quel panino, ho una fame da lupi.

Dopo un buon quarto d’ora, finalmente il panino è pronto. Rosella lo
afferra e mette sul banco l’importo esatto per pagare, dopodiché si
allontana, facendo tichettare i tacchi sull’asfalto del marciapiede.

“Ehi dove te ne vai, morbidezza?” Le urla dietro uno degli avventori.

Sicuro è quello con le mani enormi.

Mangia il suo panino sfizioso, mente cammina e si aggiusta gona e
camicetta, sotto la giacca. È tardi e deve affrettarsi per prendere
l’ultima corsa della metropolitana che la porterà a casa. La strada è
ancora lunga, deve scendere a capolinea.
Scende le scale della metro di corsa e arranca fino a prendere l’ultima
corsa al volo. È nella carrozza e si guarda attorno, un gruppetto di
ragazziin piedi in un angolo e un apparente senza-tetto, seduto su uno
dei seggiolini a schiera, sulla sinistra guardando nel senso di marcia. I
ragazzi scherzano e ridono, commentando qualche social sui loro
smartphones. Il senza-tetto emana un forte odore, Dopo tre fermte il
gruppo di giovani lascia la carrozza, schiamazzando in piena notte.
Rossella si avvicina all’uomo seduto e si mette di fronte a lui. Quello
tiene in mano un pezzo di cartone dai bordi malconci con su scritto a
pennarello verde: “Ho bisogno di soldi”. L’uomo alza lo sgaurdo e la
guarda come un poveraccio può guardare una vestita bene come lei.
Rossella si tiene con entrambe le mani al corrimano in alto, i bottoni
della giacca sbottonati e i piedi a larghezza spalle, per non cadere, ma
si sente anche molto provocante, in quella posizi
one. Mancano sedici fermate al capolinea, tre quarti d’ora buoni.
Il senza-tetto ogni tanto rialza lo sguardo verso di lei, forse
chiedendosi perché quella donna così conturbante gli si è proprio messa
davanti in quel modo. La guarda, quasi implorandola, mentre fa scorrere
lo sguardo dagli occhi d lei al cartello di cartone. La fermata dopo lo
sguardo dell’uomo non si abbassa più, ma indugia sul corpo di Rossella.

Io ho pagato più del prezzo per avere il panino, perché dovrei darti dei soldi senza che tu mi dia nulla in cambio?

Si avvicina e si accuccia davanti all’uomo. L’odore forte le invade le
narici e ne è curiosamente attratta. Allunga una mano e accarezza la
patta dei pantaloni sudici e sbrindellati del senza-tetto, mentre la
borsa le pende da una spalla. Le dita insistenti trovano ciò che stava
cercando e il massaggio si fa più insistente, fino a che non sente che
qualcosa si muove là dentro. Allora allunga anche l’altra mano. Cerca il
contatto visivo. Il massaggio è delicato, usa prima i palmi delle mani,
poi quando sente l’erezione dell’uomo essere arrivata a un buon punto,
solo la punta degli indici. Gli tira giù la zip dei pantaloni e il
fetore l’assale, ma lei ne è inebriata, eccitata. Il suo dito indice
destro scorre sulle mutande gialle, sotto il membro ormai turgido,
avanti e indietro, senza quasi mai staccare i suoi occhi da quelli
dell’uomo. Si felicita della misura che si ritrova davanti, un pene
dalla circonferenza importante. La lingua va alle labbra, si lecca. La saliva
comincia a invaderle la bocca e Rossella non riesce più a trattenerla,
cola dagli angoli della bocca. La lingua aarezza i denti e le labbra, il
liquido ripieno di ptialina continua a debordare abbondantemente dalla
sua bocca.

Mio Dio! Mio Dio!

L’indice sinistro sposta le mutande lercie del senza-tetto. Il membro ne
fuoriesce di scatto, ergendosi in tutta la sua grossezza. Rossella
avvicina il viso e bacia la punta del glande. L’odore è terrificante, ma
lei ne è sovreccitata, sente le mutandine bagnarsi sotto la gonna nera a
tubino, come se un lago avesse strabordato dagli argini. Le sue labbra
avvolgono il membro dell’uomo e lei comincia a succhiare avidamente. Le
guance si infossano creando la differenza di pressione e sente la
reazione del membro carnoso, il movimento involontario che lo spinge in
alto. La mano sinistra s’insinua negli slip sozzi e con il pollice e
l’indice stringe alla ragice del pene e dei testicoli. Immediatamente il
pene s’ingrossa ancor più e la sua consistenza aumenta, lo sente tra le
labbra e nella bocca, che ora affonda verso l’inguine dell’uomo finché
non ha più spazio. Sente il sesso caldo e sussultante in gola, la riempie tutta. La lingua si muove e lavora sul fondo, verso l’attaccatura ai
testicoli. Poi Rossella risucchia e si sfila del tutto. La saliva
inonda l’uomo, le sue mutande lercie e il suo pene. Lei riprende in
bocca il glande e si spinge di nuovo in fondo e così ancora finché non
sente l’uomo sussultare. Rossella allontana il viso e lascia solo metà
di quel membro pulsante in bocca. Lascia che la lingua lo stuzzichi
delicatamente, mente l’uomo inarca il bacino e un fiotto infinito di
liqido seminale le invade la bocca. Lei serra fortissimo le labbra e le
dita attorno alla radice, là in basso. Ingoia, ingorda, golosa e avida. E
ingoia ancora, perché il liquido non smette di schizzare veloce, una
fontana senza fondo che le colma più volte la bocca. Quando gli spasmi
finiscono, Rossella si sfila. Un rivolo lattiginoso cola dall’angolo
destro delle labbra, la lingua veloce lo raggiunge e lo riporta
indietro. Si lecca le labb
ra, si lecca i denti.
La fermata è ormai vicina. Rossella apre la borsa e prende il
portafogli, ne estrae cinquanta euro e li infila nel taschino della
camicia di flanella del senza-tetto.

Te li sei meritati.

Non dicono una parola. Lei lo lascia così, senza rimetterlo a posto.
Esce dalla carrozza e s’avvia al parcheggio auto. Accende il motore e in
dieci minuti è a casa. Apre la porta ed entra. I tacchi fanno rumore
sul cotto pregiato. Dall’altra parte della casa arriva una voce.

“Bentornata amore. È andata bene?”
“Sì amore. Aspetta che mi lavo i denti e arrivo.”

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