Le cinque giornate di Milano- Terza giornata

 

di Suve

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– Contessa Mantega, è sempre un piacere vederla –

– Caro Conte Hubner, il piacere è mio. Sono sinceramente dispiaciuta di aver dovuto annullare il ricevimento ma comprenderete di certo che non era possibile. –

– Certamente Contessa, però più che annullato direi solo rinviato. Presto torneremo a controllare la città e ci sarà agio per i festeggiamenti. –

– Non vedo l’ora. Tutta questa confusione è così… fastidiosa. Si figuri che la mia servetta questa mattina non è riuscita a trovare della verdura fresca. Dicono che non si può uscire dalla città. –

– E’ vero Contessa, Il Generale Radetzky ha dato ordine che nessuno entri od esca dalla città, mentre lui vuol tenere i soldati divisi tra le mura ed il Castello in attesa di rinforzi, ma entro un paio di giorni si muoverà per riconquistare le strade. Vedrò se posso farle avere un salvacondotto se desidera allontanarsi per qualche tempo. –

– Oh no, non ho paura di qualche esagitato. E’ solo il fastidio di non poter essere liberi, ma passerà. –

– Certamente Contessa. Venga l’accompagno dal Viceré. –

Carla Mantega Contessa di xxxxxxx, giovane vedova e amante del Conte Hubner. Dichiaratamente filoaustriaca e nascostamente amante di un giovane aristocratico della fazione di Gabrio Casati. Segue il suo amante “ufficiale” per i saloni del Castello Sforzesco ed intanto pensa a come fare per dare l’informazione appena ricevuta al suo amante ribelle.
Nell’anticamera del Viceré , in attesa che termini una qualche riunione, resta da sola, lontana da sguardi indiscreti, insieme al Conte Hubner che ne approfitta subito per prenderla tra le braccia e tentare di baciarla. Lei si schermisce con la scusa del luogo e della possibilità di essere sorpresi. In realtà è compiaciuta dall’irruenza dell’uomo completamente preso da lei.

– Suvvia Conte, potrebbe arrivare qualcuno e se ci vedessero… –

– Mia amata, tutta Milano immagina già di noi, diamo aggio ai pettegoli di poter dire qualcosa di concreto e piccante. –

La foga dell’uomo vince le tenui resistenze della Contessa che si lascia trasportare verso una finestra nascosta da pesanti tendaggi e lì, parzialmente occultati, si lascia baciare ed accarezzare i seni dal Conte.

– Contessa voi mi farete morire uno di questi giorni. Sentite come vi desidero… –

Nel dirlo l’uomo ha preso la morbida mano di lei, coperta da un vezzoso guanto, e se l’è portata all’inguine facendole toccare la propria durezza nascosta dalla stoffa.

– Non siate villano Conte, pretendete forse che io per appagare le vostre voglie mi alzi la sottana e mi conceda qui dove tutti possono vederci? –

E’ un gioco il loro, un tira e molla costante che inscenano davanti agli altri o anche, come in questa occasione, quando sono da soli. Sanno bene di cosa sono capaci entrambi quando sono soli e senza vestiti: lui pieno di voglie strane, lei ben disposta a seguirlo nelle sue fantasie.

– Non potete lasciarmi così, che figura ci farei davanti ai notabili se mi vedessero con le braghe gonfie. Sarebbe la fine della mia immagine. –

– Oh povero Conte, non potrei certo lasciarvi così nell’imbarazzo. E’ possibile che io possa aiutarvi. –

La mano sull’inguine ha carezzato l’uomo per tutto il tempo, e quando lui apre la patta facendo fuoriuscire il membro in erezione, se ne impadronisce muovendolo ritmicamente.

– Quanta dolcezza nella vostra mano Contessa, ma se voleste osare di più penso che faremmo più in fretta. –

– Siete un villano ed un impertinente Conte, ma chi sono io per oppormi ai vostri voleri? –

Cessata la pantomima, la Contessa si china in avanti e, scoperto bene il glande, vi racchiude intorno le labbra succhiando con forza. Il gemito dell’uomo è la miglior risposta e la Contessa comincia a sentirsi eccitata a sua volta dal gioco. Però è cosciente che da un momento all’altro qualcuno potrebbe arrivare, la porta del Viceré aprirsi, così si impegna come sa fare, succhiando e leccando con ardore il cazzo sempre più teso che dopo breve tempo le esplode in bocca densi e abbondanti schizzi di sperma. Fa fatica a non perderne neppure una goccia lasciando così una traccia evidente dietro il tendaggio, né può rischiare che uno schizzo le arrivi addosso lordandola. Così stringe più forte le labbra e deglutisce il seme man mano che sgorga dal cazzo sussultante nella sua mano.

Al termine, mentre il Conte si riassetta guardandola con un sorriso felice, lei si netta ostentatamente l’angolo delle labbra con un fazzolettino.

– Siete un vero maniaco Conte, ed io povera donna sono costretta a soggiacervi in queste cose così oscene. Chissà cosa penserete di me. –

– Che siete adorabile Contessa, e che mi avete fatto felice. La mia adorazione per voi cresce ogni giorno di più. Spero di potervi vedere questa sera. –

In quell’istante le porte si aprono e diverse persone escono salutando cortesemente la coppia che pare conversare tranquillamente in un angolo.

E’ sera. Nella casa della Contessa Mantega una finestra è illuminata dal fioco riverbero di candele accese. Sul letto, nuda e deliziosamente sazia d’amore, la Contessa poggia il capo sul petto forte del giovane Mario raccontandogli, dopo le fatiche d’amore, quel di cui è venuta a conoscenza.

– Quindi Radetzsky per un paio di giorni starà buono. Meglio, ci permetterà di risolvere qualche piccolo problema tra di noi. –

– Ancora i mazziniani? –

– No, con loro c’è un accordo di massima per chiedere l’aiuto di Carlo Alberto. Il problema sono il Cattaneo ed il Terzaghi, i democratici riformisti. Non vogliono che il Piemonte si intrometta nelle nostre questioni, e forse hanno anche ragione ad avercela col Savoia, ma senza il suo aiuto non so se riusciremo a diventare liberi. –

– Basta parlar di politica amor mio, da qui vedo che il tuo amico più intimo si sta risvegliando –

Il giovane ride. L’età, il corpo nudo ed eccitante della Contessa, non ultimo lo scherzare di lei che gli soffia di tanto in tanto sui genitali, producono un nuovo principio di erezione.

– Non è mai sazio di te cuore mio, guarda che effetto che gli fa la tua sola presenza. –

I due sono giovani, lei qualche anno più di lui, e uniti dal sentimento e dalla fazione sono felici anche solo del sentirsi pelle contro pelle.

– Mario, potremo mai farci vedere insieme alla luce del sole? –

– Presto tesoro caro, presto cacceremo gli austriaci e tutto sarà diverso. –

– Lo spero tanto, ma ora pensiamo a noi –

L’uccello che si sta ergendo a pochi centimetri davanti ai suoi occhi risveglia gli appetiti della contessa e lei lentamente scivola in giù, accostando le labbra, protendendo la lingua nella carezza che sa lui adora.

– Mi farai morire così, ti prego, prendimi dentro, prendimi in te. ooohhhhhhhh .-

La preghiera di Mario è subito esaudita dalle labbra morbide di lei che circondano l’asta tesa e scendono, scendono fino ad arrivare a contatto con i peli del pube. La risalita è altrettanto lenta, costellata dai colpi di lingua, corredata dalla mano che carezza i testicoli gonfi.
La contessa “gioca” con il cazzo di lui per un po’ fino a che la sua stessa voglia la spinge a sollevarsi e mettersi sopra di lui.

Con entrambe le mani lo afferra, lo guida, si fa penetrare e lo cavalca portandosi le mani di lui ai seni. I loro gemiti risuonano nell’aria correndo insieme verso l’acme, quando lui sente di non poter resistere più e la avverte consentendole di togliersi poco prima che getti di sperma caldo volino in aria, aiutati dalla mano di lei, colpendole il ventre, ricadendo su quello di lui che generosamente, ripresosi dal piacere, insiste con le dita sul fiore di lei facendola godere a sua volta. Poi sono ancora distesi, tenendosi per mano, i volti a contatto, spiluccando teneri baci.

– Signora Contessa, il Conte Hubner chiede di essere ricevuto –

La voce della fantesca, dietro la porta, li risveglia dal torpore. Lei balza a sedere e si infila velocemente una vestaglia.

– Maledizione, il tempo è volato. Fuggi amore mio, non deve vederti. –

– non voglio lasciarti, quel maiale vorrà averti, vorrà stendersi qui dove siamo noi ora. –

– Non essere geloso amor mio, lo sai perché lo faccio. Ecco, prendi i tuoi abiti ed esci dalla porticina nascosta. Domani ci rivedremo e forse saprò altre cose. –

– A domani amore mio, conterò i minuti. –

Uscito Mario, la Contessa fa entrare la fantesca scambiando con lei un’occhiata d’intesa. La lascia rassettare il letto sconvolto dalla battaglia d’amore appena conclusa e poi si fa aiutare per poter accogliere l’Hubner, in attesa nel salotto, al meglio.

Non appena la fantesca lo introduce e li lascia soli, l’uomo si inginocchia vicino alla Contessa seduta su una poltrona, le prende la mano e la riempie di baci mormorandole parole piene di passione. E’ una cosa che la Contessa odia, pur apprezzando le virtù amatorie del Conte, perché le parole la fanno pensare, la fanno desiderare che ci sia Mario a dirgliele. E’ un sentimento che prova ogni volta: la ripulsa prima del desiderio, i minuti in cui vorrebbe congedare il Conte con una scusa ed invece si trattiene per potergli carpire informazioni, minuti che precedono quelli in cui si abbandona alla passione, quelli in cui non pensa a Mario o alla politica ma solo al proprio piacere.
E quei minuti arrivano presto, col Conte che è in stato di eccitazione sin dal breve incontro del mattino, come chi assaggia un antipasto due ore prima del pranzo vero e proprio.
La Contessa si lascia sciogliere ed aprire la vestaglia rivelandosi completamente nuda, celiando per far credere che è così per lui e l’uomo, abbagliato dalla sua bellezza, si inorgoglisce palpeggiando a piene mani quel corpo che ben conosce.

Sul letto, tolti gli abiti ed ogni pudore, i due si avvinghiano carezzandosi con foga, baciandosi intensamente, rotolandosi nel tentativo, ognuno, di essere sopra, di dominare l’altro. Quando finalmente si sente aprire dal cazzo durissimo, la Contessa cessa ogni movimento, assaporando ogni istante, ogni centimetro della penetrazione. E’ un momento che le piace tantissimo, in cui l’attesa della successiva spinta le provoca spasmi di desiderio e la curiosità di vedere fin dove arriverà, fin dove lo sentirà. E quando è completamente in lei ed il Conte la abbraccia stringendola forte, allora lei comincia a muoversi, a farglisi incontro, a roteare le anche godendo e strappando versi di piacere all’uomo.
Sono amanti da tempo, sanno entrambi che è solo l’inizio, un modo di sfogare l’eccitazione prorompente, il bisogno impellente prima di dedicarsi a giochi piacevoli ed appaganti.

E difatti il Conte non dura molto. Stretto dalla carne bollente di lei, si muove avanti e indietro furiosamente fino a riempirla del proprio seme, riuscendo a farla godere a sua volta di un orgasmo che è pallida immagine di quelli che verranno.
Nel tempo che segue, languidamente stesi sul letto, conversano ed è così che solitamente la Contessa, con fare furbesco, riesce a far parlare il Conte, carpendogli informazioni mirate, memorizzando nomi e luoghi, piani e progetti che l’uomo rivela senza accorgersene, vanitoso della sua posizione e delle sue conoscenze ostentate.
La Contessa è stesa bocconi, di fianco all’uomo che passa svogliatamente i polpastrelli sul suo corpo nudo, dalle spalle alle cosce tornite. E’ una prassi consolidata oramai, la Contessa sa che il desiderio di lui sta rinascendo, che le sue carezze presto si faranno più profonde. Il segnale è il tono diverso del Conte mentre parla di cose diverse ma la sua mente è persa dietro lo spettacolo di lei nuda.

– Adoro queste vostre dolci colline Contessa –

La mano carezzevole del Conte si è fermata su una natica, la stringe, la palpa, scivola nel solco intrufolando un dito fino a toccare l’intimità di lei, a bagnarsi nei fluidi che stanno tornando a fuoriuscire.

– Siete un goloso Conte, ogni volta è la stessa storia. Dovrò smettere di stare così davanti a voi. –

Celia la Contessa, allargando le cosce per permettere al dito curioso di penetrarla. Sa bene qual è l’obiettivo di lui che sempre più frequentemente mostra di preferire i piaceri di Sodoma a quelli canonici, e quindi non si stupisce quando lo stesso dito si sposta di pochi centimetri più in alto, bussando al forellino grinzoso con lente carezze circolari.

– Oh no Conte, non ancora. Vi prego, non trattatemi da donna di strada, io sono una donna onesta. –

Continua a scherzare la Contessa sapendo che così facendo il desiderio di lui si accresce.

– Nessuna donna è onesta come voi Contessa, e nessuna donna di strada può darmi il piacere che voi mi date. Suvvia, soddisfate questo mio capriccio. –

Il dito del Conte spinge forzando i muscoli che gli si serrano intorno.

– mmmmhhhhhh… Conte siete un diavolo, cosa mi fate fare? Io vi amo e non sono capace di dirvi di no. –

La Contessa contrae e rilassa i muscoli lasciando entrare o bloccando il dito a piacimento. Le piace sentirsi frugare da un dito, meno quando la presenza si fa più ingombrante e l’ardore del Conte furioso, ma ha imparato a trarre piacere anche da quest’atto solitamente condannato. Docilmente si lascia tirare su a quattro zampe, geme quando il conte le spalanca le natiche e con la lingua le umetta il forellino.

– Fate piano, ve ne prego –

La voce è fievole, timorosa, proprio quello che si aspetta il Conte sentendosi, pur avendolo fatto già diverse volte, come in procinto di violare la verginità della Contessa, di forzarla a un atto non voluto che lui adora.
Bagnatosi il membro con la saliva, lo punta sull’ano e spinge delicatamente incontrando una lieve resistenza. E’ il momento che gli piace di più, quando forza l’ingresso, quando supera ogni ostacolo ed entra nel suo corpo sentendosi stringere dalle mucose.

– OOOHHHHHHH… piano ve ne prego. –

Senza ascoltarla, il Conte spinge con decisione sprofondandole dentro per metà, poi per tre quarti, fermandosi un secondo prima di ogni spinta ed infine dando un colpo secco.

– NNNOOOOOOOHHHHHHHHHHH… siete un bruto Conte…. Mi fate male… –

– Perdonatemi dolcezza mia, è perché vi amo troppo, ho troppo desiderio di voi, del vostro culetto delizioso… mmmmhhhhhh come mi stringe. –

Arrendevole, la Contessa si lascia possedere con ardore sempre crescente. Non è vero che l’atto le faccia così male come dice, anzi dopo un poco riesce anche a apprezzare la sensazione di sentirsi riempita diversamente, aiutandosi con due dita sul clitoride, e quando il Conte si muove veloce avanti e indietro, gemendo e serrando i denti per non godere subito, lei si lascia cadere sul letto, infilzata come una farfalla in un quadro, gemendo e urlando di piacere per se stessa e per lusingare l’uomo. Solo lei sa che, nella sua mente, è Mario che la sta possedendo in quel modo, è Mario che la fa godere, è Mario che le inonda l’intestino di sperma bollente.

– Prego Contessa, venite. Capitate proprio a proposito. –

La Contessa è tornata al Castello sforzesco, con la scusa di cercare protezione dai rivoltosi, per vedere se riesce a sapere altro di utile.
Il Conte le si fa incontro prendendole la mano e conducendola ad una finestra.

– Ecco, guardate. Questa notte abbiamo catturato dei ribelli. Ora potrete vedere il destino che si sono scelti. –

Celando il disgusto, la Contessa si avvicina alla finestra. Nel cortile di sotto tre giovanotti sono legati a dei pali infissi nel terreno. Spavaldamente guardano i soldati in fila davanti a loro, i fucili puntati. Il cuore le balza in gola osservandoli, riconoscendo tra essi Mario.
Spalanca la bocca per gridare, gli occhi sgranati, e in quell’istante sente l’ordine:

– FUOCO! –

Dodici fucili sparano, dodici nuvolette di polvere di alzano nell’aria, tre corpi si contorcono colpiti dal piombo, senza poter cadere per terra per i legacci. Lo stesso istante dell’ordine Mario ha alzato gli occhi verso di lei, forse l’ha vista dietro il vetro, forse ha visto il suo viso sconvolto, e lei ha visto i suoi occhi chiari fissarla per l’ultima volta prima che la testa ricadesse inanime.
E’ troppo per lei, la vista le si oscura, le forze le mancano. Sente come in lontananza delle voci, delle mani che la sorreggono.

– Contessa. Contessa. Oh mio Dio, è stato uno spettacolo troppo violento per lei.

Il Conte, insieme a due valletti subito accorsi, la sorregge preoccupato, equivoca il motivo del mancamento ed è felice quando la donna si riprende. Non fa caso al suo sguardo ora glaciale.
Lo spadino che porta al fianco ha una funzione puramente decorativa, ma è pur sempre un’arma. Quando lei, con uno scatto felino, se ne impossessa e glielo affonda nello sterno, spalanca la bocca per lo stupore. L’ultima parola che ode, da una voce piena di odio, è:

– Assassino! –

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