Le cinque giornate di Milano- Quinta giornata

di Suve

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– Cosa ci succederà Franz? –

– Non lo so amore mio. –

I due amanti sono abbracciati sopra lenzuola stropicciate ed umide, stretti stretti dopo un amplesso infuocato, le mani che scivolano pigramente sui corpi rilassati donando ulteriori brividi di piacere ad entrambi.

Maria è una diciannovenne milanese, famiglia di media borghesia, cresciuta meglio che si poteva da una coppia di commercianti che hanno cercato di non farle mancare nulla, riuscendoci quasi totalmente. Mai un dispiacere ai suoi genitori, anzi uno solo: l’essersi innamorata di uno jager, un soldato austriaco, un nemico.

Franz ha 21 anni. E’ stato fatto arruolare “a forza” da suo padre, militarista convinto, e inviato in Italia col suo reparto, abbandonando la sua terra natia, che un giorno verrà conosciuta come Trentino-Alto-Adige ma ora è solo una regione del vasto impero austro-ungarico. E’ uno jager, una specie di élite, prima motivo di orgoglio ed ora di vergogna per lui.

Tre giorni prima gli è stato ordinato di salire sul Duomo con altri suoi commilitoni e da lì sparare su chiunque, privo dell’uniforme austriaca, osasse farsi vedere nella piazza o nelle vie circostanti tenute sotto tiro. E’ un buon tiratore ma non è riuscito a colpire nessuno. Gli è bastato vedere un suo compagno, poco di lato, abbattere una donna dell’età di sua madre.
No, Franz non ce l’ha fatta a uccidere persone inermi; un po’ più in alto, un po’ più a destra, solo una volta ha colpito un uomo armato di fucile ma… ha mirato alla gamba.
Il ricordo del corpo di quella donna, esanime sul selciato, lo tormenta da tre giorni, solo quando è con Maria dimentica per qualche istante.

– mmmmhhhhh, ti sento duro contro di me –

La voce di Maria è un sussurro e Franz si rende conto che è vero, la forza della gioventù gli sta facendo inturgidire ancora il membro. Non ne ha mai abbastanza di quella ragazza. Quando l’ha vista la prima volta, in un mercato, è stato subito colpito dall’ovale squisito del suo volto, dall’apparente fragilità del corpo minuto. L’ha seguita guardandola muoversi agilmente tra le tante persone e infine, timidamente, lui che timido non è, l’ha fermata sulla strada di casa. Parlando un perfetto italiano con solo una leggera inflessione “straniera”, frutto di lunghi periodi passati presso una nonna italiana proprio a Milano, l’ha chiamata da dietro:

– Signorina –

A Maria, Franz ha inizialmente fatto paura. Non è piacevole sentirsi chiamare e, voltandosi, vedere un qualcuno in divisa austriaca che ti si avvicina. Solo all’inizio, per qualche secondo, poi Maria è rimasta ammaliata da due occhi chiari su un volto giovane ma maschio, con corti capelli biondi che spuntano dal berretto, e la paura è passata. Si è fermata aspettando che lui le dicesse qualcosa, guardandolo in quegli occhi quasi trasparenti. Quasi balbettando Franz ha detto qualcosa, qualcosa di stupido perché lei ha fatto una risatina. E’ cominciata così, con poche parole e gli occhi incollati tra loro in mezzo ad una via.
Ogni minuto libero dal servizio Franz ha cercato di passarlo con Maria, ogni scusa o invenzione è stata buona a Maria per uscire ed incontrarsi con Franz. Di nascosto, perché non era bene fraternizzare con chi era percepito come un invasore.

Due settimane, tanto è durata la resistenza di Maria prima di concedersi, lei che era scarsamente interessata ai ragazzi. Due settimane è durata l’attesa di Franz, lui che era solito sfogarsi nei bordelli, prima di ottenere qualcosa da lei, non qualcosa…tutto insieme, scoprendo che la fragilità del suo corpo era solo apparente, che il fisico piccolo ed agile aveva una forza, un’energia tali da ribattergli colpo su colpo. Il tutto unito a una curiosità, a un entusiasmo da far arrossire anche lui abituato a donne con molta più esperienza.

Una volta nudi tra le lenzuola, in una stanza discreta, affittata e divenuta il loro nido, Maria si è lasciata andare e la ragazza timida e inesperta si è trasformata in un’amante che mai si è negata alle richieste di lui facendo, goffamente all’inizio e poi imparando ogni volta di più, ogni cosa che lui proponeva, stupendolo per l’ardore e l’iniziativa… Come ora:

– mmmmhhhhh, ti sento duro contro di me –

Maliziosamente, Maria porta la mano tra i due corpi uniti, prende in mano l’uccello che ha appoggiato al ventre, lo muove su e giù facendo gemere l’uomo. Faccia a faccia, giocando a strapparsi baci sempre più appassionati, le basta alzare una gamba, muovere di poco il bacino e lui è dentro di lei.
Si ferma per un istante, assaporando la sensazione di sentirsi riempire, indi lo rovescia sulla schiena salendogli sopra.

– Non ti muovere, lascia fare a me –

Le piace molto così a Maria, quando il suo Franz è steso immobile, solo un piolo di carne duro e puntato verso il cielo, e lei che lo cavalca muovendo i fianchi avanti e indietro, scegliendo il ritmo e la profondità che più le piace, roteando le anche perché sa che così lo farà impazzire. Ancora una volta Franz la lascia fare, attivo solo quando lei si china in avanti per intrecciare la lingua con la sua, ed alla fine, quando lei chiude gli occhi mugolando e si muove più velocemente, quando sente i lombi infiammarsi e il desiderio farsi irresistibile. Le mani corrono da sole sui piccoli seni che gli oscillano davanti, subito coperte dalle mani di lei, e insieme stringono, carezzano, stuzzicano i capezzoli dritti come fusi.
Stringe i denti Franz per non godere, aspettando che la cavallerizza abbandoni il galoppo per un più quieto trotto, gemendo di piacere e tornando ad aprire gli occhi su di lui. Solo allora si muove, sgroppa, le cerca le profondità, e quando nulla può più contro la marea montante ancora una volta la scosta uscendo da lei, abbandonandosi alle mani sapienti che lo stringono e lo strofinano sul ventre piatto, uno sguardo pieno di trionfo e di amore per l’uomo che si contorce sotto di lei.

Smorzata la passione, è il momento di pensare al futuro, a loro stessi, perché se Maria può forse tornare a casa, Franz no. E’ un disertore ora, fuggito dalla battaglia.
Il mattino c’è stato l’assalto a Porta Comasina, centinaia di milanesi armati alla meno peggio contro, inferiori di numero ma meglio armate, milizie austriache. In quel frangente ha visto Maria per la strada. Senza esitare ha abbandonato la postazione a cui era assegnato e, senza ascoltare i richiami del suo ufficiale, è corso verso di lei, spingendola febbrilmente per una stradina deserta, verso il vicino covo d’amore. Solo quando ha chiuso la porta dietro di se ha compreso in fondo cosa aveva fatto, che non c’era più ritorno, e che nemmeno aveva voglia di tornare. Il suo mondo era lì, stretta a lui, spiegando spaventata che era andata a cercarlo quando aveva saputo dei tumulti.

La prima azione è stata quella di togliersi la divisa, e quando Maria, forse fraintendendo, ha iniziato a spogliarsi a sua volta, ogni altra cosa è passata in secondo ordine. Ora, sazi d’amore, tornano le preoccupazioni. Franz pensa velocemente e conclude che c’è un’unica cosa da fare: andarsene. Entrambi, verso un altro paese, magari in Grecia dove ha una zia.
Vestitosi con abiti civili, abbracciato a Maria, Franz percorre le strade meno frequentate cercando un modo per uscire dalla città.

– Correte, stanno assaltando Porta Ticinese –

L’urlo della gente che corre e sorpassa li fa spostare di lato, in un androne. La mente lavora veloce: è rischioso, ma forse approfittando della confusione…
Non è un gran piano ma Franz non vede alternative. Guida Maria, costeggiando i muri, verso dove più alte sente le grida. Spari, rumore. Inutile, troppo rischioso, gli austriaci hanno fronteggiato l’assalto e controllano fermamente l’uscita. I due ritornano al loro nido impauriti, scossi, stanchi ed affamati.

– E’ impossibile passare, Franz, ho paura –

L’uomo la stringe a se. Ha paura anche lui ma non vuole farlo vedere ed intanto pensa a come fare.
E’ notte fonda, Franz e Maria sono di nuovo per strada, si riavvicinano a Porta Ticinese sperando che col buio sia più facile. Una folla li incrocia festante:

– ViITTORIA! Viva Manara, Viva Milano –

Urlano dirigendosi nella direzione opposta. Un uomo, bloccato da Maria che chiede notizie, si divincola spiegando affrettatamente che Porta Tosa è stata conquistata, che gli austriaci si stanno ritirando. Franz esulta, ora dovrebbe essere più facile ancora. Tira Maria dentro un vicoletto e per vie traverse si affrettano verso la Porta.
Sbirciando da dietro l’angolo vedono movimento, le divise austriache si raggruppano, si mettono in ordine, iniziano a marciare verso l’esterno. E’ vero, si stanno ritirando. Preso dall’entusiasmo Franz non sente gli zoccoli dei cavalli dietro di lui se non quando Maria urla. Si volta impaurito e vede un austriaco che tiene per le redini due cavalli conducendoli verso la Porta.

– Wilhelm? Sei tu? –

Il cuore gli fa un balzo in gola per la gioia riconoscendo il suo amico, l’unico che conosce la sua storia con Maria.

– Franz? Che ci fai ancora qui, pensavo fossi scappato chissà dove. Non ti devono vedere, se ti prendono ti fucilano. –

L’amico è contento di vedere Franz e insieme impaurito poiché lo riteneva già in salvo.

– Stiamo cercando di uscire dalla città. Wilhelm… aiutaci –

E’ un’implorazione istintiva quella di Franz, preoccupatissimo per la sua Maria. Ed è fortunato perché il suo caro amico sa già come fare.

– Venite con me, andrò avanti a vedere se tutto è sgombero, poi prendete questo cavallo e correte come il vento. –

I tre, cautamente, si avvicinano alla porta ora abbandonata. Appena fuori delle mura spagnole Wilhelm si ferma.

– Dobbiamo salutarci. Radetzky ha dato l’ordine di ritirarsi verso Verona dopo che è stata presa la scuola militare. Io andrò loro dietro perché ho dei dispacci da consegnare, voi tenetevi lontani dalle strade e andate verso sud, non dovreste incontrare nessuno. Addio Franz, vi auguro tanta fortuna e spero di rivedervi un giorno. –

– Addio Wilhelm, sei un vero amico –

I due uomini si abbracciano commossi, e dopo è il turno di Maria che, non parlando tedesco, ha capito ben poco ma intuisce di essere quasi salva e abbraccia strettamente l’austriaco lasciandolo lievemente imbarazzato.
A cavallo, Maria davanti a Franz, dietro di lui le due borse con i pochi averi che hanno potuto raccogliere, compreso del cibo, si muovono nella campagna alla luce fioca di un quarto di luna. Oramai un’ora è trascorsa e sono abbastanza lontani. Franz è attento a dove far passare il cavallo: un ostacolo invisibile, una buca, tutto potrebbe rovinare la loro fuga. Ciò nonostante, non può fare a meno di eccitarsi. Lo strofinio continuo del suo inguine sul sedere di Maria gli ha provocato una prepotente erezione; non voluta ma non per questo possibile da ignorare.
Maria invece è euforica. Vede la salvezza a portata di mano, è col suo Franz e… sente benissimo contro le sue natiche, anche attraverso la stoffa, l’evidente turgore di lui.

– Fermiamoci amore mio, siamo salvi, dobbiamo festeggiare –

Dicendolo, la donna si è appoggiata maggiormente all’uomo, spingendo il sedere verso il suo inguine. La voce è invitante ma Franz vuol percorrere più strada possibile prima dell’alba.

– No tesoro mio, dobbiamo sbrigarci. Dopo. –

– Franz… ho voglia. –

La frase è un miagolio sensuale. Baciandola sul collo, il calore che gli avvolge il ventre sballottato contro il sodo culetto di lei, Franz resiste alla tentazione.

– No, trattieniti amore, quando potremo fermarci faremo come vuoi tu. –

– … te lo prendo in bocca…. –

Maria è smaniosa, propone quella cosa che lui le ha insegnato e che ama tanto per smuoverlo ma non ha successo. Allora decide per un’alternativa. Con difficoltà, dondolandosi avanti e indietro sulla sella, facendo forza sulle ginocchia di lui, si tira su la gonna fino a renderla un fagotto tra i due corpi, poi tende le mani dietro per aprire i pantaloni di lui.

– Maria… che fai. Smettila… ti prego amore, aspetta questa sera. –

Sorda ad ogni protesta, la donna continua nella sua opera, emettendo un sospiro di soddisfazione quando lo sente duro e caldo tra le mani. Basta poco a quel punto, deve solo chinarsi un po’ in avanti per essere all’altezza giusta, i mutandoni sono un labile ostacolo subito superato.
Ogni ritrosia di Franz svanisce nel momento in cui si sente racchiudere dal calore umido di lei. Geme con voluttà e affonda ancora il viso nell’incavo del collo di lei, baciandole la pelle calda. Una mano lascia le redini per salire al seno e stringerlo con bramosia.

Mentre l’alba illumina via via il loro percorso i due si abbandonano all’amplesso, lasciando che sia il cavallo, con i suoi scossoni, a dettare il ritmo della loro unione. L’uomo fa fatica a guardare la strada, eccitato dalla situazione insolita. Di colpo dà di sprone ed il cavallo passa a un trotto leggero, amplificando i movimenti e facendo sfuggire un urlo di piacere ad entrambi. Se guardassero alla loro sinistra vedrebbero, in lontananza, le colonne austriache in ritirata, ma hanno altro a cui pensare: all’orgasmo che sta salendo incontenibile, ai muscoli che si contraggono senza controllo, alle gambe che tremano rischiando di farli cadere. Nulla importa loro, e quando Franz sente i lombi contrarsi ed il suo seme spandersi nelle profondità di lei dà ancora di sperone, Maria che si china in avanti, il trotto che diventa galoppo e il piacere che invade entrambi facendoli urlare frasi sconnesse.

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