La proposta

di S.Emma

Capitolo 1

La stanza è buia, fredda, sembra una cantina…non ho la più pallida
idea di dove io sia finita. L’ unica cosa che so è che ho cercato io
questo…sono stata io a dire di si.
Qualche giorno fa, ho ricevuto una proposta e senza pensarci due volte,
ho risposto:   “Va bene”. Così ora mi ritrovo qui. In ginocchio, su
questo pavimento sterrato, sporco e freddo… completamente nuda, con i
polsi legati dietro alla schiena e le caviglie tenute unite tra loro,
con una corda spessa e ruvida.
Nella stanza regna il silenzio più assoluto. Non sento neanche la
presenza di qualcuno. Non so da quanto tempo io sia qui, ora però,
qualche dubbio se ho fatto bene ad accettare, mi sta venendo. Cosa mi
succederà, cosa ne farà di me?

Un rumore improvviso mi fa sobbalzare, strappandomi da quei pensieri. La
porta si apre e un filo di luce entra nella stanza, che sparisce non
appena la porta si richiude, ma questo mi basta a intravedere la sagoma
dell’ uomo che si sta avvicinando a me. Alto e abbastanza ben messo.
Piano piano i miei occhi si stanno abituando all’ oscurità della stanza.
L’ uomo si avvicina a me con passo deciso, ma senza fretta. Sento le
sue dita sfiorarmi il viso…le labbra, per poi scendere con estrema
lentezza sul collo, verso i miei piccoli, ma sodi seni. Un brivido mi
attraversa la schiena. Si sofferma sui capezzoli, già duri ed eretti per
via del freddo e dell’ eccitazione. Già  di loro sono belli evidenti,
in queste situazioni, ancora di più, sempre troppo grandi per i miei
gusti. Li stringe con forza tra le dita e li tira. Un piccolo gemito mi
sfugge dalle labbra. Senza preavviso, uno schiaffo mi colpisce in pieno
volto, e una voce dur
a e fredda mi intima “Taci Puttana!” . A quelle parole, un’ altro
brivido mi scuote. L’ uomo continua a torturarmi i capezzoli. Li stringe
con sempre più forza e li torce. Fa male, cazzo se fa male! Ma cerco di
trattenermi dal emettere qualsiasi suono. Quando penso di non resistere
più, lascia di scatto la presa. Si abbassa, ora sento il suo sguardo
fissarmi, è talmente intenso da essere visibile anche al buio. L’
eccitazione continua a salire. Ora inizio a vedere i contorni degli
oggetti, la stanza è praticamente vuota, tranne quella che sembra essere
una sedia.
Con le dita continua a percorrere lento il mio corpo, fino ad arrivare
sul mio sesso. Mi sfiora le labbra con il dorso di un dito, e prima che
io me ne accorga, un gemito esce dalle mie labbra. L’ uomo, con un gesto
rapido ed energico, mi afferra i capelli e li tira , facendomi piegare
la testa di lato, e gridare per il male. “ Ti ho detto di tacere,
Troia!” il tono di voce è innervosito, duro. Apro la bocca per
rispondere e chiedere scusa, ma subito la richiudo, pensando che forse
non vuole le mie scuse.
Riprende quella lenta tortura. Strofina il dorso del dito tra le grandi
labbra, aprendole leggermente. Il mio sesso è già umido di umori. Quella
situazione mi eccita parecchio. I dubbi che stavano iniziando a
sorgermi, stanno poco a poco sparendo, lasciando posto al piacere e all’
eccitazione.
Le dita continuano a giocare e torturare il mio sesso, scoprendo il
clitoride e iniziando a sfregarlo, con piccoli movimenti circolari. Ora,
non sento più il freddo della stanza. Sono pervasa da una costante
ondata di calore, che si sprigiona dal basso ventre, in tutto il corpo.
Le dita si muovono rapide… gli umori continuano a scorrere e bagnare il
mio sesso…il bacino inizia ad assecondare quel movimento. Lo spingo in
avanti, per sentire meglio le dita premere su quel piccolo bottoncino,
che ora sarà  tutto rosso e gonfio.
“Noooo!” piagnucolo, non appena smette e si stacca. “Ancora?! Non hai
ancora capito che devi tacere?!” mi aggredisce l’ uomo, con sempre più
rabbia nella voce. “ Vediamo se così riesco a farti tacere, Troia!”  
senza darmi il tempo di capire quella frase, mi prende per i capelli con
forza,  bloccandomi la testa e in un attimo mi ritrovo il suo membro,
duro e gonfio, a premere con forza contro le labbra. Non voglio, cerco
di divincolarmi, ma è tutto inutile, legata e tenuta per i capelli, mi è
impossibile oppormi.
Apro la bocca, arresa alla cosa. Inizia a scoparmi la bocca con forza,
senza il minimo riguardo. “Oh! Finalmente così taci, eh Puttana?!”. La
saliva mi cola dalla bocca, ricadendo sui seni. In questo momento, mi
sento proprio una Troia, completamente in balia del suo volere. Non
resisto più, ho bisogno di respirare , mi agito, nella speranza che
capisca che necessito di ossigeno. Ma mi ignora, continua a muoversi
freneticamente dentro e fuori, con violenza e rabbia, ansimando sempre
più forte, fino a quando con un ringhio, mi viene in bocca.  Sento il
liquido caldo e denso scivolare giù, lungo la gola.
Finalmente esce da me, dandomi la possibilità di riprendere fiato. “
Vediamo se ora hai capito che devi tenere chiusa, quella bocca da Troia
che ti ritrovi!” mi dice, tenendomi ancora per i capelli.
Ansimo e cerco di recuperare il fiato…so che questo è solo l’ inizio… 

Come giudichi questo racconto?
Share this Post

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>
*
*