di Cigno

Come scegliere la casa nuova dove abitare. Il primo di una serie di
brevi esperimenti sul sensuale universo delle docce, in compagnia di
Silvia.

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Le case nuove hanno poco fascino. Tuttavia, hanno molto potenziale.

Silvia ha scelto casa sua in modo anomalo.
Ha giudicato il prezzo conveniente sulla base della magnificenza del vano doccia.
Ha lasciato stare le altre camere o servizi. Lei vide un vano ampio,
piastrellato in color terracotta scura. La pistola dell’acqua aveva una
rosata larga e riusciva a pompare grandi quantità d’acqua.
Poteva spostarsi e c’era abbastanza spazio per togliersi dal getto d’acqua e insaponarsi.
Decise che lì è dove i suoi pensieri sarebbero stati rasserenati al termine di ogni giornata.

Il primo giorno in cui iniziò ad abitare in casa nuova si riserbò di fare la doccia soltanto  alla sera.
Tornata dalla palestra, era stanca, sudata e infreddolita.
Le serviva il caldo del getto d’acqua della sua nuova enorme doccia.

Si sistemò per bene. Prese gli asciugamani più belli ed entrò nel bagno.
Tolse l’elastico dai capelli.
Tolse le scarpe e le calze. Aveva i piedi distrutti.
Tolse la magliettina che ancora rimaneva attaccata alla pelle.
Tolse il reggiseno che la stringeva troppo stretta. I seni finalmente liberi le fecero fare un bel sospiro.
Tolse i leggins inserendo due dita lungo i fianchi e spingendo piano
verso il basso. Si aiutò con le anche per poter far rotolare il tessuto
lungo le natiche.
Sentì freddo al culo. Brivido.
Tolse anche le mutandine. Erano umide per via del lavoro di gambe della giornata.
Le annusò e le mise da parte.
Ora si, era nuda.

Passò una mano sulla vulva e una tra le chiappe. Poi se le sfregò l’una con l’altra perché sentiva freddo.
Cazzo. Pensò. Non aveva aperto l’acqua per farla riscaldare.

Attese che si riscaldasse guardandosi allo specchio che pian piano si appannava.
Si ammirò le tette. Le fece ballare un po’ con i palmi delle mani.
Fece scorrere la porta della doccia ed entrò lentamente.
Il getto d’acqua era meraviglioso.

Si bagnò fino agli occhi. Aprì la bocca per imboccare dell’acqua che poi risputava.
Cominciò a massaggiarsi con la spugna e il bagnoschiuma.
Iniziò la pulizia.
Pulì tra le gambe. Pulì tra i seni. Pulì il collo. Si bagnò i capelli e diede una mano di shampoo e una di balsamo.
Era già avvolta da una nebbia calda e meravigliosa.

Una mano scivolò tra le natiche. Grattò con la spugna e sentì lo sfregare sopra la rosella anale.
Ripeté l’operazione più delicatamente tra le grandi e piccole labbra.

Con l’altra mano si aiutava. Chiuse gli occhi.
Cominciò a piacerle.

Ripeté il movimento più volte. Si ritrovò ad avere i capezzoli più duri del normale.
Pensò di prendere in mano la pistola della doccia. Cambiò il tipo di getto e impostò quello più potente e diretto.
Lo passò in viso. Sulla tetta sinistra e su quella destra.
Sull’ombelico. Tra le gambe.
Tremò per il piacere.
Lo portò dietro e lo appoggiò sul suo ano per circa due minuti.
Chiuse gli occhi e gemette.
Le piaceva. Aveva un getto costante che le premeva sul culo. Era caldo ed era costante.
Cominciò a importunare il clitoride. Ci volle poco per rendersi conto di cominciare ad ansimare.

In quindici minuti le sue mani divennero fradicie. La sua fica pure.
Venne nel silenzio di quella doccia idilliaca.
Si sciacquò un’ultima volta. Chiuse tutto.
Si asciugò.

Un rivolo di acqua gentilmente le colava lungo l’interno coscia.
Da dove proveniva? I capelli mossi e bagnati erano da escludere poiché già raccolti con l’asciugamano.
Si immaginò le alternative. Non erano tante.

Uscì dal bagno. Fu una bella giornata. 

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