di Cigno

La doccia è un momento sacro. La sua interruzione non è mai
piacevole, ma è sempre bene saper convertire gli imprevisti in
opportunità.

Potete contattarmi a:

cigno2017@gmail.com

Silvia stava – indovinate un po’? – quando ad un certo punto sentì il campanello suonare.

Cazzo.
Ancora non si era insaponata perché aveva il brutto vizio di iniziare a
massaggiarsi in modo osceno le due belle tette di cui andava fiera.
Sarebbe dovuta rimanere lì, a massaggiarsi, lavarsi e infine masturbarsi.
Invece uscì.
Ancora bagnata, si infilò in accappatoio e coi piedi umidi percorse il
corridoio che la portava all’ingresso. Guardò lo spioncino. Era un uomo
anzianotto.

“Si? Mi scusi, ero sotto la doccia.” Disse lei cercando di far sbucare solo la testa.

“Oh mi scusi… sono l’amministratore di condominio…ancora non ci
siamo conosciuti. Mi saprebbe gentilmente dire il conteggio dell’acqua?
Sto annotando io per tutti.”

Cazzo.
Non sapeva neanche dove fosse il contatore né come si facesse.
Ad un certo punto l’idea.

“Ehm… le dispiacerebbe entrare e controllare lei stesso? Io non so neanche di che sta parlando!”

L’uomo entrò e non poté non notare che, di fatto, Silvia fosse in accappatoio.
Finse di rimanere discreto e si fiondò in cucina. Lesse il contatore e annotò.
“Grazie e mi scusi per l’interruzione”.
“Si figuri… a presto!”

La pozza d’acqua lasciata dal corpo ancora semi grondante di Silvia
all’ingresso era piccola abbastanza da non essere notata ma grande a
sufficienza da far quasi cadere l’amministratore, che certamente non
aveva una prestanza fisica adeguata e neanche scarpe antigrip.
Silvia, senza pensare alle conseguenze, si fiondò per sorreggerlo prima che il signore sbattesse col culo per terra.

“Grazie, signorina! Maledette scarpe…!” Fece l’uomo, con l’occhio
sbarazzino rivolto verso il capezzolo destro che Silvia aveva
inavvertitamente scoperto.
Silvia chiuse la porta e cominciò a ridere istericamente.
Il suo amministratore l’aveva vista nuda e lei rideva come una stupida.
Se ne stava tornando in doccia quando notò il bloc-notes del vecchio per
terra.

Sarà stata la risata, la situazione bizzarra, l’umidità della sua fica, nessuno potrà spiegarlo alla perfezione.
Eppure, la delicata ed elegante Silvia decise di prendere quel blocco
note, se lo passò sulla fica, sulle tette e in mezzo al culo neanche
fosse una carta di credito quando passa dal POS, annusò per verificare
d’aver adeguatamente lasciato il segno, aprì la porta e gridò.

“Signor Amministratore! Ha scordato il taccuino!”

Da lontano, al piano di sotto, il vecchio non se lo fece ripetere due
volte! Risalì le scale come se fosse un ritrovato adolescente, forte
dell’effetto Stamina della tetta di qualche istante prima.
Silvia, che alla fine era una gran stronza, si fece trovare coperta in accappatoio con solo la tetta sinistra in bella mostra.
Il vecchio era imbambolato, con un taccuino umidiccio in mano, a fissarla.

“Eh… l’altra l’aveva già vista. A questo punto… per pareggiare!” Disse lei con l’occhiolino da reclàme.

“Ar…arrivederci signorina”. Il vecchio scappò a gambe levate.

La stronza chiuse la porta, fierissima della sua bravata e ritornò in doccia.
Durò quasi un’ora. Si sentiva molto sporca forse… oppure non abbastanza!

Come giudichi questo racconto?