di Cigno

Leggerissimo e tuttavia palpabile momento di intesa e condivisione.

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Gli spogliatoi della palestra erano stati ideati e progettati da un
maschietto pervertito, Maschilista e forse anche omofobo. Quelli che
decisero a quale genere (Maschili e femminili) destinarli erano
evidentemente compiacenti e altrettanto diabolici.

Innanzitutto partiamo col dire che lo spogliatoio dei maschi era lontano
dalle sale attrezzi. Dovevi percorrere un corridoio, girare l’angolo,
entrare attraverso la porta e superare la parete divisoria prima di
accedere alla stanza dove cambiarsi. Le Docce erano ulteriormente
nascoste dietro e formavano una fila ordinata, ognuna con la propria
parete divisoria. Privacy, relax e tranquillità.


Lo spogliatoio delle donne era il trionfo della sciatteria.
Si entrava dalla porta che confluiva direttamente al salone centrale dove passavano tutti gli utenti della palestra.
La parete divisoria era stata aggiunta dopo ed era in plexiglass opaco,
abbastanza da coprire le vergogne ma non le sagome. La porta si apriva
dal lato in cui la parete divisoria terminava, questo in altre parole
voleva significare che uno sguardo rapido poteva direzionarsi
perfettamente sul lato scoperto della stanza.
Le docce erano sulla destra e facevano un percorso a U lungo tutta la
stanza. Erano singole anche esse ma senza alcuna tenda di chiusura.
Esistevano solo le pareti in plastica tra un doccino e l’altro.
Il corridoio tra esse era inoltre stretto e capitava che se volevi fare
in fretta ed uscire ti ritrovavi a collidere con qualche altro corpo
nudo che usciva da una doccia.

Lo spazio angusto inoltre impediva ai vapori di andarsene, quindi spesso quando c’erano tante donne diventava una sauna.

“Perché non chiediamo ai gestori di fare qualcosa? Non possiamo
scambiare gli spogliatoi?” Chiese Silvia mentre beveva una di quelle
bevande color blu al sapor di limone.

“Non credo abbiano intenzione… noi siamo di meno e ci tocca quello più piccolo!” rispose Anna.
“Inoltre… credo che sia una trovata furba dei maschi segaioli che passano dalla sala centrale… questo attira altri clienti!”

“Sei una complottista da due soldi!” ribadì Silvia, mentre imbambolata
controllava che le goccioline di sudore della sua partner sportiva
venissero guidate dalle suadenti clavicole verso l’insenatura di quelle
corroboranti tette.

Avevano appena finito la lezione di spinning ed erano assetate e sudate.
Si guardarono e capirono che il momento della doccia era arrivato.

Era tardi. In palestra erano rimaste poche persone. Un paio di donne si
erano fermate a discutere nella zona cambio ed erano già vestite con
abiti civili. Le due ragazze, quindi, aspettarono che esse uscirono
prima di spogliarsi e togliersi magliette e leggins fradici.

Entrarono in doccia. Come facevano sempre. Silvia nella doccia centrale lato est. Anna in quella centrale lato ovest.
Docce di fronte. Potevano parlare e guardarsi quando volevano.

“Che fai stasera?” Chiese Anna.
“Penso che guarderò l’ultima puntata di quel telefilm su netflix di cui ti parlavo.” rispose Silvia.
“Quale… quello del cavallo?”
“No…quello ancora deve uscire…. quello sulla droga!”
“Ah, e se ti proponessi aperitivo?”
“Domani devo svegliarmi presto…!”
“Sicura di non stare cercando di evitare questa conversazione?” Chiese Anna.

Silvia interruppe l’insaponamento e guardò la bellissima Anna mentre si massaggiava i capelli.

“No… perché mai?” Silvia non riusciva a scollare lo sguardo dai fianchi meravigliosi.
“Perché penso potresti aver paura di estendere questa nostra amicizia fuori dalla palestra… hai paura di me?” Chiese Anna.
“No, per niente… anzi!” Silvia sorrise ammiccando e rivolgendosi alle dolci curve offerte dall’archeologa amica.

“Non trovi che ci stiamo scolpendo dei bei culi io e tu?” Disse Anna
muovendo in sù il bacino e dondolando le natiche gocciolanti.

“Trovo che tu sicuramente partivi già molto meglio di me!” Rispose Silvia stropicciandosi un gluteo e finendo con un pizzicotto.

“Ahi!” Aggiunse, con sguardo provocante.

“Esci con me, stasera!” propose Anna.
“Sul serio, vuoi uscire?” Chiese Silvia.
“Sarà divertente, ci beviamo qualche birra. O del vino.
Non so, sei più tipa da vino, tu?” Chiese Anna mentre si strizzava i capezzoli con una tranquillità paradossale.

Silvia non sapeva se concentrarsi sulla strizzata o sulla domanda.

“Credo di amare entrambe.” Disse. “Entrambe le bevande!” Aggiunse.

“E dimmi… ti piace di più bere dalla bottiglia o dalla coppa…?” Fece Anna massaggiando i seni con insistenza.

“Credo….” Silvia inavvertitamente si portò le proprie mani ai seni.
“Credo… mi piaccia di più bere dalla coppa…” Esclamò con la bocca
aperta e una lingua che cercava di avvicinarsi orribilmente a quelle due
bocce rotonde.

“Oh bene. Allora sei tipa da vino.” Disse Anna mentre con Nochalance si girava, proibendo a Silvia di vedere oltre.
“Stronza!” Disse Silvia mentre ricomponendosi riprese a lavarsi.

“Ehi Silvia…” disse Anna dopo qualche minuto.
“Dimmi!” rispose Silvia.
“E che ti va di mangiare?” Continuò a dire, sempre dando le spalle.
“Per me qualsiasi cosa va bene.” noncurante Silvia stava terminando la sua lavata in zona intimo.
“Non ti va una bella pizza?” Anna chiese mentre con le mani distribuiva il sapone sulle chiappe in modo circolare.
“Carboidrati? Dopo la palestra? Non è da te, tesoro!” Si girò Silvia con fare divertito.

Anna, sempre di spalle, la guardava con la coda dell’occhio mentre con
movimenti ripetitivi si passava la dita sui glutei, incrociandole al
centro.
In alcuni momenti sembrava vagamente distendere le natiche per concedere
uno spazietto scuro dal quale poter scorgere le grazie più protette.
Silvia era eccitatissima nel vedere come Anna rendesse tutto
estremamente naturale. Si stava pulendo il culo o stava gridando ai
quattro venti “E’ aperto tutto per te, Mangia!”

“Cosa hai detto, Anna?” chiese Silvia ipnotizzata.
“Ho detto che secondo me con il vino ci sta meglio la carne!” rispose Anna.

“Penso proprio di si… bistecca?”
“Al sangue… morbida e succosa.”
“Con un bel bicchiere di vino per mandar giù.”
“E un dolce alla fine, per concludere in bellezza…”

Anna chiuse il getto d’acqua e uscì.
“Allora, sù, vestiamoci! No?”

Silvia, gambe tremolanti ed eccitata da morire, fece di sì con la testa ed uscì dalla doccia.

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