La stanza era grande.

Anna era entrata in quell’hotel camminando con lo sguardo a terra, si era avvicinata al bancone della reception e aveva chiesto con un filo di voce se c’era una camera prenotata a suo nome. La ragazza della reception le aveva detto di alzare la voce.

«Non sento…a che nome?»

«Ehm…» Anna esitava «a nome Annina servetta.» disse poi alzando un poco la voce.

Sul viso della ragazza della reception si dipinse un ghigno sarcastico che la fece arrossire. Poi questa le diede la chiave elettronica che le avrebbe permesso di salire al quinto piano dell’hotel ed entrare nella stanza che la Direttrice aveva prenotato per lei. Era tutto magnifico, a partire dalla hall dell’hotel all’ascensore, rivestita di legno scuro e ottone, con una pulsantiera d’epoca e vicino, come a contrastare questa bellezza vintage, l’apparato per le chiavi elettroniche.

Quando entrò nella stanza, la trovò enorme, una grandissima vetrata fungeva da muro esterno, il telecomando per regolare la trasparenza dei vetri era appoggiato su uno sgabello vintage, rivestito di tessuto a strisce dai colori pastello panna, verde e una sottilissima striscia marroncina, che lo percorrevano per la sua larghezza. Il telefono trillò, era la chat personale con la direttrice.

*Nell’armadio troverai un pacco. Portalo in bagno, spogliati e indossa quello che trovi all’interno. Poi chiama il servizio in camera e consegna tutto ciò che stai indossando adesso per la lavanderia. Rispondi solo quando avrai fatto.*

La Direttrice le aveva detto che il gioco si sarebbe ampliato. Qualcosa di nuovo sarebbe successo. Così era stato, qualche giorno prima infatti le aveva fatto sapere che se voleva ancora essere la sua servetta avrebbe dovuto seguire le sue istruzioni e essere disposta a chattare con lei da un posto che non fosse casa sua. Anna aveva avuto qualche pensiero, ma la Direttrice le era ormai entrata nella mente e non riusciva a disfarsi di questo legame. Lei era subdolamente penetrata nella sua vita e ora non le lasciava scampo.

Il bagno era grande. Anna aprì il pacco e cominciò a tirare fuori le cose che conteneva. Un vestito nero con una zip frontale che si estendeva per tutta la lunghezza dell’abito, collo alto e stretto con due bottoncini neri. Un tanga nero a banda. Un paio di scarpe nere con tacco stiletto dodici. Un rossetto, che Anna subito aprì e si rivelò essere di colore nero. Si spogliò, pensando alla Direttrice, la Signorina Perla e già da quel momento la sua sensazione di vergogna cominciò a salire, pensando inutilmente a che cosa le sarebbe stato chiesto di fare. Indossando il vestito si rese conto che le arrivava appena sotto la metà delle cosce ed era stretto sui fianchi e sul busto, enfatizzando le sue curve; anche il collo alto era preciso, abbottonando i due bottoncini si sentiva come intrappolata, infatti questo le copriva tutto il collo. Subito sotto il collo alto partiva la zip che percorreva tutta la lunghezza del vestito. Il tanga era della sua misura e le scarpe le calzavano a pennello. Anna pensò a cosa fare col rossetto, ma non ne era sicura e si disse che avrebbe atteso istruzioni da parte della Direttrice. Chiamò il servizio in camera e consegnò le sue cose per la lavanderia, come era stata istruita, dopodiché scrisse in chat.

*Eseguito ciò che dovevo fare, sono vestita come desideri, le mie cose sono in lavanderia.*

Attese quasi cinque minuti, durante i quali si chiese più volte se non fosse un malvagio scherzo, poi arrivò la risposta.

*Brava servetta. Da oggi ci sarà una novità, hai il permesso di darmi del lei, sei contenta di questa cosa servetta?*

*Sono molto contenta di questo, Signorina Perla.*

*Molto bene. Ora, siccome io ho da fare, tu attenderai che venga buio mettendoti in piedi al centro della stanza e stando lì ferma, finché non sentirai il trillo della mia chat. Intesi?*

*Sarà difficle per me Signorina Perla, ma farò del mio meglio.*

*Certo che sarà difficile, è ovvio. Ti pare che tu sia lì per divertirti? Forza, vai la centro della stanza e rimani con le gambe unite, le braccia lungo i fianchi e guarda attraverso la vetrata. Non muoverti. E per la cronaca, questo si chiama gioco della statua…sarai la mia statua finché non ti contatterò. Chiaro?*

*Sì Signorina.*

*Brava servetta. Ora ferma e non muoverti. A dopo. Non rispondere.*

Dal centro della stanza, attraverso la vetrata, si vedevano i palazzi dall’altra parte della strada, costruzioni adibite ad uffici per lo più, almeno così immaginava Anna mentre guardava davanti a sé, ma anche alcuni palazzi del novecento che erano sicuramente appartamenti. Si vedevano le persone muoversi all’interno e qualcuno era alla finestra. Di quelle che a lei sembravano uffici, molte finestre erano a specchio, ma sicuramente chi stava dall’altra parte del vetro poteva vedere fuori, esattamente come stava facendo lei. La sensazione immediata di essere osservata, mentre se ne stava in piedi come una statua in mezzo alla stanza, vicino allo sgabello con sopra il telecomando, la fece trasalire e arrossire. Non c’era un orologio cui potesse far riferimento per sapere da quanto tempo era lì ferma, ma i suoi piedi dicevano che era già un bel po’.  Passò ancora del tempo, i piedi dolevano, ma il telefono, appoggiato sullo sgabello vintage accanto al telecomando, non voleva saperne di produrre quel suono che le avrebbe permesso di muoversi. Il vestito stava pressando sulla sua pelle, era come se ogni momento diventasse più stretto e il collo alto abbottonato, le imponeva di tenere le testa eretta e il mento alto.

Le gambe cominciarono a tremare a causa della posizione e del carico. I piedi facevano male. Fuori era già buio. La chat finalmente trillò.

Spostò solo la mano per prendere il telefono.

*Prendi il telecomando della stanza. Metti l’oscuramento vetri a zero…accendi le luci numero 3 e 5 e metti la temperatura su 22.*

Anna ebbe un attimo di esitazione. Anche le braccia, dopo tutto quel tempo rimasta immobile, erano dolenti. Pensò a cosa sarebbe successo. A cosa aveva in mente la Direttrice e arrossì. Perché sapeva benissimo che abbassare la temperatura avrebbe avuto un effetto diretto su…certo sui suoi capezzoli che la Direttrice amava così tanto. Eseguì e le luci accese illuminarono un ampio gradino che correva lungo tutta la vetrata, erano faretti che dal soffitto gettavano i loro fasci di luce verso il basso. Il climatizzatore si accese e la temperatura cominciò subito a scendere.

*Fatto Signorina Perla.* digitò poi sul telefono.

*Bene. Ora lentamente vai a prendere il rossetto che hai trovato nel mio pacco e torna dove sei ora.*

Anna si mosse, le gambe facevano male e rischiò di inciampare. Rallentò e capì che i suoi movimenti lenti sarebbero stati molto sensuali da vedere dall’esterno. Quando tornò al proprio posto, in mezzo alla stanza, la temperatura era già scesa abbastanza da creare quell’effetto che lei temeva.

*Ti è piaciuto il gioco della statua, servetta?*

*È molto faticoso, Signorina Perla.*

*Ti stai lamentando?*

*No Signornina, mi scusi.*

*A me piace molto, per cui in futuro ti eserciterai molto in questo gioco, a mio piacimento e per il mio piacere e quando desidererò io.*

Anna ebbe un tremito…non era un gioco facile e aveva paura che questo la portasse ad avere dei crampi o cose simili. Lo scrisse alla Direttrice.

*Un po’ di sofferenza per farmi piacere non ti farà male, non molta, solo un pochino, faremo le cose per gradi, vedari sarà divertente.*

Anna ancora non riusciva a capire come mai le piacesse sottostare alla volontà della Direttrice, che sicuramente aveva uno spirito sadico e lo dimostrava in queste cose, ma sicuramente la cosa che faceva più piacere alla Direttrice era farla vergognare e si assicurava che lei non si abituasse mai alle situazioni imbarazzanti cui lei la sottoponeva.

*Vediamo, servetta. Vai sul gradino alla vetrata…immediatamente.*

*Va bene Signorina Perla.*

Anna si avviò e salì sul gradino, illuminata a giorno, mentre tutto il resto della stanza era al buio completo.

*Sai cosa devi fare adesso? Zip zip con la cerniera finche le tette non sono fuori.*

Anna eseguì lentamente e riportò alla Direttrice.

*Brava servetta. Chissà quanta gente ti può vedere e ti sta guardando adesso dai palazzi di fronte. Come ti senti?*

*Lo sa Signorina Perla, che mi vergogno da morire, quando mi fa fare queste cose.*

*Molto bene servetta, lo sai che non voglio che questa tua vergogna sparisca…devi vergognarti…e dimmi, come mai ti vergogni, ma ti ecciti sempre così tanto a vergognarti?*

Venne punta sul vivo, lei non lo sapeva, non riusciva a capire il perché.

*Non ne ho idea Signorina Perla, non lo so spiegare proprio.*

*Te lo dico io, è perché tu ti ecciti a essere messa in imbarazzo da me, ti piace che qualcuno ti ordini di fare cose che da sola non riusciresti mai a fare, perché ti vergogni, ti piace essere obbligata a farlo, è un contrasto di sensazioni molto forte che ti fa eccitare. Ora struscia appena i tuoi capezzoli sul vetro e fai vedere a tutti come ti diventano duri.*

*Sì Signorina Perla.*

*Fallo bene, devi a malapena sentire il contatto sulle punte. Su e giù, a destra e sinistra, fallo danzando lentamente…piega le gambe per danzare, fai la troietta.*

*Va bene Signorina.* rispose Anna. *Posso farle una domanda?*

*Va bene dai, vediamo su che cosa sei curiosa, servetta.*

Anna indugiò un attimo prima di digitare, non era sicura che la Direttrice volesse rispondere al suo dubbio.

*Ma lei mi sta guardando?*

Un “LOL” apparve sullo schermo del telefono.

*Dovrai rimanere nel dubbio, servetta. Chi lo sa, probabilmente sì. Ora danza per me e struscia quei capezzoli.*

Anna avvicinò i capezzoli al vetro e nel fare questo si abbassò, piegando le gambe. Cominciò una sensuale danza facendo attenzione che il contatto fosse il più leggero possibile. Si stava vergognando, si rendeva conto che la sua posizione era realmente sensuale e provocante. Il sedere era spinto verso l’esterno, le gambe piegate e i piedi distanti tra loro e la schiena si piegava per permettere il contatto lieve con il vetro. I capezzoli cominciarono a indurirsi e più danzava più questi crescevano in consistenza e più lei si vergognava di quello che stava facendo. Il trillo della chat la interruppe dopo un po’.

*Sono duri e infuori adesso, immagino.*

*Si Signorina Perla.*

*Brava servetta. Pensa a quante persone stanno a guardarti in questo momento, quanti ti vedono e che cosa pensano di te. Ti vergogni?*

*Moltissimo Signorina Perla.*

*Molto bene. Ora prendi il rossetto. È antitossico, ma anche permanente…ora dipingi di nero i capezzoli col rossetto, fallo bene, la punta e le areole devono essere nerissimi. Inteso?*

*Sì Signorina Perla.*

Anna prese lo stick del rossetto e lo aprì. Ruotò il fondo e fece uscire la punta, la avvicinò al capezzolo sinistro e cominciò a spandere il rossetto su di esso, Si sentiva esposta, la sua vergogna, nonostante la ripetizione di alcuni ordini da quando aveva cominciato quel gioco con la direttrice, non accennava a diminuire e sapeva che la Direttrice era contenta di questa cosa, lei voleva che lei si vergognasse, era il piacere primario di Perla.

Quando il capezzolo sinistro fu completamente nero, passò al destro.

Come le aveva detto, non voleva che quella sensazione di profonda vergogna andasse mai via e che questa vergogna la eccitasse, nonostante stesse facendo cose che mai da sola avrebbe mai fatto, probabilmente eccitava anche la Direttrice, anzi Anna pensava che fosse la sua maggior fonte di piacere, che il suo sottile sadismo stesse proprio nel farla vergognare sempre più e il suo pensiero volò su fantasie che nemmeno lei riusciva a ben definire o immaginare, dove la Direttrice l’avrebbe spinta sempre oltre.

*Fatto Signorina Perla.*

*Bene. Ora tira su la zip del vestito, ma fai in modo che parte dei tuoi capezzoli siano visibili.*

Anna lentamente alzò la zip. Piano piano, finché non arrivò al punto in cui parte dei capezzoli dipinti di nero fosse nascosta, ma parte visibile. La chat trillò.

*Ancora mezzo centimetro in alto.*

Oddio, pensò Anna. Allora mi sta davvero guardando. Tirò su la zip ancora un poco, in quel modo era visibile sono una piccola porzione delle sue areole, dipinte di nero.

*Fatto Signorina Perla.*

*Brava servetta. Ora scendi nella hall, vai al bar e ordina qualcosa da bere, qualcosa di analcolico in un bicchiere grande, devi metterci almeno dieci minuti a berlo. Mi piace l’idea che tu mostri un poco di quei pulsanti neri in giro, so che ti vergognerai un sacco, ma io voglio che tu lo faccia. Ti siederai su uno degli sgabelli alti che ci sono al bancone del bar e terrai le gambe incrociate, così mostrerai anche un po’ di pelle a chi sta lì. Ora io devo andare. Tu esegui correttamente le mie istruzioni e ci sentiremo presto, non eseguirle e non ci sentiremo mai più. Hai capito servetta?*

Anna trasalì. Certo questo era un bel passo avanti rispetto ai giochi privati in casa. Già sentiva il rossore e il calore che le salivano al viso, la vergogna serpeggiante che la invadeva e già immaginava che cosa le sarebbe successo quando sarebbe scesa al bar dell’hotel. La Direttrice indubbiamente si stava divertendo molto con lei.

*Sì Signorina Perla.* Rispose.

*Bene servetta. Molto bene. Quando sarai al bar non voglio che tu dia confidenza a nessuno, a parte la barista e il personale femminile dell’hotel. Appena avrai finito di bere, risalirai in camera e farai scendere di nuovo la zip, ti metterai sul gradino della vetrata e starai ferma mostrando le tue tette per dieci minuti. Poi potrai andare a dormire. A presto servetta.*

*A presto Signorina Perla.* digitò Anna, ma la Direttrice era già andata offline.

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