di Wife07

Capitolo 1

Mi chiamo Giulia, di mestiere sono assistente di un andrologo. Ma di
questo poi ne parlerò. Sono sposata da un anno, per il momento non
abbiamo figli. Lui si chiama Paolo, per il momento stiamo bene da soli,
anche perchè abbiamo trovato un hobby da condividere in comune: la
fotografia. In realtà è una passione che lui ha da sempre, ma dopo il
matrimonio abbiamo cercato di svilupparla meglio. E l’obiettivo delle
sue foto sono esclusivamente io. Poso per i suoi scatti, questo alimenta
molto la vita di coppia. Ma si tratta sempre di scatti abbastanza
innocenti, ci siamo spinti al massimo a scatti in costume da bagno, o
magari in lingerie, ma nella maggior parte delle sue foto indosso
vestiti scollati e minigonne. Non mi reputo una bella donna, non credo
di esserlo. Ma i suoi scatti, mi fanno sembrare irresistibile. Anche
perchè Paolo fa di tutto per mettere bene in mostra il mio seno, perchè
porto una bella
sesta. E sono grassoccia al punto giusto, con i capelli castani, come
gli occhi. Solo una volta è capitato che Enzo mi chiedesse di posare in
maniera “diversa”. Aveva incontrato un vecchio amico delle scuole, e a
quanto pare ebbe un’idea piuttosto particolare. Ne discutemmo un
pomeriggio, dopo pranzo. Stavamo seduti a tavola, a fumare la sigaretta
post-pranzo.
– Sai, ho incontrato un amico delle scuole – mi disse. – Josè. Un
ragazzo Etiope, ha la nostra età. Abbiamo parlato a lungo, non lo vedevo
da molto tempo. Poi non so per quale motivo gli ho chiesto di posare
con te, per alcuni dei miei scatti.
– Va bene, Enzo – risposi. – Non ci trovo nulla di strano.
– In realtà gli ho detto che avreste posato nudi.
– Che novità è questa? Dovrei farmi fotografare nuda insieme ad un uomo che neanche conosco?

– Ma Giulia, si tratta di scatti innocenti. Mica dovete fare l’amore?
Dovete solo abbracciarvi, accarezzarvi, come nelle pubblicità della
Benetton.
– Beh, se si tratta solo di questo…
Diventai rossa di vergogna, solo pensandoci. Ma d’altronde non mi andava
di rifiutare, si trattava solo di qualche innocente abbraccio. Il
giorno dopo Enzo mi portò con sè, aveva prenotato una camera d’albergo,
specificando però alla direzione che serviva per un servizio
fotografico, e che quindi bisognava portare via ogni cosa, il letto, il
comodino, l’armadio. La stanza infatti era completamente spoglia, ed era
molto spaziosa. Josè ancora non c’era, e Enzo iniziò a posizionare le
luci e tutto il necessario.
– Ora puoi spogliarti, amore.
Mi sfilai la gonna e la maglia a maniche lunghe, poggiando tutto su una
sedia. Restai con le mutandine e il reggiseno, intenzionata a non
toglierli per nessuna ragione. Arrivò finalmente Josè.
– Ciao Enzo.
– Ciao Josè. Lei è Giulia, mia moglie.
– Ehi, che belle tettone che hai – mi disse palpandomelke, istintivamente lo colpiii con uno schiaffo, ma leggero.
– Giù le mani. Ma cosa hai capito?
– Su, non fare la schizzinosa. Volevo iniziare a fare conoscenza con il tuo corpo.
Josè si sfilò la maglia, aveva un corpo ben scolpito. Poi si abbassò i
pantaloni, e venne fuori molleggiando il suo cazzo già dritto.
– Digli di stare calmo al tuo arnese, perchè non siamo qui per girare un porno.
– Sei un pò nervosetta? – mi chiese, e mi si avvicinò, masturbandosi
delicatamente. Tentò di baciarmi, ma io mi scansai, tirando indietro il
viso.
– Josè,Giulia ha ragione. Forse hai capito male, non sono fotografie porno.
– Io in realtà pensavo che dovessi scoparmela, ma mi adeguerò, anche se non so se riuscirò a tenere a freno il mio uccellone.
Effettivamente aveva un cazzo spaventoso. Non ne avevo mai visto uno di quelle dimensioni, e non facevo altro che guardarlo.
– Adesso puoi spogliarti del tutto – mi disse Enzo, che stava mettendo il rullino alla macchina.
– Non vorrai mica che il tuo amico mi sbavi sulle tette?
– Giulia, se non lo fai le fotografie in questo modo non hanno senso.
Quindi decisi di collaborare, così non avremmo perso altro tempo. Mi
feci scivolare ai piedi le mutandine nere, avevo un pò di vergogna,
perchè Josè non faceva altro che guardarmi la passera pelosa. Poi mi
slacciai il reggiseno, e le tette si liberarono con un balzo
molleggiato.
– Che splendore – disse Josè, riferito alle mie tette. – Vorrei infilarci il cazzo lì in mezzo, però avrei paura di perderlo.
– Contieniti. Sei troppo arrapato – gli dissi.
Enzo ci diede il via, ci abbracciammo. Aveva iniziato a scattare.
Guardavamo entrambi verso di lui, ma senza sorridere. Eravamo seri. E
inoltre sentivo il suo cazzo eretto contro il mio inguine. Era enorme,
mi eccitava anche se non volevo dimostrarlo. Ma mi stavo iniziando a
bagnare. Le mie tette erano schiacciate contro il suo petto, la mia
pelle bianca contro la sua pelle scura. Poi senza farsene accorgere,
Josè spostò il suo arnese, verso l’interno delle mie cosce. Sentivo
premere il glande contro la mia passera.
– Ehi, stai attento a dove la metti questa proboscide.
Poi cambiammo posizione, ci mettemmo di traverso alla macchina
fotografica, e Josè stava alle mie spalle e mi abbracciava da dietro,
coprendomi i capezzoli con le mani. La cappelle del suo cazzo premeva
contro il buchetto del mio culone.
– Vacci piano, vuoi incularmi per caso?
– Sarebbe una bella esperienza, non trovi? Ti sodomizzerei con piacere
qui, davanti a quel cornutone di tuo marito – mi disse con un filo di
voce, per non farsi ascoltare da Enzo. E infatti non riuscì a sentire
nulla. E io non seppi come rispondergli, perchè mi sentii violata. Ma in
parte mi piaceva.
– Non permetterti più di dirlo, sennò ti arriva un altro schiaffo – gli dissi. Enzo scattò altre quattro fotografie.
– Mi farei schiaffeggiare da queste – mi disse premendo le mie tette, una contro l’altra.
Mi girai verso di lui, lo guardai negli occhi in modo severo. Gli presi
in mano il cazzo e lo strinsi, ma non molto forte. Non gli feci del
male, infatti sorrideva.
– Potrei stringertelo talmente forte da schiacciartelo – la mia mano non
riusciva a chiudersi del tutto intorno al suo arnese, aveva un diametro
che non aveva mai visto prima di quel momento.
– Amore, dagli qualche bacetto sul collo. Vi voglio vedere con più passione.
– Si, avanti, dammi qualche bacetto. Magari anche sul glande.
– Te lo scordi – gli dissi.
Avvicinai le labbra al suo collo. Lo baciai, a timbro. E continuavo a
tenergli il cazzo in mano. Enzo scattava le fotografie. Poi Josè spostò
il viso, e mi baciò sulle labbra. Cercai di divincolarmi, ma la sua mano
raggiunse il mio culone, poi la mia passera bagnata, e fui sua. Avrebbe
potuto farmi quello che voleva. Mi accarezzava la passera in maniera
delicata, e credo che Enzo non se ne fosse accorto. Oppure faceva finta
di niente. Allora aprii la bocca, e gli diedi anche la lingua. Ci
baciammo per alcuni minuti, e la mia mano aveva cominciato d’istinto a
masturbare Josè, delicatamente. Mi venne voglia di prenderglielo in
bocca, ma non so la reazione di Enzo quale fosse stata.
Enzo aveva preparato anche un telo bianco, steso per terra. Voleva
scattare qualche foto di noi due distesi teneramente sul telo. Quindi
tenendolo Josè per il pene, lo portai verso il telo. Mi sdraiai, a
pancia sotto, e Josè mi si mise sopra, si teneva sollevato con le
braccia, e il cazzo diretto verso il mio culo. E lo sfregava contro il
buchetto, impaziente di entrare.
– Così è perfetto ragazzi – disse Enzo, che scattava in continuazione. I flash illuminavano la stanza.
Poi Josè mi si mise di fianco, con l’arnese che si divincolava tra le
mie cosce come un serpente. Glielo presi in mano e lo masturbai, con
decisione. Era durissimo. Intanto con le labbra mi baciava le spalle, e
con una mano mi accarezzava il culo. Poi sentii il suo medio penetrarmi
nel buchetto, con un sussulto mi ci scostai, ma poi lo lascia fare. Mi
penetrava con foga, mi faceva un gran male.
– Basta Josè, mi stai spaccando il culo – gli dissi. Mi misi a sedere. – Enzo, il tuo amico è molto arrapato.
– A quanto vedo anche tu – mi rispose mio marito. Si riferiva al fatto che tenevo nella mano il cazzo di Josè.
Quindi lo lasciai. Decidemmo di cambiare posizione, Josè si alzò, e in
qualche attimo mi trovai il suo glande rosa puntato sulla faccia.
L’avrei preso volentieri in bocca, era molto invitante, ma mi
preoccupavo di quello che avrebbe detto Enzo.
– Dai, solo qualche bacetto. Non ti chiedo altro – mi disse Josè
prendendo in mano l’asta e puntandomi il glande turgido sulle labbra. Lo
fece sfregare contro, aspettandosi che l’avrei preso in bocca, ma non
lo feci. Ma comunque non mi feci indietro.
– Amore, dagli qualche bacetto. Si tratta solo di baciarlo un pò. Non ti dico di prenderlo in bocca – mi disse Enzo.
Se era questo che voleva… baciai il glande, ma in maniera innocente.
Dopo qualche scatto, però, infilai in bocca la cappella, gustandola con
la lingua. Non avevo mai fatto un pompino, neanche a mio marito. Ma mi
piacque subito. Ma non riuscii a infilare anche l’asta, talmente era
grosso l’arnese di Josè. Muovevo la lingua con movimenti lenti, che lo
coprivano di saliva densa, e lo lucidava. Lo guardai in viso, Josè mi
guardava dall’alto sorridendo, mi guardava come una puttana, con sdegno,
quasi. Stringevo le labbra, e lasciai che scivolasse fuori, per poi
scivolare di nuovo dentro. Le mie guance si incavavano mentre succhiavo.
Guardai Enzo, mi guardava e fotografava. Non sembrava dargli alcun
fastidio. Per questo provai un pò di rabbia, ma allo stesso tempo
piacere. L’avrei divorato quell’enorme arnese, e i miei denti scorrevano
sul suo cazzo, rigandolo piano.
– Brava mogliettina, come sbocchini bene – mi disse Josè. – Andiamo, che
poi alla fine c’è una bella sorpresa per te. Dove vuoi che te la dia,
sulle tette? Sulla faccia?
Non gli risposi. Ero troppo impegnata a gustarmi quel momento. Lo
trattenni un attimo in bocca e poi lo lasciai uscire lentamente. Mi
spostai i capelli dal viso sulle spalle, per lasciarmi fotografare
meglio, e prima di riprenderlo in bocca lo masturbai prima. Ma Josè con
un grido di piacere mi inondò di sperma. Lasciai il suo cazzo e cercai
di spostarmi, ma i fiotti di sborra comunque arrivarono sulle mie tette,
uno sul braccio, e anche sui capelli.
– Che sborrata! – urlò masturbandosi delicatamente per far venir fuori le ultime gocce.
– Guarda cosa hai combinato! Sono tutta sporca – ero disgustata dai
fiotti di sperma che avevo sul corpo. Un rivolo mi colò dal seno,
fininendo su un capezzolo. Non avevo neanche il coraggio di togliermelo
con le mani, quindi lo lascia lì. – Beh, direi che per oggi basta, non
credi Enzo?
– Certo amore. Grazie Josè.
– Grazie a te Vicenzo. Anzi, mi farebbe piacere ripetere questa
esperienza – mi puntò di nuovo il glande sulle labbra, voleva che gli
leccassi via le ultime gocce di sperma. Ma io lo allontanai con una
mano.
– Vai via con questo arnese. Che credi, che ti ripulisca lo sperma con la lingua?
Finalmente tornammo a casa, dove mi feci una doccia, prima di andare a
letto, e continuare la mia solita vita lavorativa. Sarebbe tornato tutto
normale tra me ed Enzo? Credo di sì. Ma c’è da dire che questa
situazione non la dimenticherò tanto facilmente.