di Wife07

Capitolo 2 – Un paziente libertino

Ho ventisette anni. Ho già avuto occasione di dire che sono assistente
di un dottore. Un andrologo. Prima di scegliere questo mestiere, non
sapevo quanto potesse essere imbarazzante. Spesso ai pazienti gli si
indurisce, e il dottore mi sgrida, perchè dice che è colpa mia che sono
troppo scollata. Io sono testarda, mi vesto come voglio. Più il boss si
incazza e più faccio di testa mia. Ma a lui di certo non piace guardare
le mie tette tramite le scollature pericolosissime che indosso, lui è
gay. Convive con un uomo. Ma se devo essere onesta, quando lavora sembra
un angelo, asessuato, senza pudore, una vera macchina. Infatti non è
stato facile capire che è gay. L’ho scoperto perchè lo telefonano sempre
molti uomini, con belle voci,
Io non controllo mai i cazzi dei pazienti. Sono lì a guardare e ad
annotare, ad aiutare il dottore. Solo qualche volta il dottore mi ha
chiesto di tenere sollevato il pene del paziente, mentre lui faceva
altro. Ed era anche un anziano. Era tutto mollo. Ovviamente porto i
guanti. Quei vecchi che ogni tanto vengono da noi, vogliono che sia io a
visitarli. Una volta venne un anziano che aveva problemi con
l’erezione, ovviamente, a quell’età. Bussò alla porta, e andai ad
aprire.

– Prego, si accomodi.
Entrò nella stanza, io stavo firmando alcune carte che il dottore mi
aveva chiesto di firmare al posto suo. Fece distendere sul lettino il
signor Mario, dicendogli di sbottonarsi i pantaloni. Così fece, ma
fissandomi in continuazione. Vedevo con la coda dell’occhio che mi
guardava le cosce. Quel giorno portavo le calze e una minigonna, tanto
corta che quasi si vedevano gli orli delle calze autoreggenti. Ad un
certo punto il dottore si allontanò, per fare una telefonata. Si
trattava di una telefonata lunga, perchè avevano chiamato per conto di
un caso assai urgente. Cercai comunque di intrattenere in qualche modo
l’anziano, che continuava a fissarmi.
– Che problema ha?
– Non riesco ad avere una buona erezione. Non so come mai. Dottoressa secondo lei?
– Eh, signor Mario, mi sa che deve rassegnarsi, è l’età. Comunque non
voglio espormi. Dovrebbe aspettare che arriva il dottore ritorni.
Arriverà tra un quarto d’ora.
– Ma siccome ho da fare non mi può visitare lei, intanto che arriva il dottore?
– Guardi, veramente non posso. Non sono competente come il dottore.
Continuai a leggere le carte, ma notai che a furia di guardarmi, al
signor Mario stava venendo duro. Forse mi aveva raccontato una balla,
era solo il pretesto per arrivare a me.
– Basterebbe un piccolo gesto da parte sua per farmelo ritornare come quando era giovane.
– Signor Mario, faccia il serio. Non vede che sto lavorando? E poi sono anche sposata.
Poi lo guardai, si stava accarezzando l’uccello, che aveva portato fuori
dai pantaloni, e mi guardava. Ritornai ai documenti da firmare,
cercando di ignorarlo, ma lui continuava col provocarmi.
– Ha due angurie…
– Grazie – risposi con un filo di voce.
– Certo che l’occhio ci casca. Ma dottoressa le posso chiedere una cosa?
– Certo.
– Ma il suo seno è rifatto?
– Ma come si permette? Forza, stia disteso e buono.
– Dottoressa ma come mai indossa questa bella minigonna da vera troia?
– Perchè, non le piace? In genere ai miei pazienti piace moltissimo. E poi come si permette di chiamarmi troia?
Cercai di ignorarlo, ma lui continuava con i suoi soliti commenti. Avevo
quasi iniziato a non rispondergli più, ma più andava avanti con quelle
provocazioni e più mi sembrava di impazzire di eccitazione. Mai nessuno
mi aveva detto tutte quelle porcherie messe insieme.
– Dottoressa, venga, le devo dire una cosa a bassa voce.
– Va bene, ma facciamo presto – mi avvicinai.
Con la mano mi aspettava, mi invitava ad avvicinarmi. Mi avvicinai, ma
per lui non era abbastanza, e mi disse di avvicinarmi ancora. Adesso era
molto vicina al suo corpo, nudo dalla vita in giù. Guardavo il suo
arnese duro.
– Non abbia paura, si abbassi verso di me, che devo dirle qualcosa a bassa voce.
Per la curiosità mi abbassi col busto verso di lui, ma non parlò. E
subito notai che con la mano stava puntando il suo attrezzo in direzione
delle mie tette, verso il mio grande scollo. Sentii la sua cappella
toccarmi lì in mezzo, tra le due enormi tette. Allora mi rialzai col
busto e gli schiaffeggiai il pene due volte.
– Lei è un maiale, signor Mario. Lei vuole queste, non è così? – gli
domandai premendomi i seni, uno contro l’altro. – Non le avrà mai.
– Su, non faccia la schizzinosa. Tanto quel cornuto di suo marito non c’è. Si lasci andare.
– Comunque vedo che il suo arnese ha riacquistato virilità, è duro da far spaveno.
– Sa com’è, se devo essere sincero non ho nessun problema. Ero venuto qui solo per lei
– Solo per me?
– Dottoressa, sto morendo dalla voglia di avere le sue tette. Per favore, mi faccia una sega spagnola.
– Ma che modi! Comunque non sono una puttana.
Ma devo confessare che di voglia di farlo divertire un pò ne avevo
molta. Tutte quelle sue parole mi avevano eccitata come una troia.
Quindi mi tolsi la maglia nera scollata e le mie tette vennero fuori
molleggiando, vistose, morbide. Non portavo il reggiseno, non è mia
abitudine portarlo.
– Le farò lo stesso un controllo per vedere se è tutto a posto.
Mi abbassai sul suo arnese enorme, e le mie tette andarono a posarsi
proprio su di lui, facendolo sparire per qualche attimo. E lo guardavo
negli occhi, c’era molta depravazione nei suoi occhi. Ma cosa stavo
facendo? Come mi stavo comportando? Iniziai a pensare che non era giusto
quello che stavo facendo, ma intanto quella storia mi aveva intrigato e
coinvolta.
– Succhia, succhia dai, o non lo sai succhiare?
– Signor Mario, lei sta abusando della mia disponibilità. Si era parlato solo di una sega spagnola.
– Su, si tratta solo di prendermelo appena un pò in bocca.
Si alzò dal lettino e mi prese per i capelli, voleva prendermi con la
forza, ma io gli allontanai le braccia, non avrei mai fatto una cosa per
costrizioni.
– Lasciami stare, maiale. Vuoi un pompino? Va bene, ma non c’è bisogno di usare la forza.
Mi inginocchiai. Mi puntò il glande contro le labbra, ma non lo volli prendere in bocca. Mi divincolavo con la faccia.
– Che c’è, non lo vuoi più?
Poi decisi di prenderlo in bocca. Spostai in direzione delle mie labbra
il pene, baciai dolcemente il glande, dischiusi lentamente le labbra e
feci sparire tutta la cappella dentro, feci roteare la lingua attorno un
paio di volte, poi succhiando rumorosamente alzai la testa e feci
uscire il pene dalla mia bocca. Teneva le sue mani nei miei capelli e
con dei movimenti lenti mi spingeva la testa avanti e indietro, poi mi
misi a leccare dal basso all’alto un paio di volte, circondai di nuovo
il glande con le labbra e questa volta spinsi il pene dentro la bocca
fino a metà asta. Poi presi a succhiare e a alzare la testa in alto e in
basso. Lo feci venire fuori e gli sputo sopra. Ma lui lo prese con una
mano e mi schiaffeggiò con il cazzo. Una cosa che non mi era mai
capitata.
– Vieni, che adesso è il momento delle tue tettone. Il momento della sega spagnola.
Mi alzai, e lui si distese sul lettino. Mi inclinai sul suo cazzo e lo
infilai tra le tette. Iniziai a masturbarlo con le tette premute contro
il suo arnese, muovendo il seno dal basso verso l’alto. Continuavo a
ondeggiare attorno al suo sesso, e lo sentivo così caldo e turgido
contro di me, e mi sentivo una troia. Aumentai il ritmo della spagnola,
le mie tette si arrossarono per lo sfregamento. Vedevo dal suo viso che
stava per eiaculare, lo sentivo pulsare, e unì le sue mani alle mie, per
stringere le tette in una tenera morsa molto forte.
– Dove mi vuoi sborrare? In bocca o sulle tette?
– In bocca, e devi anche ingoiare.
– Ti piacerebbe, eh? Brutto porco. Avanti, sborra adesso, tra le mie tette. Che ti è andata già fin troppo bene.
In quel momento dei fiotti di sperma vennero fuori, e mi imbrattarono
tutto il petto, ma subito mi allontanai. Non ho un buon rapporto con la
sborra. Volevo evitare che mi arrivasse anche sul viso, e il signor
Mario restò a masturbarsi, guardandomi, per far uscire le ultime gocce.
Aveva la bocca aperta, ero sicuramente riuscita a farlo godere, ma
adesso dovevo mandarlo via. Quindi mi pulii con della carta e indossai
di nuovo la maglia, e dissi a lui di rivestirsi subito e andare via.
– Ma si ricordi, questa è stata la prima e l’ultima volta. Non si azzardi più a chiedermelo.
– E non vuole farmi provare anche questo suo bel culone? – mi chiese
alzandosi e palpandomi il sedere. Gli diedi uno schiaffo sulla mano.
– Ma è pazzo? Vada via, non la voglio più vedere. Non sono una puttana.
– Ma ne ha tutto l’aspetto – disse rivestendosi e ridendo. Poi uscì.
Se ripenso al fatto che gli presi addirittura l’uccello in bocca mi
sento male. Ma cosa mi era preso? Per fortuna, fu l’unica volta che
concessi il mio corpo ad un paziente. Nei mesi successivi mi trattenni
alle continue provocazioni di altri, che anche loro morivano dalla
voglia di esplorarmi le tette. E cercai di indossare vestiti meno
scollati, perchè capii che quella volta avevo proprio esagerato.