di Alba6990

Questo racconto nasce dalla mente di Outsidergirl. Quando è nato il
Servizio di Scrittura Erotica Privata, mi ha contattata, offrendomi un
suo racconto iniziato e mai concluso. Mi ha chiesto di provare a
costruirci sopra qualcosa e io l’ho fatto. La prima parte, dove il
protagonista vedrà le lacrime, è scritta da lei, il resto l’ho inventato
io di sana pianta. Spero che il racconto vi piaccia e grazie
Outsidergirl per avermi dato questa possibilità, il tuo racconto mi ha
davvero ispirata!

Solo il rumore dei miei passi mi tiene compagnia insieme al crepitare
delle foglie secche che s’infrangono al suolo. E’ strano trovarsi qui,
ai piedi di questa antica villa, eppure qualcosa mi attira
inesorabilmente al suo interno, come una presenza, un presentimento.
Entro. Silenzio. Un sottile alone di mistero mi circonda. Mi aggiro
furtivo tra le stanze spoglie dagli alti soffitti a volta in cerca di
qualcosa o qualcuno, finchè indistinto sento un rumore, una melodia.
Come attratto da quel suono proseguo, fino a quando quella musica
diventa sempre più udibile e distinta. E’ un pianoforte.  Non sono solo e
anziché rallegrarmi improvvisamente mi sento inquieto. Tutto in questa
casa sa di desolazione e trascuratezza, dai muri scrostati ai pesanti
tendaggi ricoperti di polvere e stinti, perché sono qui?

Mi risveglio dai miei pensieri, mi passo una mano tra i capelli e
proseguo verso una stanza che ha tutta l’aria di essere uno studio o una
piccola biblioteca, proprio da lì arriva la melodia, dolce e
malinconica, a tratti quasi spettrale, ma c’è veramente qualcuno a
suonarla? Potrebbe essere anche un vecchio giradischi o piuttosto, visto
l’antiquato stile di questa villa, che sembra più un masuleo, un
grammofono. Non mi rimane che scoprirlo. Mi avvicino alla pesante porta
in legno socchiusa, un sottile spiraglio mi permette di intravedere ciò
che si cela dietro a quel legno quasi marcio.
Ciò che vedo è un pianoforte nero, lucido a coda e sullo sfondo una
libreria logora in legno e delle dita che veloci corrono sulla
tastiera…Sospiro, mi faccio forza, poggio la mano sulla fredda maniglia e
spalanco la porta.

Rimango senza fiato. Un’oscura presenza colpisce i miei occhi, o, per
meglio dire, una donna. E’ lei a suonare con trasporto, tanto che
nemmeno sembra accorgersi della mia presenza. Mi avvicino, la scruto, è
tutta vestita di nero, un vestito lungo, fasciante, che le lascia fuori
solo le esili spalle pallide. E’ di profilo, ma non la vedo in volto,
una cascata di lunghi e serici capelli scuri lo coprono. Resto a
fissarla. C’è qualcosa di familiare nel suo aspetto, sembra ricordarmi
qualcuno che ho conosciuto nel passato, ma non puo’ essere, mi ripeto, è
solo suggestione e niente più. Non può essere… Il cuore comincia a
battermi forte, mille pensieri si rincorrono nella mia mente…Mi
avvicino ancora di più, ora le sono accanto, allungo una mano tra i suoi
capelli a spostarli delicatamente…lei si gira e non può essere per
davvero! La sorpresa diventa sgomento!

“..Lisa!..Tu..non …”

Le parole mi rimangono bloccate in gola, la musica cessa di colpo, solo
un profondo silenzio ora ci circonda, per quelli che possono essere
minuti o ore, non so, sono paralizzato.

“Ti stavo aspettando.”

Lisa si alza, i suoi occhi sono fissi nei miei, solo pochi passi ci
dividono, ma sembrano troppi. Si avvicina eterea, fissandomi con i suoi
occhi scuri e profondi, tanto intensi da apparire quasi soprannaturali.
Allunga una mano ad accarezzarmi i capelli e il viso , mi cinge con
entrambe le braccia e mi bacia. Le sue labbra sono sulle mie, seriche e
delicate, rispondo al suo bacio dapprima dolcemente e poi sempre più
appassionatamente. Le mie mani percorrono tutto il suo corpo, la premo
sempre più forte, tanto intenso è il mio desiderio di possederla e
proprio in quel momento sento qualcosa bagnarmi le dita, un sapore
metallico impregnarmi la bocca. Apro gli occhi, una lacrima solca il suo
viso, una scia rossa percorre le sue guance, il mento, per poi cadere
al suolo…lacrime di sangue! Rimango inebetito a guardare quei rivoli
rossi percorrerle il viso, il mio cuore si gela…

“Stai tranquillo.”

Quelle parole risuonano e riecheggiano tra quelle pareti fatiscenti come
un solenne ordine. Il sangue sparisce, così come il sapore metallico
che sentivo nella mia bocca. È stata un’allucinazione? Perché c’era del
sangue? È mai esistito? Scuoto la testa chiudendo gli occhi, cercando di
scacciare quell’immagine. Lisa prende il mio viso tra le sue
mani…come sono calde…mi coccolano con quel tocco così leggero e che
sa di casa. I suoi occhi straboccano d’amore e mi penetrano l’anima,
arrivando dritti al mio cuore, che perde battiti.

“Lisa…amore mio…”

“Sì, sono qui.”

Non posso che stringerla tra le mie braccia. Appare così fragile e così
bella, come un fiore che nasce nella neve d’inverno, dove basta un
semplice tocco per farlo infreddolire…appassire…morire…
Le sue labbra fremono sulle mie. Indugiamo qualche istante, restando
fermi come due statue di ghiaccio, con le nostre bocche una attaccata
all’altra. Non posso resisterle…Lisa, l’amore della mia vita, è
qui…adesso…insieme a me. La mia lingua si fa strada tra le sue
labbra calde. Per un fugace momento temo di sentire di nuovo il sangue
scorrere sul suo viso…ma niente di brutto accade. Era
un’allucinazione, un semplice momento di incubo…ma perché? Lisa è mia
moglie…perché sento che questo momento è unico e speciale? Abbiamo
fatto tante volte l’amore…perché siamo qui? Perché sento come se non
la vedessi da una vita intera?

“Mi manchi così tanto.”

“Anche tu…”

Ma perché dico queste parole? Dove sono stato? Non mi
importa…l’importa è essere con lei. Lentamente il nostro bacio casto
si trasforma in un qualcosa carico di passione, di amore. Le nostre
lingue si cercano, si intrecciano, si abbracciano. Sento le dita di Lisa
che solcano i miei capelli e che accarezzano la mia schiena. Sospiri
sempre più pesanti si fanno spazio in questo silenzio. Le nostre mani
corrono sulla stoffa dei nostri vestiti. Ce li togliamo con lentezza,
assaporando ogni singolo istante di questo momento paradossalmente
unico. Il suo vestito nero scivola a terra silenziosamente, come se
fosse fatto di aria. Nuda…eterea…bianca come la neve. Il mio corpo
sembra quello di un colosso in confronto al suo, lo è sempre stato. La
prendo in braccio, le sue gambe lisce mi cingono la vita. La mia
erezione preme possente contro il suo inguine, il suo monte di Venere.
Ad ogni secondo che passa la sento impercettibilmente più leggera…un
a piuma.

“Prendimi.”

Non riesco neanche a rispondere. La sua voce è un sussurro quasi
disperato nel mio orecchio. Posso solo continuare a baciarla,
assaporando il gusto dell’amore che prova per me. La poso delicatamente
sul pianoforte…dio, è così bella…
Neanche un’imperfezione, un neo, una voglia, persino il segno del
costume è assente. Solo i suoi occhi languidi e i suoi capelli neri come
la notte e le sue labbra quasi anemiche.
Le mie mani esplorano il suo corpo, ogni sua fessura, ogni suo angolo
più nascosto…così come sta facendo la mia bocca. I suoi seni morbidi e
vellutati diventano subito il mio primo oggetto di attenzione. Ma non
sono vorace…non voglio rovinare questo momento…voglio saziarmi di
esso, di ogni singolo minuto, di ogni singolo millimetro di pelle.
Succhio quelle piccole mammelle come farebbe un neonato con la
madre…impregno i suoi capezzoli con la mia saliva, mentre sento Lisa
sospirare di piacere. Passo per un tempo che sembra infinito da un seno
all’altro, coccolando entrambi in egual misura. Solo dopo averli
succhiati per bene, comincio a scendere lungo il suo corpo con la punta
della lingua arrivando alla mia meta, il frutto proibito…la bacio
intorno…in modo delicato, ma carico di voglia, di passione, di
lei…quanto mi manca il suo sapore…ma perché continuò ad avere la
sensazione di mancanza? Abbiamo fatto l’amore giusto questa matti
na…o forse è stato ieri? Non me lo ricordo…
Mi nutro di lei…mi disseto con il suo piacere. La mia lingua rotea
veloce sul clitoride, per poi immergersi in quel mare aspro e salato che
inonda la mia bocca. Le nostre dita si intrecciano…ci tenevamo sempre
per mano…perché parlo al passato?
Bastano pochi attimi e lei esplode di piacere, trema come un agnellino…

“Ohhh…amore…mi fai impazzire ogni volta…mmmm…”

La sua voce, il suo orgasmo dirompente…sono musica per le mie
orecchie. Non posso trattenermi di più…le faccio assaporare i suoi
umori, esplorando il suo palato. La mia erezione fa quasi male, ma viene
subito accolta dal corpo di Lisa. Accoglie il mio membro in un caldo ed
umido abbraccio che conosco fin troppo bene. Un lungo gemito esce dalle
nostre bocche, praticamente all’unisono.
Spingo dentro di lei, come se volessi diventare un tutt’uno con il suo
corpo. Il silenzio è rotto dai nostri sospiri…dai nostri gemiti…dai
battiti del nostro cuore…o del mio e basta? Perché il suo non lo
sento? O forse sono troppo eccitato per ascoltare?
Sento le sue unghie che affondano nella mia schiena, quasi scavandomi la carne.
Dio…questo calore…questa sensazione di “casa”…non posso farne a
meno…Lisa…amore mio…perché mi manchi così tanto? Perché sento che
non sei qui per davvero? So che ti sto riempiendo di me, del mio seme
caldo, di ciò per cui mi pregavi ogni notte nel nostro letto negli
ultimi 12 anni…ma perché ti sento lontana?

“Amore…”

“Lisa…ti amo…dove sei?”

Non so perché le ho fatto questa domanda. Non è qui con me? Non siamo a
casa? Guardo Lisa negli occhi, ancora con il fiatone. I suoi occhi sono
velati di lacrime. Sono confuso…Lisa piange, piange a dirotto.

“Amore cos’è successo?”

Sono sconvolto. Lisa si accascia a terra piangendo. La cingo con le mie
braccia e lei si rannicchia sul mio torace. È…successo qualcosa di
brutto? Perché non ricordo?

“Lisa…dimmi tutto. Qualsiasi cosa sia, troveremo un modo…”

Un modo per cosa? Che cosa sto dicendo? Accarezzo i suoi capelli,
cercando inutilmente di tranquillizzarla…ma mi sembra di toccare il
niente…è come se non avesse consistenza…che sta succedendo? Lisa sta
scomparendo…

Dei vetri rotti compaiono a terra…sono sparsi sul pavimento, intrisi
di sangue…da dove sono arrivati? Perché Lisa continua a piangere? Lo
sto facendo anche io…

“Mi manchi così tanto…”

Dio! Fammi uscire da questo incubo! Non può essere! Non è quello che sto
pensando sul serio! Lisa è ricoperta di sangue! I suoi occhi sono
vitrei, è come se fosse morta…perché sembra morta?

Adesso ricordo…

Strada. Camion. Vetri. Lisa. Sangue. Sirene. Lampeggianti. Buio.

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“Mamma? Perché piangi?”
“Tranquilla tesoro. Un incidente sul lavoro.”
“Che è successo?”
“È morto un mio paziente.”
“Oh mamma…mi dispiace. Com’è morto?”
“Si è dilaniato i polsi a morsi…quello che doveva tenerlo sotto controllo si era allontanato.”
“È il paziente di cui mi hai parlato in questi ultimi mesi?”
“Sì, lui.”
“Non mi hai mai detto perché l’hanno fatto ricoverare nel tuo ospedale psichiatrico.”
“Vedi…l’anno scorso, lui e sua moglie Lisa, stavano andando a fare una
vacanza sul lago. Avevano preso l’autostrada da pochi minuti. Un
camionista ha avuto un colpo di sonno perché stava guidando da due
giorni di fila. Li prese in pieno. Lui sopravvisse…ma Lisa…lei gli
morì tra le braccia…”
“Oh dio…che dolore atroce!”
“Lui è impazzito. Amava tantissimo sua moglie. Era diventato un pericolo
per sé stesso. Continuava ad avere allucinazioni su di lei. Pensava che
fosse ancora viva. La vedeva e parlava ogni giorno con lei. La terapia
non ha funzionato…”
“E invece sì…ma non nel modo in cui volevi…”
“In che senso?”
“Non pensi che lui si sia reso finalmente conto di quello che è successo?”
“E anche se fosse? Si è suicidato.”
“…per stare di nuovo con lei…perché la amava tantissimo…”