di Passionenascosta

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Capitolo 1 – Prologo

Ti ho conosciuta ad un colloquio di lavoro, entrambi candidati per un
posto da praticante in un rinomato studio legale; entrarci avrebbe
significato due anni di terribile lavoro sottopagato, ma la concreta
possibilità, alla fine del purgatorio, di poter fare un lavoro che si
sarebbe potuto definire veramente prestigioso.
Mi colpisti da subito, vuoi per la tua fluente coda bionda in netto
contrasto col tuo abito nero, vuoi perchè avevi quell’aria da saputella
sicura di sé che faceva venire voglia di prenderti a schiaffi e poi di
scoparti furiosamente; ti sentivi superiore a tutti noi e non lo
nascondevi.
Io, per contro, lavoravo per quel colloquio da quando ero un bambino,
avevo sempre sognato di fare questo tipo carriera e non sarebbe stata
una figa di ghiaccio come te a rovinarmi i piani.
Facemmo scintille al colloquio. In un processo simulato organizzato dal
titolare dello studio, ci battemmo senza esitazione, non risparmiandoci
colpi bassi né toni accesi.
A fine giornata, contravvenendo alle ferree regole dello studio, entrambi eravamo assunti.


I primi sei mesi di pratica furono un vero inferno di noia.
Lavoro massacrante da facchino, scribacchino, copiatore, factotum dei
soci più anziani; non risparmiarono niente a nessuno dei due,
trattandoci equamente ma duramente con l’intenzione di formarci il
carattere e rafforzare la nostra ambizione oppure di farci abbandonare.
Stoicamente, resistemmo.

Alla fine dei sei mesi, cambiò di nuovo tutto.
Diventammo parte integrante dello studio, due scrivanie piccole ma
eleganti affiancate nel grande atrio. Eravamo il primo baluardo di
rappresentanza dello studio, per cui eravamo invitati ad essere sempre
impeccabili nell’aspetto e nell’ordine, dovevamo infondere nei clienti
un senso di grande professionalità e fortissima dedizione alle loro
cause.
Il lavoro era sempre massacrante, ma finalmente si lavorava per davvero e
non come schiavetti, il che ci rendeva finalmente fieri di ciò che
facevamo.

Tempi morti durante l’orario di lavoro non ne avevamo quasi mai a parte
qualche caffè alla macchinetta e due chiacchiere tra colleghi; tra noi,
rapporti di fredda cordialità improntati alla collaborazione lavorativa,
ma nulla più; mi sembravi una stronzetta sulle sue, che non dava
confidenza se non strettamente necessario. Passavi i rari momenti di
pausa al computer, assorta davanti allo schermo in chissà quale pensiero
o riflessione, magari una tazza di caffè fumante in mano come segnale
di relax, ma il tuo sguardo era sempre incollato allo schermo.

In una di queste rare pause, mentre stavi al computer assorta in chissà
quale attività, il socio senior ti convocò nel suo ufficio per parlarti e
tu scattasti veloce per rispondere alla chiamata; curioso come non mai,
mi sporsi sulla tua scrivania e sbirciai a cosa stavi lavorando.
Trasalii. Non era un documento, ma un forum e dalla rapida occhiata che
riuscii a dargli, era chiaramente un blog a sfondo erotico. Mi appuntai
rapidamente l’indirizzo web e tornai alla mia scrivania come se nulla
fosse, ma dentro di me ero in tumulto. Un blog erotico! Tu, l’algida
stronza tutto lavoro e niente confidenza!! Tornasti alla scrivania dopo
una ventina di minuti, io come di consueto feci finta di non notarti
neanche, cuore in fiamme e maschera di ghiaccio come cantavano in una
canzone della mia gioventù. La giornata volse al termine con una
lentezza esasperante, la voglia di tornare a casa ed indagare cosa
solleticasse la tua psiche mi divorava, ero smanios
o ed eccitato all’idea di leggere quei contenuti scabrosi che
attiravano il tuo sguardo.

Finalmente a casa, non mi diedi neanche il tempo di spogliarmi e , posate al volo giacca e camicia, mi fiondai sul portatile.
Mi registrai sul portale, pagai anche un’iscrizione irrisoria con la
carta di credito e, finalmente, entrai. Si trattava di un blog dal forte
contenuto erotico, ma dalla spiccata vocazione alla dominazione. Un
Master si raccontava, raccontava le sue perversioni e le sue sessioni,
di come uomini e donne attratti dalle pratiche sadomaso si mettessero
nelle sue mani per provare piacere. Non ero né sono bigotto, non mi
shoccarono gran che le righe lette, mi stupiva al massimo il fatto che
fossi attratta da queste pratiche anche se riconoscevo che la figura del
Master era carismatica e dimostrava in ciò che scriveva di essere molto
serio e competente in quello che faceva. Un po’ deluso, continuai a
girare il blog fino ad imbattermi in un post che richiedeva una
certificazione per accedervi; si richiedeva il numero di un documento di
identità per poter permettere al Master di verificare la maggiore età
di chi vi accedeva e come forma di tutela delle pe
rsone che, in quel post, erano assolutamente riconoscibili; avevo fatto
trenta, non mi tirai indietro.
Mi certificai, attesi pochi minuti la conferma del possibile accesso ed
entrai nel post. Erano i racconti, corredati da foto e video senza
nessun tipo di censura, di alcune sedute del Master.
Dottori, elettricisti, casalinghe e professioniste varie provavano
piacere con le più disparate pratiche sessuali, perfettamente
riconoscibili dall’assenza di maschere e, in taluni casi, dal Master che
li umiliava dicendo in favore di telecamera nome e cognome.
Fu lì che trovai le tue foto.
Il post si intitolava “L ‘Avvocato” e raccontava di come in una seduta
con il Master ti fossi fatta legare, sculacciare, frustare, masturbare e
scopare dal Master che disponeva di te come meglio gradisse. Le foto di
te, nuda, mentre il Master ti montava a pecora, mi costrinsero ad una
masturbazione furiosa che mi portò ad un orgasmo fortissimo che spruzzai
sulla tastiera del pc.

Ci misi qualche minuto a riprendermi.
Ripulito il pc e i pensieri, iniziai a valutare come sfruttare a mio vantaggio le informazioni appena entrate in mio possesso.
La mia coscienza suggeriva di far finta di niente, alla fine eri
maggiorenne e come passassi il tuo tempo libero non era affar mio; ma
quei mesi di avvocato mi avevano cambiato più di quanto sarei stato in
grado di riconoscere e in breve il concetto di informazione = vantaggio
da sfruttare mi era entrato nel dna.

Passai una notte poco ristoratrice, ma al mattino, al momento di andare in studio, sapevo cosa fare.
Avevo in mano l’arma che ti avrebbe estromesso dello studio e avevo tutta l’intenzione di usarla.