Fantàsia #3 – Resort (2° tempo)

Questa è la parte 4 di 10 della serie Fantásia

di Blubear

Una vita con la solita routine può avere svolte inaspettate…

Capitolo 3 – Resort (2° tempo)

Omnia mutantur.

-Ok dottoressa, si sta riprendendo.-
Cominciava a sentire di nuovo dei suoni distinti ma non vedeva ancora
niente, gli occhi erano bendati e non riusciva ancora a muovere un
muscolo ne articolare parola.
“Dove sono? Un ospedale? Che mi è successo? Oddio! Ho avuto un incidente?  Non ricordo niente a parte quello strano sogno.”
-Bene infermiera, adesso è pronta – disse la dottoressa poggiando una
mano sulla fronte della nuova arrivata e rivolgendosi a lei disse:
-Cara, adesso procederemo con la sua visita di ammissione.

-Comunque, per risponderti,- proseguì  la dottoressa -nessun incidente.
Noi non permettiamo MAI A NESSUNO di rifiutare le nostre proposte. Una
volta che la missione è partita nulla e nessuno la può fermare,
figuriamoci un’allieva riottosa come te! Ma questo lo metteremo in
chiaro dopo… Ah, tanto per puntualizzare, non è un sogno!
“Oddio” pensò. Il cuore le batteva impazzito. In quel momento percepí lo
stato in cui si trovava: era completamente nuda, supina su un lettino
con le braccia aperte legate a dei braccioli; le gambe anch’esse legate
poggiavano su delle staffe in una posizione simile a quella delle sedie
utilizzate per le visite ginecologiche ma erano sollevate molto più in
alto e più aperte cosicché il culo si trovava sollevato dal lettino
esponendo in modo osceno le parti intime: la figa con le grandi e
piccole labbra dischiuse, tanto da avere il clitoride e l’ingresso della
vagina in bella vista; così come  la piccola rosellina poco distante.
-Bene procediamo!- disse la dottoressa riprendendo il discorso con
l’infermiera – Scriva: il soggetto presenta l’organo principale
mantenuto in pessime condizioni estetiche, mentre i secondari paiono
inutilizzati sia da parte avversa che da da parte alleata.
“Ma che sta dicendo? Non capisco cosa…” cercava un senso a quelle
parole: sembrava la sceneggiatura di una autopsia da poliziesco
televisivo di second’ordine.
-Cara mia, tu la figa la usi poco e non te la sei mai depilata.- le si
rivolse di nuovo la dottoressa, un po’ acida -Per non parlare poi del
culo che non hai mai dato, ne fatto un bocchino o una bella lesbicata.-
La volgarità di quel discorso la infastidiva, si sentiva violentata.
-Non ti preoccupare, imparerai!- proseguì l’infermiera -Anch’io ero come
te, invece adesso di cazzi non ne posso più fare a meno. Intanto
iniziamo con una bella Bikini Wax, poi vediamo di divertirci un po’.-
parlava mentre, accarezzando il monte di Venere, scivolava con le dita
fino al clitoride: la cosa le dava molto fastidio.
-Vedrai che alla fine comincerai ad apprezzare! Tanto dovrai imparare!-
le disse stizzita l’infermiera capendo quel suo stato d’animo; prese
forbici  e pettine e cominciò a tagliare il grosso della foresta in modo
brusco.
Quando cominciò a insaponare per usare il rasoio divenne più delicata,
iniziò la rasatura delineando prima la forma dei peli sul monte di
venere quindi si concentrò sull’interno coscia e le grandi labbra.
Quelle manovre di continui sfregamenti più o meno volontari sul
clitoride, lo strizzare,  tirare e stirare le grandi labbra cominciava
ad avere un certo effetto su di lei e non poteva farci niente: sentiva
che si stava bagnando… e non poco..
-Bene, bene, bene. Non sei proprio così frigida come vuoi far credere…-
disse l’infermiera poggiando la punta della lingua sul l’imbocco di
quella vagina che ora si presentava molto umida. -e hai anche un buon
sapore.
“Che mi sta succedendo? Perché mi piace? Una donna mi sta leccando e… mi
piace!” era stupita, la mente confusa, ma d’una cosa aveva la certezza:
il suo corpo stava reagendo con un ‘Si, continua ti prego… Continua.’
Invece dopo qualche minuto quel trattamento  si interruppe,  in quel
preciso istante nella sua mente tutti i pensieri, le angosce, le sue più
intime paure si fusero all’unisono in un unico desiderio:  “Nooo! Ti
prego! Nooo, continua!!! CAZZO FAI!!! NON SMETTERE!!!”; avrebbe voluto
gridarlo, ma non poteva.
Per quanto fosse ancora legata cercava comunque di spingere il suo
bacino verso quella fonte di piacere ma, come per la voce, non aveva la
forza, e più si sforzava più si bagnava. “Ti prego continua! Non puoi
farmi questo!” adesso non aveva più paura, il suo bisogno animale stava
prendendo il sopravvento. Fu accontentata: sentì di nuovo quella lingua
sfiorare i peli e scendere verso la clitoride; due mani accarezzando le
caviglie scendevano verso l’interno delle cosce fino ad arrivare alle
porte del suo intimo per aprirlo ancor di più  di quanto non fosse già.

Quella lingua iniziò una sua danza erotica, scendeva verso la vagina
seguendo una delle grandi labbra,  faceva un giro con la punta intorno
all’imbocco per poi scendere verso quella Rosellina preziosa mai
utilizzata per queste cose, quindi faceva il percorso inverso passando
dall’altro lato della figa.
Ogni passaggio vedeva incrementare gli umori, le grandi labbra divennero
sempre più congestionate e quella strana voglia animale adesso era un
bisogno primario che voleva soddisfare assolutamente. Le mani divennero
quattro: le altre due le stavano accarezzando le tette; cominciando col
impastare, ogni tanto prendevano tra pollice e indice i capezzoli irti
come due chiodini sulle piccole areole brune. Sentì  una presenza
circondare il volto e un odore , no, non “un odore”… per lei quella
cosa calda che si avvicinava non aveva odore, si sentiva avvolta dal
profumo più inebriante che avesse mai sentito, qualcosa di ancestrale,
simile all’essenza che attira un’ape sul fiore. Come fosse quel
l’insetto cercò di estrarre la lingua, di sollevare la testa, qualsiasi
cosa potesse farle stillare la parte più nutriente di quel fiore e quel
disperato, affannoso tentativo di raggiungere l’obiettivo ebbe un
impercettibile succ
esso: stava riprendendo il controllo dei suoi muscoli. Adesso il suo
desiderio, la sua voglia, il suo più assoluto bisogno era di  afferrare
quella testa che la stava martoriato in mezzo alle gambe per spingerla
fin dentro l’utero; ma voleva anche suggere a quella fonte che le stava
sfiorando la bocca, berne tutto il nettare, fino a prosciugarla.
“ANCORAAAAHHHH!!! MMMMHHH!!! NON SMETTETE!!! STO PER VENIRE!!!” urlava nella sua mente.
Mani che la accarezzavano avvicinandosi sempre di più ai legacci che la
trattenevano, finché con un rapido gesto li slacciarono, ora si sentiva
libera senza riuscire comunque a muoversi, sentiva solo che i muscoli si
stavano rilassando.
Tra le gambe ricevette un bacio appassionato alla sua intimità, labbra
contro labbra, la lingua che cerca una controparte inesistente, la punta
che titilla l’interno di un improbabile palato. Non resistette oltre,
una serie di tremori le partì dal ventre,lampi di un temporale in una
nube, fu un attimo, il bagliore d’una saetta, le gambe scattarono come
chele di un granchio a imprigionare la testa che vi ci si trovava in
mezzo, protese le braccia, artiglió le mani sui fianchi della
proprietaria della figa che le sovrastava la faccia e la trascinò sulla
sua  bocca cominciando a succhiare disperatamente quella clitoride
gonfia di desiderio, la lingua a spazzolare quella vagina che stillava
copiosa; la scarica che prima era esplosa all’esterno  ritornò
all’origine.
-AAAÀAAHHHHH!!!!!!- Un urlo liberatorio le uscì dalla bocca, il getto
potente che ne scaturi sorprese la dottoressa ma l’esperienza le permise
di accogliere tutto quel nettare salmastro nella bocca e trattenerlo.
Nella stanza sembrò che il tempo, per un attimo, avesse avuto un
sussulto, dove erano grida ora regnava un silenzio assoluto, irreale,
sacrale.
Si era accasciata sul lettino, senza fiato né forze, ma serena e
rilassata. La dottoressa mantenne su di lei uno sguardo fiero di
approvazione mentre condivideva con l’infermiera il trofeo di piacere
che l’allieva aveva prodotto col suo orgasmo. Era il loro compenso? Era
stata soddisfatta del suo lavoro?

-Ok. Direi che ha quasi passato la visita. Concludiamo?- sussurrò l’infermiera all’orecchio della dottoressa.
-Sì. Certamente, vediamo la risposta attiva.- fu la sua replica.
Sul lettino, rannicchiata su un fianco in posizione fetale, le mani in
mezzo alle gambe,  stava ancora tremando scioccata da quelle esplosive
emozioni che aveva provato. L’infermiera iniziò a togliere braccioli e
staffe a cui l’avevano tenuta legata all’inizio di quella visita
particolare, la dottoressa la aiutò  a stendersi supina e accarezzandola
delicatamente le tolse la benda dagli occhi: adesso poteva vedere.
Mise a fuoco a fatica ma erano lì ai suoi lati: due ragazze alte e
slanciate, stesso aspetto di quella che l’aveva rapita, solo che la
dottoressa era rossa di capelli e l’infermiera era bruna con i capelli
acconciati stile belle-epoque, sembrava la Valentina di Crepax.
Erano entrambe nude, escludendo che calzavano autoreggenti bianche con sandali tacco 10 a stiletto e cuffietta bianca in testa.
-Cosa mi è successo?- chiese quasi sussurrando.
-Niente di grave, cara,- la tranquillizzò la dottoressa -hai fatto il primo passo per liberarti delle tue inibizioni.
Non riusciva a dare un senso a quella risposta, ma non le importava in
quel momento, si sentiva bene, tutto le angosce e le sue paure se ne
erano andate, era in pace con se stessa. Inoltre il massaggio a quattro
mani che le due donne avevano iniziato la stava mettendo sempre di più a
suo agio. L’infermiera si occupava della parte alta, partendo dalla
testa arriva ai seni e giù fino all’ombelico, mentre la dottoressa,
partendo dai piedi,  arrivava a concentrarsi  sull’altro suo centro di
piacere per finire raggiungendo anche lei lo stesso punto della sua
assistente.
Il massaggio era molto sensuale, l’infermiera stimolava i capezzoli e
tutto il seno mentre ogni tanto, quando si allungava su di lei,
avvicinava le labbra alle sue.
Più il massaggio procedeva e più la dottoressa si concentrava sulla
figa, apriva e chiudeva le grandi labbra facendole sfregare tra loro,
faceva scorrere i polpastrelli appena oltre il bordo della fessura, la
impastava e quando vide   stillare i primi umori fece scivolare
lentamente un dito in vagina iniziando un dentro-fuori particolare:
faceva ruotare il dito accarezzando le pareti interne come a descrivere
una O mentre con il palmo dell’altra mano sul monte di venere stimolava
la clitoride con l’indice e l’anulare. Quando le dita in vagina
diventarono due si limitò a farle girare su se stesse, poi ne inserì
tre, alla quarta il sussulto di fastidio che ricevette come risposta la
fece desistere, continuò solo con le tre dita aumentando gradualmente la
velocità della penetrazione.
Dottoressa e infermiera si guardarono negli occhi e si fecero un cenno,
una alla sinistra e l’altra alla destra del lettino  avvicinarono la
loro figa alle sue mani, poteva sentirne il pelo sfiorare le dita. Il
massaggio la stava  eccitando di nuovo, ma ora non ne era più
impressionata, anzi era un po’ stuzzicata dalla situazione. Comincio a
muovere le dita, le fece scorrere su e giù arrivando alla fessura umida e
oltre.
“Allora anche a loro la cosa non dispiace.” pensò.
-E brava la mia matricola,- le sussurrò l’infermiera all’orecchio -forza, lasciati andare.
Prese coraggio e infilò il dito medio nelle loro vagine, loro risposero
avanzando con il pube per facilitare l’ingresso. Le dita diventarono
due, aggiunse l’indice e aumentó i colpi.
La dottoressa intanto aveva cominciato a toccare punti nella sua vagina che le davano fitte sempre più elevate di piacere.
Aveva il desiderio di godere come prima, stava raggiungendo l’orgasmo ma
stavolta sembrava più soft… un’intuizione, mise le quattro dita
chiuse a cuneo sul pollice e le inserì fino alle nocche, non ci fu
bisogno di fare altro, con un -SSSIIIII- urlato all’unisono si spinsero
verso di lei fino a far entrare completamente la mano fino al polso.
-DAI, MUOVI QUELLE MANI, DATTI DA FARE E SCOPACI COME SI DEVE!- le urlò la dottoressa.
Era al settimo cielo, cominciò ad andare dentro e fuori da quelle fighe
che stavano colando umori a tutto spiano lungo il suo braccio. La
dottoressa era molto soddisfatta di quel trattamento perché cominciò a
darsi da fare con il massaggio particolare che le stava facendo. Più si
avvicinava a godere, più aumentò il ritmo delle mani affondate in quelle
fighe così tanto bollenti che i loro umori le colavano addosso. Finché…
-Dottoressa, sto per sborrare!- la informò l’infermiera.
-Ok, Terminiamo.- fu la risposta e cominciando ad accelerare il movimento delle dita all’interno della figa dell’allieva.
Stava per esplodere, la vagina cominciò a contrarsi, aumentò il ritmo
delle braccia, voleva far sapere loro che stava raggiungendo l’acme.
Nel momento esatto che esplose l’orgasmo la dottoressa estrasse le dita
che massaggiavano la vagina, le prese la gamba sotto il ginocchio
portandola verso le spalle, la stessa cosa fece l’infermiera cosicché il
primo getto la colpì in pieno volto, aprì la bocca per riceverlo,
quello e gli altri successivi. Anche le due donne raggiunsero l’apice
dell’orgasmo grazie a quelle mani che le stavano penetrando. E anche
loro emisero un potente getto in direzione del viso dell’allieva,
stavano squirtando.
-AAAAAHHHHHaaaaaahhhhhh…- gridarono tutte insieme all’unisono fino ad esaurire l’aria nei polmoni.
Era venuta insieme a loro, nello stesso esatto momento. Quella
esperienza per lei era stata troppo: la scarica di adrenalina prima e le
endorfine dell’orgasmo poi l’avevano spossata oltre ogni limite,
stramazzò sul lettino e si sentì avvolgere dal buio.
-La trova interessante, vero?- chiese l’infermiera in modo investigativo.
-Sì, è una buona puledra.- rispose la dottoressa -una volta addestrata sarà alla portata di qualsiasi soggetto.
-Non intendevo quello, Lei la trova arrapante!- incalzò.
-Non dire sciocchezze, non hai il diritto di dire certe cose! Pensa a
chiamare Hande piuttosto, che la riporti in camera!- disse brusca.
-Ma credevo…- cercò di giustificarsi l’infermiera, ma si interruppe
quando vide gli occhi della Dottoressa. -Mi scusi Padrona. Sarà fatto
come desidera.- disse inchinandosi per congedarsi e arretrando verso la
porta.
“Piccola impertinente! Avrei dovuto dargli una lezione.”
Ma aveva visto giusto, quella non era una puledra, era un purosangue
della miglior specie. Avrebbe seguito personalmente il suo
addestramento, aveva tutte le caratteristiche per diventare una
Reclutatrice. 

Series Navigation<---| Fantàsia #3 – Resort (1° tempo)Fantàsia #4 – Materia prima |--->
Come giudichi questo racconto?
Share this Post

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>
*
*