Fantàsia #1 – La partenza

Questa è la parte 1 di 10 della serie Fantásia

di Blubear

fantásia-copertina

Una vita con la solita routine può avere svolte inaspettate…

Capitolo 1 – La partenza


L’inizio della storia

Ancora, per l’ennesima volta ancora.

-Dai, su, da bravo, sono stanca. Lasciami dormire.

Quasi quattro settimane di questa storia, sempre alla stessa maniera; ormai ero arrivato alla completa rassegnazione.
“Ok, va bene, lasciamo perdere. Non ne vale la pena.” fu la sola cosa
che mi venne in mente come risposta ma la tenni per me, meglio girarsi
dall’altra parte e dormire.
Sì, è vero, le coppie a lungo andare si adagiano nella routine: il
lavoro, i figli, le bollette e i vari problemi quotidiani alla fine
affossano la carica erotica della gioventù. Appena insieme lo facevamo
due o tre volte la settimana… le prime volte, poi cominciò a diventare
una volta a settimana: nei week end; quando iniziammo a saltarne
qualcuno la cosa diventò qualche volta al mese, finché arrivò il
fatidico traguardo finale del periodico “E che cazzo, finalmente!
Alleluia!”
“Dormiamo, vá. Non devo continuare a pensare a quella sparata.”
Già, quella volta che affrontammo per caso l’argomento e se ne uscì con
quella infelice frase: -per me, una o due volte al mese è più che
sufficiente-; forse una pugnalata al cuore avrebbe fatto meno male!
Così, per sopperire ed evitare discussioni, inizi a sfogare le voglie
nel modo classico: in bagno, fantasticando improbabili situazioni mentre
ti spari seghe un paio di volte al giorno; manco fossi un ragazzino in
piena tempesta ormonale!
“Troverò prima o poi una soluzione, la amo ancora ma questa è una
situazione insostenibile: sembra di vivere con una sorella piuttosto che
con una Donna. Domani sono in… trasferta… devo ricordarmi… zzzz.”

Ero in ritardo per il check-in: l’aereo per Parigi sarebbe partito entro un’ora.
Il carrello delle valige con la ruota sghemba andava dove voleva: era
più una palla al piede che un aiuto ad andare spedito quindi recuperai
le valigie, lo mollai in mezzo al terminal e corsi verso il desk per
registrarmi sul volo. Arrivai giusto un attimo prima che chiudesse, solo
una donna davanti a me stava finendo la registrazione.
Il suo aspetto particolare mi colpì così tanto la osservai incuriosito:
alta circa 1.75, una lunga capigliatura bionda legata alta a coda di
cavallo scendeva al centro della schiena, due lunghi pendenti Swarovski
alle orecchie sottolineavano la curvatura del collo lungo e slanciato.
L’impermeabile corto e chiuso in vita che indossava non mi permetteva di
definire i particolari della silhouette, ma era comunque evidente la
classica forma a clessidra. La gamba slanciata, avvolta in calze fumé
con la riga, finiva su una caviglia sensualmente sottile, sottolineata
da un avvolgente e particolare laccetto in strass che fissava al piede
le scarpette décolleté con tacco 10 a stiletto.
Emanava un profumo discreto, alquanto particolare, che mi procurava uno
strano effetto sia sui pensieri che ai piani bassi. Tutto lasciava
immaginare un fisico notevole e una notevole raffinatezza vedendo il suo
sensualissimo incedere felino mentre si avviava all’imbarco.

-…SIGNORE!- fui richiamato alla realtà dalla voce della scocciata hostess al banco -Biglietto e passaporto, prego!

Quel profumo era… strano, stimolante… mi aveva eccitato in un modo particolare.
Ok, sicuramente erano i postumi dell’essere andato in bianco la sera
prima: il cazzo stava reclamando attenzioni. Come ormai d’abitudine
sentivo il bisogno di sfogare i pensieri abbastanza intensi che quella
donna aveva stimolato; mi fiondai nella prima toilette disponibile per
dargli almeno un po’ di sollievo.

Bip, Bip, Bip, messaggio via Bluetooth: “Ti ho eccitato così tanto?”
-Ma chi diavolo…- Chi mi stava mandando il messaggio doveva essere molto
vicino, non stava passando dalla linea GSM, accedeva direttamente al
mio smartphone!
Bip, Bip, Bip… ancora, “Non buttare inutilmente il tuo nettare di Zeus nelle fogne, ci vedremo presto.”
CAZZO! Qualcuno mi stava osservando… e io lì come un pirla con l’arnese in mano.
Mi ricomposi immediatamente e uscii velocemente dal gabbiotto per beccarlo, ma…
Nessuno! Neanche ai lavandini, solo quel profumo…
Corsi fuori dal local, mi guardai intorno e la vidi mentre stava
entrando nel duty-free shop della Chanel. Andai in quella direzione,
dalla vetrina la vidi osservare alcuni tailleur facendo cenno verso di
me ad una delle commesse del negozio; una seconda commessa le si
avvicinò, scambiarono alcune parole quindi si diressero insieme verso i
camerini di prova portando con loro uno dei capi in esposizione.
Ecco una buona scusa per attaccare bottone con quella donna così intrigante: un consiglio per il regalo da fare a mia moglie.
Mi avvicinai all’ingresso. Attraverso la vetrina del negozio la commessa
a cui ero stato additato mi seguiva con lo sguardo; entrai e cominciai a
guardarmi in giro fingendo di osservare la merce: aspettavo che quella
donna uscisse dai camerini.
-Posso esserle utile?- chiese la commessa.
Vedendola da vicino notai ai suoi lobi pendenti esattamente uguali a
quelli che indossava l’oggetto del mio interesse e anche lei aveva un
collo particolarmente sottile e slanciato.
-Mi sto solo guardando in giro, grazie.- risposi gentilmente.
Lei mi guardò con un’espressione tra la sufficienza e lo incuriosito.
-Venga con me!- disse decisa.
Alzai un sopracciglio pensando: “Approccio un po imperioso per una addetta alle vendite”.
-Ma…- stavo per obiettare.
-Venga con me di là!- disse in modo ancor più risoluto.
-Ok, ok, non si arrabbi.- risposi sempre più perplesso e la seguii verso i camerini di prova.

I camerini erano aperti e completamente vuoti, tranne uno: c’era appeso
il vestito che l’altra commessa e la donna avevano portato con loro poco
prima.
Strano però, in quel locale eravamo noi due: dove erano finite le altre due? Non c’erano altre uscite.
-Il pacco per lei è lì.- disse indicando il camerino con il vestito,
-Adesso regoliamo il conto. Non si preoccupi, abbiamo tutto sotto
controllo: non perderá l’aereo.
-Ma cosa…- stavo per ribattere, ma non riuscii a finire la frase.
Avvicinò l’indice della mano destra alla mia bocca per zittirmi, quindi
se lo infilò sensualmente dentro la sua facendo movimenti che simulano
una fellatio. Con la sinistra prese il dorso della mia mano destra,
estrasse il dito madido di saliva e vi disegnò sul palmo una specie di
Y; avvicinó il suo viso al mio orecchio e, tenendomi la nuca in un dolce
abbraccio, sussurrò: -Rilassati, ora sei sul sentiero.
Ero paralizzato dallo stupore, stava facendo tutto lei. Accompagnò la
mano su cui aveva disegnato il simbolo sotto la gonna, vicinissimo al
suo intimo ma impedendo che potessi toccarlo.
-Non ti muovere, stai fermo così.- sussurrò.
Poggiò le sue labbra sulle mie e mi bussò con la lingua. L’accolsi ben
volentieri, era inebriante come si muoveva nel cercare la mia e
cominciai a rispondere al suo invito quando la ritraeva: andai a mia
volta a cercarla.
Una, due, tre gocce sul palmo della mano ancora bloccata sotto la gonna.
“Per la miseria, deve essere un lago la sotto.” pensai.
La mia eccitazione stava salendo ai massimi vertici.
-Sì. Lo sono.- disse interrompendo quel bacio; mi tolse la mano da lì sotto, me la avvicinò alla bocca e ordinò: -Lecca!
Oddio, leggeva nel pensiero?! Lo sguardo non ammette repliche: sembrava
quello di una pantera in procinto di attaccare. Obbedii immediatamente
anche perché, comunque, la cosa non mi dispiaceva; aveva l’odore del
sesso puro, carnale, estremo e anche il sapore era sublime: sembrava
miele, leggermente aspro e, come un bambino che abbia appena messo il
dito nella Nutella, leccai via quella crema da tutto il palmo, con
avidità.
Mi poggió le mani sulle spalle e spinse finché non fui in ginocchio,
adesso avevo la faccia davanti al suo bacino. Con un rapido gesto si
slacciò la gonna facendola cadere ai suoi piedi, rimasi senza fiato: non
portava intimo, avevo le farfalle allo stomaco e il cazzo era sul punto
di esplodere alla vista di quella figa così perfetta, sormontata da un
ciuffo di peli ben curati e rasati a forma di cuore.
Aveva un piercing sul clitoride: un ciondolo di giada su cui era
raffigurato lo stesso simbolo che aveva disegnato sulla mia mano, una
goccia dei suoi umori vaginali si stava staccando dalle grandi labbra,
allungandosi in un filamento.
-Bevi dalla mia fonte, preparala ad accoglierti.- disse.

Non me lo feci ripetere due volte e mi fiondai a baciarla come avevo fatto poco prima con la sua bocca.
-Ahhh… sssiiiihhh… final… mentehhh!- sospirò, come fosse stata anni in astinenza.
Le stavo limonando la vagina, con la lingua mi sforzavo di andare il più
a fondo possibile,  lei rispondeva facendo contrarre i muscoli con il
risultato di risucchiarla verso l’utero.
-Cont… mmhh… …tinua. Siihhh… cosiihhh…- Mi incitava con il fiato corto.
Continuava a colare copiosamente umori, stentavo a stargli dietro.
Fremeva, vibrava come una corda di violino, dovetti tenerla attaccata al
mio viso afferrando quelle perfette natiche che si ritrovava.
-C… ci seihhh…. Ahhh… quasihhh… fai… uno sforzo… lo so… che lo saAHHH…
sai!- affermò tra i sospiri. Strana frase, ma mi fece balenare un’idea:
aprii il più possibile la bocca, la misi a ventosa su quella figa
paradisiaca e, inglobando il clitoride con tutto il ciondolo, cominciai a
poppare introducendo in vagina la lingua a mo’ di uncino cercando di
andare a titillare dove pensavo fosse il fantomatico “punto G”.
-SSSIIIIHHH!!!… AAAHHHH!!! MMMMHHH…. AVE… VA RAGIONEHHH…! Sei… tuhhh!
Stava raggiungendo l’orgasmo più travolgente che avessi mai visto in una
donna, cominciò a tremare come una foglia, si aggrappò con entrambe le
mani alla mia nuca e si sedette a gambe spalancate sulla poltroncina
alle sue spalle costringendomi a mettermi carponi davanti al suo
inguine.
-Sto… per… ooohhhh… veni… ghhnn …ire! Prepa… mmhhh… preparalo!- disse
rivolgendosi a qualcuno che doveva essere entrato in quel momento nello
stanzino. Una voce alle mie spalle mi sussurrò all’orecchio: -Non
staccare la bocca, tieni tutto quello che puoi e non ingoiare.- Alzando
gli occhi verso lo specchio alle spalle della poltroncina riconobbi la
seconda commessa a cui si era rivolta la donna misteriosa che stavo
seguendo. “Va beh”, pensai, “visto che siamo in ballo, tanto vale
ballare”.
-Ecco, bravo. Hai capito perfettamente.- disse.
“Ma che diavolo… Ancora!” Sembrava proprio sentissero i miei pensieri.

Cingendomi i fianchi la seconda commessa mi slacciò cintura e calzoni
abbassandoli insieme ai boxer fino alle ginocchia con la conseguenza che
il cazzo scattò come una molla verso il pube producendo uno schiocco:
avevo un’erezione tale che sembrava  avessi ingoiato un flacone di
Viagra, probabilmente a chiunque si fosse trovato nelle mie condizioni
mi sarebbe bastato un semplice tocco per eruttare, invece io provavo
solo quella particolare sensazione al pube di chi sta per scopare per la
prima volta.

Capii cosa intendevano per “prepararlo” perché colei che mi aveva
abbassato i calzoni si abbassò verso il cazzo, con una mano arretrò il
prepuzio e iniziò a stimolare con brevi colpi di lingua il glande,
quindi scese lungo l’asta, verso i coglioni, li aspirò in  bocca
delicatamente per poi risalire da dove era partita, fino a insalivare
per bene tutto. Continuò così un po’ di volte finché non decise di
infilarsi in un sol colpo tutta l’asta in bocca fino alla radice.
Sentivo la sua lingua che mi stava stimolando il glande con la
deglutizione, non avrei resistito a lungo, ero sul punto di esplodere.
Interrompendo il lavoro di  bocca si rivolse alla compagna cui stavo
dedicando le mie attenzioni: -Kemina Hatha, è il momento, ADESSO!
-SIIHHH…. VENGOOOHHH… AAAHHHH!!!- rispose lei con tutto il fiato che
aveva in corpo serrandomi la testa tra le gambe a impedire che facessi
qualsivoglia movimento mentre dalla sua uretra uscivano violenti schizzi
di inebriante nettare dal sapore così particolare che solo una
squirtatrice sa produrre. Al terzo schizzo in bocca riaprì le gambe
lasciandomi libero e mi allontanò la testa dal pube, la commessa
“assistente” mi fece rapidamente alzare, mi prese il cazzo con la mano
destra e, aprendo le grandi labbra della compagna con pollice e indice
della sinistra, mi guidò verso l’imbocco di quella vagina ancora
pulsante d’orgasmo. Appena i nostri sessi vennero a contatto serrò le
gambe sui miei fianchi, afferrò il cazzo alla radice con entrambe le
mani e in un sol colpo se lo inserì fino in fondo.
-Oddio! Da quanto tempo…- esclamò.
Era così lubrificata che entrò con straordinaria facilità e così stretta
che riuscivo a sentire le contrazioni del suo orgasmo che andava
scemando. Iniziai a muovere un lento dentro e fuori mentre lei, per come
mi aveva afferrato, cominciò a darmi il ritmo desiderato, accarezzando
contemporaneamente lo scroto.
-Adesso mi passerai il nettare di Afrodite.- Mi sussurrò l’assistente
all’orecchio e quando le nostre bocche si  incontrarono gli donai gli
umori ricevuti un momento prima. Sul cazzo stavo provando una sensazione
incredibile: ogni volta che arretravo durante l’amplesso me lo sentivo
risucchiato, la donna che stavo scopando riusciva a controllare
perfettamente i muscoli vaginali e pelvici tanto da riuscire a
rusucchiarlo donandomi le stesse sensazioni di una fellatio, la cosa che
cominciava a fare il suo effetto perchè ciò che prima provavo al pube
cominciò a scendere verso i coglioni per poi risalire lungo la canna
come una molla in carica: stavo per schizzargli l’anima in corpo.
“Oddio, sto per venire come non mai!” pensai.
-Sìii, vengo… anch’io, Ahhh h.- gemette.
Schizzò ancora. Mentre spalancava le gambe mi afferrò le natiche
tirandomi a se, inarcò il bacino riuscendo a farmi toccare il collo
dell’utero con la punta del glande. Mi tenne bloccato in quella
posizione fino a quando non finii di scaricare tutto quello che avevo in
canna e anche dopo che terminarono le contrazioni dell’orgasmo proseguì
con l’esercizio muscolare in cui eccelleva, come a voler spremere fino
all’ultimo goccio di ciò che avessi potuto avere ancora in canna.
-Sei pronta?- chiese guardando sua assistente.
Lei rispose assentendo con la testa, avendo ancora la bocca piena degli
umori che le avevo passato. La “prima donna” mi lasciò libero facendo
cenno di alzarmi.
-…E tu, NON muoverti da lì e allarga le gambe!- mi ordinò in modo
categorico mentre mi sfilavo da lei. Visto come era andata finora non
avevo alcuna intenzione di disobbedirle, quindi mi liberai dei calzoni
che mi impedivano l’operazione richiesta e mi misi come richiesto.
-Kemina Hiniel, mettiti in posizione!- ordinò all’assistente che quindi
si stese supina tra le mie gambe, la testa davanti al bordo della
poltrona su cui ero poggiato poco prima,ed aprì la bocca. L’altra
ragazza si alzò dalla poltrona tenendosi una mano davanti a chiudere le
grandi labbra del suo sesso, mi afferrò il membro mentre si accucciava
per mettere l’imbocco della sua vagina al di sopra della bocca
spalancata della compagna stesa sotto di lei: ne avrebbe scaricato
all’interno quanto ricevuto da me supposi,  infatti così fece mentre con
la lingua mi ripuliva l’asta da ogni residuo del nostro rapporto. La
ragazza distesa fece la stessa cosa alla figa della compagna non appena
si accorse che non usciva più nulla dalla vagina, quindi serrò la bocca
e, come se la cosa fosse concordata, si alzarono entrambe in piedi
terminando quella pulizia particolare.

-Non puoi uscire di qui conciato in quel modo.- disse colei che mi aveva
scopato fino ad un attimo prima -Nel camerino troverai il completo per
cambiati e delle salviette per ripulirti, VAI ora!
-Ma…- cercai di obiettare.
-Vai, ti ho detto, o perderai l’aereo. È tutto a posto così.- Per la
miseria, era vero, solo adesso realizzai che stavano chiamando il mio
nome.

-…è atteso al gate G9. Ultima chiamata.

Mi fiondai nel camerino per sistemarmi. Dallo specchio vidi riflessa
l’immagine della commessa “assistente” che stava riversando il contenuto
della sua bocca in quella dell’altra, per poi unirsi in un bacio
saffico appassionato come mai avevo visto, sembrava volessero proseguire
fra loro due il “discorso”. Quell’immagine mi risvegliò i sensi, ma
purtroppo non avevo più tempo.

Arrivai al gate che stavano per chiudere le porte.
-Mi spiace, signore.- Mi disse l’hostess al desk -Le operazioni d’imbarco sono concluse e il suo bagaglio è stato già scaricato.
-ACCIDENTI!!!- sbottai. -Mille euro andati in fumo.

Bip, Bip, Bip. Un altro messaggio: “Non era quello il tuo volo.”

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