La solita scena.
I quattro anziani al tavolino del dehors del bar, e lo sguardo che vaga e poi si fissa a metà della via Centrale, che scende con leggera pendenza dalla parte più alta di Castroluce fino a piazza del Municipio.

E hanno ben d’onde di guardare. Da dietro la curva appare come tutte le mattine Gisella, nel suo vestito rosso a pois bianchi, piccoli innumerevoli pois che esaltano la morbidezza del vestito, che copre una mezza porzione delle sue cosce.

C’è un po’ d’aria, come tutte le mattine a Castroluce e il vestito svolazza, mentre la giovane donna cammina sui tacchi delle sue scarpe rosse, muovendo ora un’anca ora l’altra e scendendo per la via.

Gli anziani sembrano aspettare solo lei, ogni tanto si guardano tra di loro e non parlano, attendendo che la Gisella scenda e continuano a fissare il corpo flessuoso, le gambe lunghe, il suo bel viso e i capelli scuri, mossi dal vento. Ecco è arrivata e come al solito rimane un attimo in piedi davanti agli anziani, ordina il suo succo e i biscottini rotondi della pasticceria annessa.

Poi la consueta conta con il dito indice della mano sinistra. Le sue mani sottili alla fine puntano uno dei quattro seduti e Gisella gli si siede in braccio. Il suo sedere rotondo s’appoggia e si accomoda, strusciandosi volutamente, ripetutamente, mentre prende con una mano il bicchiere del succo e con l’altra un biscotto. Un sorriso si fa largo sul suo giovane viso. L’anziano le mette le mani sui fianchi e lei continua nella sua danza erotica improvvisata, ma così ben studiata. Il fortunato ha un’espressione estasiata e Gisella si muove finché non sente l’umido della stoffa dei pantaloni.

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