di passionenascosta

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Non amo ricevere rappresentanti che suonano alla mia porta senza
appuntamento, lo trovo poco professionale e soprattutto interrompono il
ritmo lavorativo: insomma, rompono.
E’ con questo spirito che sono venuto ad aprirti la porta e credo che
dalla mia espressione fosse chiarissimo che non avessi alcuna intenzione
di lasciarti entrare. Eppure, l’ho fatto.
Saranno stati i tuoi occhi azzurri a colpirmi così tanto, o il tuo
abbigliamento informale e comodo, ma comunque appropriato, che lasciava
intuire la tua splendida forma fisica, non saprei.
Sta di fatto che sei qui di fronte a me, in piedi, a elencarmi le
qualità meravigliose del caffè che vendi e della praticità della
macchinetta abbinata.
Approfitto del tuo eloquio per osservare il tuo corpo, snello e tonico,
con pochissime forme ma armonioso alla tua statura decisamente bassa; la
scollatura asimmetrica cerca di valorizzare un seno piccolo, non più di
una seconda, la maglietta aderente evidenzia il tuo ventre piatto e i
pantaloni fasciano un culetto piccolo ma sodo, da pallavolista oserei
dire.

Cerco di concentrarmi sui benefici del contratto di comodato gratuito
che proponi per non indugiare troppo sul tuo corpo, ma mi accorgo solo
ora del rossore diffuso sul tuo viso e del tuo lieve imbarazzo: ti sei
accorta del mio esame e non sai cosa fare.
Ti guardo apertamente negli occhi con fare sfrontato, tanto la figura di
merda è già fatta, inutile nascondere che vorrei volentieri bere te,
invece del caffè.
Esiti un attimo.
Reggi comunque lo sguardo.
Prendi una decisione e ti avvicini.

Mi colpisci con un sonoro schiaffo, ma mi spiazzi immediatamente
afferrandomi per il collo della camicia e baciandomi appassionatamente,
quasi famelica. Rispondo al bacio con trasporto soprassedendo allo
schiaffo, le mie mani agguantano quelle chiappe così sode per sollevarti
e sederti sulla scrivania, tu armeggi con la mia cintura alla ricerca
della mia virilità che svetta già dura ed eccitata, la accarezzi
lentamente mentre riesco ad agguantarti un seno da sotto la maglietta.
Gemiamo assieme, uno nella bocca dell’altra.
Ti voglio, spasmodicamente ti bacio il collo scendendo sulla clavicola,
lungo la spalla, tu ti dimeni tirandoti giù i pantaloni e le mutandine
quel tanto che basta per rendermi accessibile la tua femminilità che
trovo già grondante e pronta ad accogliere due dita dentro di sè.
Un lungo sospiro accompagna il mio movimento, ma la fretta è troppa e in
un attimo scendi dalla scrivania, ti volti e sporgi indietro il tuo
culo in un muto invito.
In un solo colpo sono dentro di te.
Restiamo fermi non più di due secondi ad assaporare la sensazione, poi
inizio a stantuffarti con foga mentre iniziano a cadere oggetti dalla
scrivania. Mi aggrappo al tuo collo con entrambe le mani, stringo
leggermente per aver migliore presa mentre tu volti la testa a guardarmi
con occhi lussuriosi, la tua bocca spalancata a ringhiare un orgasmo
improvviso e animalesco.
Continuo imperterrito a martellare, l’apice è vicino, la scrivania per
poco non si ribalta quando, dopo il tuo via libera, erutto lunghi fiotti
di piacere dentro di te.

Ci accasciamo affannati, quasi increduli della passione appena provata e con il respiro rotto dal piacere.

Dopo un lasso di tempo che non saprei dire, sei tu a rompere il silenzio: “A questo punto, quante cialde vuoi ordinare?”