Camping

di Sbronzolo

image

***

Il sito personale di Sbronzolo: sbronzolandia.wordpress.com

***

Vent’anni, una ragazza e una tenda canadese. Che si può volere di più dalla vita. Dovrebbero farci una canzone!
L’estate è arrivata e con essa la bugia detta ai suoi genitori per scappare al mare soli: io e Susanna.
Che ci vuole: baci e saluti in stazione e via con il treno sino in Abruzzo. Carico come un mulo ma con un sorriso che tutto sopporta e solleva, con la voglia di trascorrere una settimana assieme al mio tesoro, la mia ragazza: Susanna.
Capelli corvini, sguardo da cerbiatta e un corpo che calamita mille sguardi oltre al mio. Sua l’idea del campeggio in tenda, io a rimorchio con qualche dubbio e malinconia a dover rinunciare ai comfort della pensione Mariuccia (prima destinazione ipotizzata).
Il viaggio tubando come due piccioncini con i bagagli che strabordavano dalla rastrelliera sulle le nostre teste. Promesse di abbondanti spalmate di crema dopo-sole e tante coccole sui materassini.

“Dovremo fare piano…”, Susanna preoccupata dalla poca privacy concessa dalla tenda.
“Ti farò urlare a bassa voce…”, sussurrato all’orecchio.

Finalmente una settimana in cui ogni momento sarà assieme e il sesso non sarà più sacrificato nel piccolo spazio della mia Panda. Già nella testa mi frullano mille modi per…mille modi per….prenderci.
Una piccola carezza di Susanna ai mie bermuda solletica l’ingrossarsi dei miei pensieri:
“Anche io ho voglia…”, che sia telepatica!?

Uno spuntino, una risata, un bacio e un po’ di musica dalle cuffiette e arriviamo alla stazione. Si scende!
“Cerchiamo un taxi”, almeno un po’ di comodità e sollievo dalla soma.
“Scherzi! C’è un pullman che porta direttamente al campeggio! Economico e pratico”, lascio fare a lei.

Che il pullman porti a destinazione è un eufemismo: solo due chilometri tra la fermata sulla statale e l’insegna del camping! La tenda e i bagagli diventano sempre più pesanti sino a che mi schianto sulla panca accanto alla reception. La guardia alla sbarra mi guarda con l’espressione di chi comprende la fatica che bisogna fare per passare una vacanza con una ragazza come Susanna. Raccolgo la muta solidarietà con soddisfatto orgoglio.

“Sei stanco?”, noooo devo aver perso un polmone per strada, il resto va bene…
“No tesoro, sto bene. Solo le sigarette che si fanno sentire…”, è un casino fingere che sia nulla, che si deve fare per non perdere la faccia!

Piazzola bella, ampia e ombreggiata, in una parola: perfetta. Poco lontana dal sentiero pedonale, discosta dalle altre e d’angolo rispetto alla stradina che conduce al mare.
“Montiamo la tenda a lato dello spiazzo, così ci rimane spazio per le stuoie, per i teli mare. Possiamo fare ogni giorno un pic-nic!”, grande idea di Susanna!
Detto – fatto. Siamo già in tenda: costumi, toccatine, bacini e via di corsa a fare il bagno.

Al ritorno: sorpresa!
Nello spazio pensato per i nostri romantici pic-nic stanno montando una tenda canadese gemella alla nostra. Cazzo!
Una ragazza e un lungagnone piantano picchetti dove avremmo voluto mettere le nostre stuoie e i nostri corpi. Chiediamo spiegazioni con molta insofferenza. A differenza nostra, non avendo prenotato, è stata la direzione del camping a dare loro il posto da noi lasciato per scelta libero. Accidenti!

Ormai è fatta e il lungagnone promette di pagarci la cena per risarcirci del fastidio: si sarebbero fermati una sola notte.
Pierre, francese dalla erre arrotolata che parla un ottimo italiano. Non so se è per la sua pronuncia o per la bellezza della sua ragazza, la mia insofferenza muta in disponibile ospitalità. Vaneria si chiama la creatura coperta dal un costumino giallo ed un pareo in tinta che s’affanna a gonfiare con la pompa il materassino matrimoniale dei nostri vicini di tenda.
Strette di mano e presentazioni: Valeria è pugliese ed incarna i colori mediterranei nei capelli, negli occhi e nello sguardo.

Dopo la doccia e il cambio per la sera ci si accomoda nel piccolo ristorantino del camping. Tante ambizioni nel menù, altrettante delusioni nelle pietanze. Ma ciò che non fa il cibo, lo fanno i giri di birra, digestivo, grappe e limoncello. La regola aurea di non abbassare mai la gradazione alcolica non funziona e la testa inizia a girarmi come una trottola. Susanna, spalmata in braccio a me, parla ormai priva di alcune vocali e con un tono di voce più alto del solito. A noi quattro si sono aggiunti altri ospiti del campeggio: tutti più o meno coetanei che si raccontano o inventano aneddoti vacanzieri.

“Noi andiamo a dormire”, sollevandomi con una certa fatica e cingendo la mia ragazza per la vita
“Seee dormire….”, dal gruppo si alza un brusio che non capisco se sia più allusivo o invidioso per la mia splendida compagna.
“Vi spiace se mi aggrego a voi? Pierre stai pure se vuoi, io ho sonno…”, cantilena quasi musicale Valeria che si alza, anche lei, un po’ malferma sulle gambe.

“Se non vi sto appresso rischio di non trovare più la tenda…”, Valeria ridendo.
“Mica è così scontato che ce la facciamo…”, le dico di rimando mentre concentro ogni mia ultima risorsa per orientarmi.
Devo condurre le donzelle al sicuro in questa notte stellata in cui il cielo gira vorticoso. Ah no: che gira è la mia testa!

Il rumore della zip precede di un istante il mio crollare sul materassino e sulle labbra di Susanna. Le nostre lingue si rincorrono intanto che le mani slegano, slacciano, scostano…..
Gira anche la tenda: eppure l’avevo ancorata bene al terreno. Ah no, è la terra che gira, certo! L’ho persino studiato che la terra gira! Tutto ok…

Tutto ok un cavolo! Un bisogno impellente mi assale: troppi liquidi che premono per uscire!
“Susanna, Susanna….aspetta, scusa…arrivo subito…”, infilandomi cosa non so bene: boxer, costume, bermuda….qualcosa…

La luce della luna coperta dalle nuvole rende ancora più complicato individuare i bagni…..ma l’albero che fa da confine dello spiazzo è talmente comodo e invitante che non resisto e in barba ad ogni civile comportamento decido di innaffiarlo. Quando scappa, scappa! Con una mano mi appoggio al tronco: si sa mai iniziasse a girare pure l’albero!

Abbasso la zip e mi rituffo sul morbido giaciglio….corro con le mani al seno della mia ragazza coperto dalla maglietta. Le strappo subito un gemito quando le appoggio il mio cazzo libero da tessuti in mezzo ai morbidi e tonici globi del suo culetto.
“Facciamo piano che Valeria può sentirci”, le sussurro a mezza voce.
Impetuosa riprende il bacio interrotto e con la mano stringe il mio uccello massaggiandolo dalla base alla punta esposta e gonfia. Le è sempre piaciuto afferrarmi il sesso, farlo suo. Gustarlo, ecco gustarlo. Scende ad accostar la bocca al glande. Colgo il suo alito che precede di un attimo il caldo della bocca su di me, su di lui…
Si mette carponi offrendo alla mia mano la possibilità di insinuarsi tra le sue cosce, leggermente schiuse. Spinge il perizoma madido sulla mia mano per sentire ovunque la pressione del mio tocco. Abile scosto il piccolo lembo di stoffa e la trovo pronta ad accogliere la penetrazione del mio indice….adoro la fica bagnata e Susanna mai è avara di umori.
Scorre complice la sua bocca sulla mia asta portandomi ad un passo dall’orgasmo, rallentando, accelerando, fermandosi per dedicarsi alle palle con piccoli e sapienti colpi di lingua. Una sintesi perfetta di sensazioni e un’armonia di azioni che solo l’amore può concedere….
Si solleva di scatto dalla mia erezione e in un lampo le affondo nel corpo: contrae i muscoli per abbracciare e stringere il mio cazzo che scivola nel piacere infuocato della sua voglia. Le abbranco i seni liberi dalla maglietta tolta nell’oscurità e le stringo i capezzoli sollevandomi con la forza degli addominali.
Un abbraccio fuso in lei offrendole tutta la durezza del mio bacino. Il lento ondeggiare solletica ogni punto del mio uccello e strappa sospiri ad entrambi. I respiri si accordano e i gemiti soffocati li lanciamo uno nella bocca dell’altra.
Piano! Facciamo piano che Valeria è qua accanto…piano!!

Ormai il piano è saltato: steso e arreso la sento cavalcare come una puledra su e giù, sopra di me, con dentro me. Custodito nella sua intimità, il mio corpo pare esplodere e colgo ogni mio senso confluire dalle membra verso l’orgasmo. Sale impetuoso e incontrollato: le afferro i fianchi con le mani ed inizio a scoparla con tutta l’energia che mi rimane in corpo. Il materassino ammortizza i colpi, lei li riceve tutti. Pochi istanti, massimo un minuto e un gutturale ruggito mi sfugge dai polmoni quando il mio primo fiotto di sperma irrompe furibondo e profondo in lei. Il suo respiro sale d’intensità e diventa prima gemito e poi orgasmo quando coglie il mio in una simbiosi di piacere contemporaneo: pura estasi della carne.
Corriamo assieme scossi e scoordinati per regalarci ogni istante, ogni singolo istante di godimento….
Dopo non so quanti fiotti di me….le mie membra tornano pesanti, la tenda riprende a girare e l’arsura si impadronisce della mia bocca.
Lei crolla: poggia la testa accanto alla mia facendo aderire i nostri corpi ancora scossi dall’affanno.

“Susanna è stato bellissimo….”, sussurro all’aria della tenda che odora di sesso.
“Ora vai via che se torna Pierre ti uccide…”, ogni mio pelo si tende al sentire quelle parole, appena il mio cervello ne coglie il significato.
Mi scosto per prendere le distanze da ciò che è accaduto: che cazzo è successo! L’albero, la pipì, le due tende che giravano. O mio dio: Valeria! Ho scopato Valeria e non Susanna! Sono innocente! Giuro!
“Vai ora, sarà il nostro segreto…..”, più un sospiro che altro.

Scappo nudo dalla tenda. Valeria, molto cortesemente, mi lancia i boxer dimenticati.
L’aria fresca della notte mi dona quell’attimo di lucidità per rendermi conto dell’errore. Che dirò a Susanna!?

Piano entro nella tenda: quella giusta stavolta!
Susanna si gira lenta e mi guarda nel dormiveglia: “Dove sei stato? Non arrivavi più…..mi è venuto sonno….”
“Non stavo bene e sono restato ai bagni per timore….di….di disturbarti”.

Quanto invece sono stato bene non lo posso confessare….spero che domani partano. Come potrei passare una settimana con la costante visione di Valeria, dopo quanto accaduto questa notte!
“Dormi amore che domani recuperiamo…., domani facciamo noi lo stesso baccano che hanno fatto quei porci dei nostri vicini…”, dice lei in un promettente sussurro

Sapesse Susanna…sapesse!
“Certo tesoro….buonanotte….”, mentre assaggio il sapore di Valeria dal mio indice…

Come giudichi questo racconto?
Share this Post

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>
*
*