di Alba6990

Capitolo 3 – Serata in montagna #1

“Ma che caldo fa?!” Non c’era niente da fare, Andrea era un termosifone
umano! Glielo dicevano tutti. Sentiva il caldo molto di più rispetto
agli altri. Spesso e volentieri, d’inverno, si ritrovava con capi
leggerissimi indosso e come unica protezione contro il freddo un
chiodino di pelle primaverile. Potete immaginare come potesse essere
d’estate! Si ritrovava in continuazione ad asciugarsi le goccioline di
sudore sul seno, dietro il collo sull’attaccatura dei capelli e
nell’incavo tra il labbro superiore e il naso. Anche quel pomeriggio si
stava asciugando quello che pareva essere una sorta di gavettone dietro
il collo.

“Hai davvero ragione, fa molto caldo! Troppo caldo!” Disse suo
padre accanto a lei, che l’aveva accompagnata semplicemente per aprirle
il cancello, visto che lei non si sarebbe portata dietro le chiavi di
casa. Effettivamente, quel giorno era stato il più caldo del mese,
 non si trattava di una semplice sensazione di Andrea. Ma per quanto
possa sembrare assurdo, ad Andrea piaceva provare così tanto caldo! Le
piaceva la sensazione del sole che scottava, dell’afa, del doversi
spogliare anche della propria pelle pur di provare un minimo di
sollievo. Era convinta che nella vita precedente fosse una lucertola, o
che comunque abitasse in uno di quei posti tropicali dove il termometro
raggiunge con facilità i 40 gradi. La sensazione che provava nel
mettersi in una vasca d’acqua ghiacciata, di farsi la doccia sul
terrazzo o comunque di bagnarsi per poi sentire il caldo che la
asciugava e che metteva fine a quei pochi minuti di refrigerio, per lei
era quasi come un orgasmo!
Certo, non disdegnava i momenti di frescura che le donava l’aria
condizionata in macchina e dentro casa, ma dopo un po’ aveva bisogno di
sudare!
Perché Andrea e suo padre stavano fermi in piedi, sul vialetto, sotto il
sole cocente? Semplice: Andrea, Tommy e Maria dovevano andare in
montagna!
Tommy aveva la casa e aveva proposto un momento per staccare la spina:
Andrea si sarebbe staccata dallo studio assiduo per gli ultimi esami e
Maria dal lavoro. Si erano organizzati in questo modo: sarebbero partiti
quel giorno (martedì) sul pomeriggio tardo, visto che Maria avrebbe
finito di lavorare intorno all’ora di pranzo, e sarebbero tornati
indietro giovedì poco dopo pranzo, dato che il turno di lavoro di Maria
era quello del pomeriggio e il mercoledì era il suo giorno libero.
Tommy parcheggiò davanti al vialetto, puntuale come un orologio svizzero.
“Ciaoooo!” Maria scese dalla macchina e andò incontro ad Andrea.
“Allora? Sei pronta per questa gita?” Le chiese con il suo tono
squillante. “Prontissima!”
“Allora andiamo!”

“Che bella casa, Tommy!” Esclamarono Andrea e Maria non appena
arrivarono al cancello: si trattava di una villa bifamiliare, situata in
un piccolo complesso di villette uguali circondate da un unico cancello
che creava una sorta di quartiere in miniatura. C’era anche la piscina
comune, ma non era ancora funzionante, sarebbe stata pronta qualche
giorno dopo.
“Eh, bella vero? Io qua ci vengo sempre quando voglio staccare. Spengo il cellulare e nessuno mi rompe i coglioni.”
“Mio dio!! Ma questa è la spada di ‘Skyrim’!!” Andrea stava osservando
strabiliata una magnifica spada Medievale appesa al muro, che ricordava,
appunto, una delle spade che si possono trovare nel videogioco che
aveva appena citato. Maria non aveva la minima idea di cosa stesse
parlando, visto che non era un’appassionata come loro.
“L’hai notata subito!! Dai, la sgancio dal muro e te la faccio tenere in mano.”
Quando Andrea la prese in mano, quasi si tagliò solo con l’impugnatura
lavorata apposta per farla sembrare alle scaglie e agli artigli di un
drago.
Se si disegnasse la versione manga della faccia di Andrea in quel
momento, sarebbe con la bocca aperta in un sorriso smagliante e gli
occhi a cuoricino! “No vabbè!”
“Tomyyy! Che spadone!”
“No, quello è ancora nelle mie mutande.” Disse lui facendo l’occhiolino.
Tutti e tre scoppiarono a ridere. “Comunque, Andrea, ti piace?”
“Mi piace?! È stupenda! Chissà quanto vi sarà costata! È anche bella pesante!”
“Se ti piace questa, impazzirai per la katana che ho in camera dei miei.”
“Coooosaaaa?!”
“Lo sapevo!! Vado a prenderla!” E detto ciò, sparì in una delle stanze
della casa, mentre Andrea e Maria guardavano e toccavano la spada,
constatando quanto potesse essere difficile maneggiarla con una mano
sola. In quei pochi minuti, Maria si rese conto di quanti pochi muscoli
avesse sviluppato nei suoi 23 anni.
“Eccola!” Tommy arrivò con tra le mani quella che per Andrea appariva
come l’ottava meraviglia del mondo: una katana con l’impugnatura
decorata a motivi floreali. La prese tra le mani ancora più estasiata
della spada di prima. Lei amava la cultura orientale e avere qualcosa
che provenisse da quel mondo tra le mani, per lei era una gioia immensa:
“Tommy…per esprimerti quanto tu sia…mitico…ad avere queste
meraviglie dentro casa…non so…ti meriti una pompa!” Disse lei
ridendo, accompagnata dalla risata sguaiata di Maria. “Ehh Andrea…mi
sa che quelle sono off limits.”
Smisero entrambe di ridere e lo guardarono con fare perplesso: “Non ti piace se una ragazza ti succhia il…”
“Ho avuto brutte esperienze.” Disse lui ridendo e vedendo le loro facce
incuriosite, le invitò a sedersi tutti insieme sul divano per poter
raccontare.
“Allora: io uscivo, un bel po’ di tempo fa, con una tipa. Un giorno
eravamo da soli io e lei ed era palese che lei avesse voglia di scopare.
A me non fregava più di tanto, anche perché non era una figa pazzesca,
ma sapete, quando sei un ragazzino è una ragazza ha voglia…mica fai il
finocchio! Fatto sta che questa ha iniziato a prendermelo in bocca
e…” non finì nemmeno la frase, si portò il palmo della mano sulla
fronte in segno di disperazione.
“Non era brava?”
“Boh…vi dico solo che ad un certo punto l’ho pregata di fermarsi,
perché sono sicuro che di lì a poco avrei cominciato a sanguinare.”
“Vuoi dire che…?!”
“Eh…ha usato i denti per farmi quel pompino.”
“Ma questa è pazza!!”
“Ma ti voleva proprio male!!”
“Quindi, per questo motivo, sono rimasto un po’ traumatizzato e da
allora non mi sono più fatto succhiare il cazzo neanche una volta. Ho il
timore che possa succedere di nuovo.” E scoppiò a ridere.
Quella serata, passò così: misero su il film “In Time” con Justin
Timberlake e Amanda Seyfried, parlando ogni tanto del più e del meno.
Poi arrivò il momento in cui, dopo aver scelto i posti letto, Maria
crollò e si addormentò. Avevano deciso di dormire tutti e tre nella
stanza di Tommy, con Maria sul letto singolo e Andrea e Tommy nel letto
matrimoniale. Andrea indossava un top che copriva solo spalle e seno
rosa carne e due piccoli pantaloncini dello stesso colore e una piccola
stampa di una bocca che si mordeva il labbro inferiore. Loro due erano
ancora in piedi, a parlare di cavolate. “Tu davvero non ti sei mai fatto
succhiare il cazzo da nessuna dopo quella volta?” Gli chiese lei mentre
era in piedi di fronte a lui, seduto sul divano. “Già. Nessuna.” Andrea
lo guardò maliziosamente: “Sai che quelli con cui sono stata…dicono
che ho una bocca formidabile?”
Tommy la guardò e deglutì, stava sudando. Aveva caldo già di suo e
quella frase gli stava facendo ribollire il sangue nelle vene: “Ah sì?”
“Sì!” Disse lei sedendosi sul divano accanto a lui “Mi hanno detto che
riesco a far resuscitare i morti.” La sua voce si abbassava piano piano.
Vedeva che Tommy esitava un po’ a farsi avanti, molto probabilmente per
via del suo piccolo trauma: “Beh…penso si possa vivere senza pompini,
no?”
Andrea ridacchiò e si avvicinò al suo viso, guardandolo negli occhi: “Ma così ti perdi una delle cose più belle ed eccitanti…”
Il suo indice andò a giocherellare con l’elastico della tuta di Tommy,
tirandolo e lasciandolo andare. Notò un guizzo al di sotto del tessuto.
Un guizzo che le risultava estremamente familiare. “Eh…io, diciamo
che…”
“Shh…” le labbra di Andrea erano contro il suo orecchio e le mosse
sfiorandolo appena: “Ti farò passare io queste paure infantili…” la
sua mano, afferrò l’erezione di Tommy da sopra il tessuto della tuta,
mentre lui, con il respiro che si faceva mano a mano più pesante, le
tirò una sonora sculacciata sulla natica destra, per poi affondare le
dita in quella carne tenera e allo stesso tempo soda. Andrea era
eccitatissima, voleva assaggiarlo. E inoltre, l’idea di essere la prima a
fargli provare piacere con la bocca, la faceva gongolare non poco. Con
un unico movimento, tirò giù i pantaloni di Tommy fino al ginocchio. Il
suo cazzo era di notevoli dimensioni: una bella lunghezza e una bella
circonferenza. Era lì e reclamava attenzioni. Le sue attenzioni. Non
appena avvicinò il viso e il suo fiato investì il glande lucido, Tommy
le diede un ultimo avvertimento: “Ehi…niente denti…Okkei
?”
“Con me non ti devi preoccupare. Partirò piano.” Tirò fuori la lingua e
delicatamente, lo leccò alla base. Una piccola leccata, che aveva fatto
tremare Tommy. Andrea controllò la sua reazione, sembrava aver gradito.
Quindi leccò di nuovo, ma più a fondo, percorse tutta la lunghezza del
pene con la lingua piatta, come se l’intera superficie fosse cosparsa di
gustoso cioccolato. Tommy la guardava, la bocca semichiusa dal piacere,
i muscoli che mano a mano si rilassavano. Andrea gli creò quello che
poteva essere a tutti gli effetti un pigiamino di saliva. Lo aveva
leccato da tutti i lati, inumidendolo per bene. La luce della luna che
entrava dalla finestra, lo faceva quasi luccicare. Quando si rese conto
che Tommy era pronto ed eccitato abbastanza, cosparse di baci il glande
bagnato. Ogni volta che leccava e baciava il buchino, il cazzo guizzava
verso di lei. Andrea ridacchiava a quella visione, le piaceva vedere
come fosse
 talmente eccitato da muoversi da solo. Poi, lentamente, aprì la bocca e
lo accolse dentro di sé. Fece attenzione a non sfiorarlo neanche
lontanamente con i denti, fin quando non arrivò a sentire il glande che
le toccava bene l’ugola e Tommy che si lasciò sfuggire un rantolo di
puro piacere. Andrea faticava leggermente a tenerlo tutto in gola, data
la lunghezza. La colsero un paio di conati, prima che si potesse
abituare. Tommy posò delicatamente una mano sulla nuca di Andrea, ma non
aveva il coraggio di dettare lui il ritmo. Decise di lasciar fare tutto
a lei. Un lussurioso e lento su e giù, ogni tanto Andrea che si
staccava con uno schiocco delle labbra per riprendere aria e poi
ricominciava. Come aveva previsto, non ci volle molto a sentire lo
scroto che vibrava e il cazzo che pulsava, donandole tanti fiotti di
sperma denso che le riempivano la bocca. Tommy quasi grugniva per
l’orgasmo. Andrea inghiottì il frutto delle su
e “fatiche”, si avvicinò al viso di Tommy, facendo sfiorare i nasi.
Tommy non riusciva neanche a parlare: “Allora? Sono promossa?”
“S…s-sì…sì sì…”
“Bene!” Disse lei riacquistando piena vitalità, battendo le mani e
alzandosi come una molla dal divano: “E adesso, in branda! Ho sonno e
voglio dormire!” Disse lei dirigendosi verso la camera, Tommy non
staccava gli occhi dal suo fondoschiena sculettante.