di Alba6990

Capitolo 2 – Serata in discoteca

“Siamo carichi?”
“Sì, cazzo!”
“Tommy accendi la radio, ma non mettermi quella merda che metti di solito! Anzi, dammi il cavo AUX.”
Così iniziava quel sabato sera: Andrea, Tommy, Pamela e Carlo nella
macchina di Tommy. Direzione: discoteca, compleanno di Marco. Erano
tutti allegri e spensierati, “Chianed to the Rythm” di Katy Perry al
massimo e il BMW che sfrecciava decisamente oltre il limite di velocità
consentito per le strade di Milano.
Ore 23.30 e già Andrea si lamentava per il caldo: “Raga…comunque fa
troppo caldo. Tommy abbassami il finestrino che qua la gonna mi si sta
appiccicando alle cosce.”
“Hai pienamente ragione. Abbasso tutti i finestrini.”
“No, zio! Tu dal mio lato non lo abbassi, che sennò mi ammalo!”
Sentenziò Carlo dal sedile posteriore, proprio accanto ad Andrea. Tipico
di Carlo quell’espressione: “zio”. Andrea la odiava! Tutti a chiamarsi
“zio” o “fra”. Ma chiamatevi con i vostri nomi, pensava sempre.
Evidentemente, nessuno dei due esemplari maschili presenti in quella
macchina aveva acquisito come per magia il potere della telepatia e in
appena quattro frasi, erano fioccati una ventina di “zio”, una decina di
“porco ***” e quattro o cinque “merda”. Pamela era l’unica che poteva
comprendere il suo sconforto per questo slang assurdo, infatti, dal
sedile davanti, girò la testa verso Andrea: “Non possiamo farci niente.
La cosa che riescono ad articolare con più fantasia sono solo le
bestemmie.” Disse con una risata, seguita da uno sguardo disperato di
Andrea.

“Oh, ragazze! Le bestemmie sono un intercalare. Bisogna cominciare una frase in questo modo, altrimenti non ha lo stesso suono.”
“Grazie, luminare della scienza della lingua italiana. Dovrebbe esporre la sua tesi in un qualche congresso.”
“Porco ***! Siamo rovinati se io vado ad un congresso!”
“Ecco. Appunto.” Risate generali in tutta la macchina.
Dopo pochi istanti di silenzio, Pamela prese la parola: “Oh, raga, stasera chi siamo alla fine? Tommy, tu lo sai?”
“Allora, siamo noi soliti, quelli che hanno la tipa stasera se la sono
portata appresso…poi chi altro c’è?” Chiese Tommy a più a sé stesso
che a Carlo, intento a scrivere a qualcuno al cellulare per trovare un
po’ da fumare.
“Ah sì! Ci sono Marzia, Luca…”
“No, come Marzia?” Andrea era scocciatissima. Marzia le stava altamente
sui coglioni! Una ragazza di quelle arroganti, convinte di essere le più
fighe della terra e di tutti i corpi celesti. E poi…una pallonara
disumana! Si inventava di quelle cose! Bugie su bugie solo per apparire
più bella, più ricca e più simpatica agli occhi degli altri. E poi erano
delle cose davvero ridicole quelle che inventava! Cose a cui davvero
non credeva ormai più nessuno. Aveva avuto un momento di popolarità
qualche anno prima, grazie a questo mare di stronzate. Stronzate che poi
erano venute a galla nel corso del tempo e che l’avevano
conseguentemente isolata dagli altri, che non si interessavano più a
lei. Ne aveva combinate un fracco e una sporta ad Andrea, fin da
piccole. Lei non aveva mai reagito, nonostante madre e amiche le
dicessero di fare il contrario. La sua risposta era sempre stata:
“Ragazzi. Io mi siedo in riva al fiume,
 aspettando che passi il cadavere. Perché prima o poi passa…e anche
bello imputridito.” E così era stato. In pochissimi ora, le davano
retta. Nessuna relazione che aveva avuto era durata mai più di un paio
di settimane, la lasciavano tutti. E quelle “care amiche” che aveva,
l’avevano abbandonata piano piano.
A quanto pareva, però, Andrea se la sarebbe dovuta sorbire quella sera.
Era stata invitata semplicemente perché amica di un amico del
festeggiato…e perché “Una figa in più in discoteca, fa sempre comodo.”
dicevano sempre i maschi.
Andrea era così persa nei pensieri che non si accorse che i ragazzi in
macchina, stavano parlando di quanto fosse frigida Marzia.
“Secondo me, Marzia è asessuata! Ogni volta che un ragazzo le parla lei lo caccia perché si vergogna!” Disse Carlo.
“E invece secondo me, è frigida, ma pur di apparire più di quello che è,
qualcosa lo farebbe. Ma sapete una cosa? Facciamo una sfida! Stasera la
facciamo ubriacare e io provo a scoparmela.
"E perché?!”
“Per vedere fino a che punto può arrivare il suo ‘voglio essere la più
figa’ ora che ha 20 anni…ovviamente non me la voglio scopare sul
serio, voglio solo vedere se mi risponde che vuole farlo.”
Andrea sapeva che quella sfida era persa: “Tommy, guarda che non ce la fai.”
“Dai, scommettiamo che quella è talmente sfigata che mi risponde di sì
solo perché ‘Ovvio che io a 20 anni faccio sesso! È sfigata chi non lo
fa!’” E disse questa frase con una voce caricaturale femminile.
“Tommy, facciamo una scommessa. Tanto sono sicura che perdi!”
“Dai, spara!”
“Se ti scopi Marzia stasera, io te la dò per un mese, ogni giorno, ogni volta che vuoi.”
Carlo e Pamela si girarono urlando: “SFIDA GROSSA!! Andrea, hai colpito
Tommy nell’orgoglio! Io non starei tanto tranquilla se fossi in te!”

“RAGA!! È ARRIVATO L’ALCOOL!! TUTTI A BERE!!” La musica era ad un volume
abbastanza alto, non si riusciva a sentire le parole neanche a pochi
centimetri di distanza, quindi bisognava urlare. Andrea ballava con in
mano una bottiglia di vodka liscia, le piacevano le bevande “secche”,
quelle che ti danno una bella botta solo a berne un goccio. Si stava
divertendo troppo, insieme a Pamela e Carlo, nel vedere Tommy che
cercava Marzia per tutta la discoteca.
“Andrea, è impazzito! La sta cercando ovunque! Secondo me la violenta solo per vincere la scommessa!”
“Ma non ce la fa!” Disse Andrea ridendo e bevendo un altro sorso. Sì
guardò anche lei intorno: nessuna traccia di Marzia. Poco male, non se
la sarebbe sorbita durante la sera. Ma, come al solito, aveva pensato o
parlato troppo presto. Infatti, fece la sua magica apparizione, con un
sorriso falso come Giuda, baciando Andrea sulla guancia. Non fecero
neanche finta di scambiarsi quei convenevoli di cui la gente non si
interessa mai, ma che di solito chiede per pura gentilezza e buona
creanza.
Tommy le si attaccò subito al culo, cercando in tutti i modi di ballare
con lei. I risultati erano, se non nulli, scarsi: lei si scansava, non
aveva neanche il coraggio di ballare con lui o di guardarlo negli occhi.
Non era proprio cambiata con i ragazzi. Andrea, dal canto suo, lo
stuzzicava di continuo da lontano. Ogni volta che lui falliva, lei lo
invogliava sadicamente, facendo vedere meglio la scollatura del suo body
aderente e nero, aprendo leggermente le gambe sul divanetto, leccandosi
le labbra e mandandogli dei baci volanti. Carlo rideva come un matto,
vedendo lo sguardo infuoiato di Tommy ogni volta che guardava Andrea. Se
la mangiava con gli occhi. Metteva a repentaglio il suo orgoglio
maschile continuando a fallire nel flirtare con Marzia.
Ore 2.45, Tommy era seduto sconsolato sul divanetto. “Mi sa che i tuoi
tentativi non sono andati a buon fine.” Disse Andrea in piedi di fronte a
lui.
“Eh no, a quanto pare.” Rispose lui con una risata e alzandosi
immediatamente. La fece girare su sé stessa e cominciarono a ballare al
ritmo della musica, ora un po’ più bassa e lenta. Quella discoteca
terminava presto le serate, ancora un’ora scarsa e sarebbero dovuti
uscire.
“Ho vinto io.” Gli disse Andrea intrecciando le dita nelle sue e cominciando un lento ondeggiare del bacino.
“Già.” Rispose lui stringendole ancora di più le mani e facendo aderire bene il corpo.
“In effetti…Marzia non è come te.” Le sussurrò lui nell’orecchio,
mordicchiandolo leggermente. Andrea venne scossa da un brivido di
piacere lungo la schiena. Impercettibilmente, il suo sedere cercò un
contatto più intenso. Un sorrisetto malizioso si fece largo sul suo
volto: “Perché io come sono?”
“Eh…difficile da spiegare solo a parole.” Il culetto di Andrea
strusciava contro l’erezione di Tommy. Non ce l’aveva completamente
duro, ma era già a buon punto e sentiva che mano a mano che il suo
fondoschiena lavorava, il suo “amico” si metteva sempre di più
sull’attenti.
“Comunque, la scommessa l’hai fatta a tuo danno.”
“E perché mai?”
“Perché tu il mio cazzo lo vuoi…” sorrise lui cominciando a lasciare
una lenta scia di piccoli baci sul collo. Andrea inclinò la testa da un
lato e si scostò i capelli per facilitargli l’operazione.
“Ma tu che ne sai di cosa voglio io?”
“Me lo dice lei…” la sua mano si insinuò subito sotto la gonna di
Andrea, scostando il body e affondando il dito medio nella sua figa.
“Mmm…” Andrea chiuse gli occhi con un gemito. Portò la mano del suo
amico al seno, mentre l’altra faceva il resto. Il suo bacino ondeggiava
al ritmo della musica, mentre i suoi succhi imbrattavano il tessuto del
body. La tetta sinistra si ritrovò quasi strizzata nella mano di Tommy.
Era quasi arrivata all’orgasmo: “Dio…che voglio che ho di scopare…”
“Allora…andiamo in macchina? Lo sai che è bella comoda…” Andrea si
girò lentamente verso di lui. I loro visi si sfioravano: “Beh…ti sei
tanto impegnato…mmm…un premio di…consolazione…te lo meriti…”
il suo ventre tremava per gli spasmi. L’orgasmo la stava prendendo. Le
loro bocche erano a pochi millimetri, potevano entrare in contatto in
qualsiasi momento. Ma il lato deliziosamente sadico di Andrea ebbe la
meglio, non voleva dargli tutto subito, voleva farlo sudare: “Ma non
stasera…” disse lei staccandosi di netto da lui, che la guardava
stupito.
“E quando?! Mi hai fatto venire un cazzo duro come il marmo!”
“Tra poco andiamo a casa. Fatti una sega pensandomi come hai fatto
l’altra sera quando me l’hai leccata.” Gli fece l’occhiolino. Lo
conosceva bene e sapeva che dopo quell’esperienza, lui si era attaccato a
quell’immagine nella sua testa e si era masturbato fino a venire
copiosamente. Il suo sguardo confermò la sua tesi.
“Senti…tra una settimana andiamo a casa tua in montagna…potrebbe succedere di tutto, no?”